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Intervista a Francesca Albanese – “Mi fido di chi alza testa e pacificamente dice: Io non ci sto”

Nella hall di un hotel di Mitte, a poca distanza dal “Babylon”, in cui era prevista la proiezione di “Disunited nations” di Christophe Cotteret,  Lucia Conti e  Angela Fiore  hanno intervistato  Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. Albanese era presente a Berlino proprio per partecipare alla proiezione del documentario e al successivo dibattito e già alla notizia della sua partecipazione, annunciata almeno un mese prima,  si era registrata in città una certa tensione politica. Intanto, di fronte al cinema, manifestavano sia un gruppo di supporter pro-pal, sia alcuni sostenitori dello Stato di Israele. Francesca Albanese ha parlato con Conti e Fiore della questione palestinese, di Israele, dell’Iran, degli Stati Uniti, ma anche della Germania e del modo in cui affronta la questione. Nel video qui sotto, realizzato da  Kreativerhof e GbR camera, con le luci di  Javier Moya,  potete trovare l’intervista integrale.

È pacifico che l’attuale conflitto in Iran e la conseguente complessità del quadro geopolitico internazionale stiano in parte distogliendo l’attenzione dei media dalla questione palestinese. A Francesca Albanese, che ha aggiornato il suo rapporto “Tortura e genocidio” a marzo 2026  davanti al Consiglio dei diritti umani, abbiamo chiesto quale sia al momento la situazione nei territori occupati, in Cisgiordania e in generale come stia vivendo la popolazione.

Intervista a Francesca Albanese: “75.000 morti e 22.000 bambini, una cifra raccapricciante!”

A questo proposito Albanese ha ribadito che l’attenzione su una “violenza feroce che ha ucciso 75.000 persone e 22.000 bambini, una cifra raccapricciante” si era spenta già quando era stato imposto il cessate il fuoco. “Anche la Germania, Germania, che aveva cessato di trasferire armi a Israele ha ripreso i suoi traffici nel novembre del 2025, ma non è cessato un bel nulla perché il genocidio continua sotto altre spoglie ha precisato la relatrice speciale, spiegando che”non entrano aiuti, c’è ancora l’occupazione, stanno distruggendo tutto con l’obiettivo di mandare via la popolazione e nel frattempo la si affama e la si umilia”, mentre “latortura è diventata una politica dello Stato” ha precisato che ”l’unico caso di tortura di cui si è discusso in Israele, e che è stato video-documentato, ha portato al licenziamento e agli arresti della persona che ha fatto circolare il video di una violenza sessuale di gruppo a mezzo di un coltello” e che e coloro che hanno commesso questo crimine efferato “sono a piede libero” e “sono decadute anche le accuse” a loro carico.

“Quanto accade in Iran come distrazione dagli Epstein files”

A proposito delle ultime vicende che hanno visto Stati Uniti e Israele avviare un’offensiva congiunta contro Teheran, Albanese aggiunge che “L’aggressione contro l’Iran, e dire che c’è stata un’aggressione non significa assolutamente giustificare il regime dei mullah e degli ayatollah, ha fatto spostare l’attenzione, per quanto riguarda Israele, dai piani di colonizzazione della Palestina storica, e per quanto riguarda gli USA dagli Epstein files, che sono uno squarcio sull’abominio dell’orgia del potere e non se ne parla, come non si parla del genocidio, così come non si parla di ciò che sta succedendo in Medio Oriente a causa dei governi occidentali.

Il Board of Peace di Trump come attacco sistemico alle Nazioni Unite

In tutto questo il Board of Peace di Donald Trump sembrerebbe porsi, di fatto, come un’alternativa all’ONU, mentre Washington ha emesso sanzioni senza precedenti sia contro la stessa Francesca Albanese che contro i giudici della Corte Penale Internazionale che hanno spiccato un mandato d’arresto, per crimini di guerra e contro l’umanità, nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della difesa israeliano Yoav Gallant. Alla domanda se tutto questo, da parte degli Stati Uniti, si possa configurare come un attacco sistemico alle Nazioni Unite, Francesca Albanese ha risposto: “Assolutamente sì” e ha poi aggiunto che“Israele non è l’unico membro delle Nazioni Unite ad aver violato il diritto internazionale, perché lo hanno fatto anche gli USA”.

Hamas come sintomo di un’oppressione che genera violenza

A proposito di quanto accaduto a Gaza, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha ribadito che “negli ultimi tre anni Israele è riuscito a far passare per legittima difesa una guerra contro un popolo indifeso che tiene sotto occupazione” e aggiunto che “di sicuro Hamas rappresenta un problema per la sicurezza, ma è un sintomo di un’occupazione militare che va avanti da quasi sessant’anni e purtroppo la violenza dell’oppressione genera violenza in risposta”.

Lo scopo del Board of Peace è sostituire il Consiglio di sicurezza

Tornando sull’argomento dell’attacco costantemente esercitato nei confronti delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha rilevato come sia difficilissimo occuparsi della causa palestinese senza subire conseguenze. “Certo, il mio caso è eclatante, sono stata insultata, vilipesa, nonostante io abbia un mandato tecnico allo scopo di documentare violazioni di diritto internazionale e fare raccomandazioni affinché quelle violazioni vengano risolte”.  

Albanese ricorda che“anche il Segretario Generale è stato accusato di antisemitismo e di fomentare il terrorismo” e per tutte queste ragioni, tornando a parlare del cosiddetto Board of Peace o Consiglio di pace di Trump, lo ha definito il cosiddetto “nail in the coffin” (chiodo nella bara ndr), come si dice in inglese, e cioè “l’ennesimo atto che mira a debellare e seppellire il sistema multilaterale così come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi, per arrivare sostituire il Consiglio di sicurezza, svilendone la missione”.

La delusione causata dalla Germania: “Pensavo fossero più maturi, nel fare i conti col passato”

Era infine inevitabile chiedere a Francesca Albanese un giudizio sul comportamento della Germania in rapporto alla questione palestinese, anche considerando il fatto che abbia richiesto, insieme a Francia e Italia, addirittura le sue dimissioni da relatrice speciale ONU. In questo senso Albanese si è detta profondamente “sorpresa, delusa e scioccata” dal contegno adottato da Berlino negli ultimi tre anni.

Ero incantata dal modo in cui la Germania si era risollevata dalla seconda guerra mondiale e ho sempre pensato che fosse un Paese più maturo del nostro, nel fare i conti con il passato, e invece no” ha spiegato Albanese. Ha poi fatto una precisazione, parlando, in qualche modo, di due Germanie. Una è la “Germania delle istituzioni”, che Albanese giudica “talmente pro Israele da risultare scioccante”, per il modo in cui “danno un appoggio incondizionato a uno Stato che oggi è davanti alla Corte Penale internazionale, a mezzo di due dei suoi leader, tra cui il primo ministro, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e davanti alla Corte di giustizia per genocidio”.

Ha menzionato però anche una “Germania della gente comune” e lì il discorso cambia. La relatrice speciale ha parlato, a questo proposito, di un “sentimento misto”, e di “tanta gente silenziosa che ha paura di parlare” perché teme di essere accusata a torto di antisemitismo. “E fa male” ha ribadito, “lo so in prima persona, porto le cicatrici di quello che significa stare dalla parte dei più deboli oggi ed essere un difensore dei diritti umani”.Se però prendere posizione spesso significa assumersi tanti rischi, Albanese ritiene tuttavia che proprio questo sia “l’insegnamento della seconda guerra mondiale e di tutti i crimini che sono stati commessi”.

“Io mi fido di chi alza la testa e pacificamente dice: io non ci sto”

La Germania continua a violare il diritto internazionale. Si innervosiscono con me, ma dovrebbero pensare a cosa stanno facendo” ha ribadito Albanese, parlando però anche di chi, per le strade e nelle piazze, protesta. “C’è gente che resiste, che si è presa bastonate, a cui hanno spaccato i denti, la tesa e le spalle” ha spiegato, aggiungendo che normalmente queste persone non denunciano perché non hanno fiducia nel sistema. “Ma che tristezza, dei giovani che non si fidano dello Stato” ha commentato Albanese.

“Questa è la Germania di oggi, mi dispiace tantissimo, ma io mi fido della gente che alza la testa e che pacificamente dice: io non ci sto, io voglio un sistema che rispetti i diritti umani per tutti, che siano ebrei, cristiani, musulmani, o che non siano di nessuna religione, che siano scuri di pelle o bianchi come la carta”.

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