Berlino: nuove restrizioni per le manifestazioni, vietato mimare atti di violenza
Negli ultimi anni, a Berlino, le proteste e manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese e contro la distruzione di Gaza e le minacce ai territori circostanti, ma anche contro i maltrattamenti, le torture e le uccisioni dei prigionieri palestinesi detenuti in Israele non si sono mai arrestate. Non di rado, tali manifestazioni hanno visto una risposta durissima della polizia di Berlino, con un crescente numero di divieti, da quello di usare altre lingue oltre all’inglese o al tedesco per gli slogan al divieto di utilizzare specifiche formulazioni e rivendicazioni, scritte o parole. In numerosissime occasioni, i manifestanti hanno anche lamentato un uso spropositato della violenza da parte degli agenti, accusati di aver aggredito, picchiato e addirittura provocato fratture a manifestanti non violenti. Ai divieti che riguardano in modo specifico solo le manifestazioni per la Palestina a Berlino se né aggiunto di recente un altro: è ora vietato inscenare finti atti di violenza a scopo simbolico. Il motivo è una manifestazione svoltasi mercoledì scorso ad Alexanderplatz, nella quale è stata “mimata” un’esecuzione di prigionieri palestinesi.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
Quattro uomini in tute bianche protettive si sono posizionati sotto la ricostruzione di una forca ricostruita, con le teste coperte come avviene per i condannati a morte, davanti a quattro cappi che pendevano dal finto patibolo. Un video dell’accaduto, girato e pubblicato da un giornalista della Berliner Zeitung, è diventato virale.
Lo scopo di questa azione era, evidentemente, protestare contro la legge approvata alla fine di marzo dalla Knesset (il parlamento israeliano), che introduce la pena di morte esclusivamente per i palestinesi residenti in Cisgiordania e nei Territori Palestinesi Occupati che siano condannati per terrorismo ai danni di cittadini israeliani. Il provvedimento, presentato dal governo come misura di sicurezza, ha generato reazioni critiche a livello internazionale, tra cui quelle di Amnesty International, ed è stato oggetto di ricorsi alla Corte Suprema israeliana.
Le nuove restrizioni per le manifestazioni a Berlino
A seguito delle critiche suscitate dall’azione, che è stata puramente allegorica, completamente pacifica e durante la quale non si è verificato nessun atto di violenza reale, la polizia di Berlino e l’amministrazione interna hanno rivisto le condizioni applicabili agli assembramenti pubblici nella capitale. L’autorità competente in materia di manifestazioni ha inasprito le proprie disposizioni: d’ora in poi è espressamente vietato inscenare atti di omicidio o scene di violenza durante le manifestazioni. Parallelamente, non è più consentito introdurre oggetti utilizzabili per rappresentare episodi di violenza, né legare o immobilizzare persone in qualsiasi forma (anche, come in questo caso, per finta).
Il portavoce della polizia Florian Nath, interpellato dalla Berliner Zeitung, ha definito il provvedimento “un adeguamento rapido e flessibile, che tiene conto in modo proporzionato delle mutate condizioni relative alle manifestazioni, se necessario”.
La messa in scena dell’esecuzione non ha comportato l’apertura di indagini e, quindi, gli organizzatori della manifestazione di mercoledì scorso non rischiano alcuna conseguenza penale. Le nuove misure, tuttavia, modificano in modo sostanziale il quadro operativo per il futuro: qualora in successive manifestazioni si dovessero verificare rappresentazioni di violenza, le forze dell’ordine avranno la facoltà di intervenire per impedirle e, nei casi più gravi, di sciogliere l’assemblea.




