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A rischio oltre 200 progetti sulla democrazia: perché la Germania ha sospeso i finanziamenti?

Fin dalla nascita della moderna Germania federale, i governi tedeschi dedicano moltissima attenzione ed energie a progetti pensati per promuovere il valore della democrazia, a tutti i livelli della società. E, d’altra parte, come potrebbe essere altrimenti, in un Paese che, nel suo complesso, ha conosciuto due dittature di segno opposto nell’arco di meno di un secolo? Anche per questo ha fatto scalpore la decisione della Ministra della Famiglia Karin Prien (CDU) di demolire (difficile utilizzare un termine diverso per la “ristrutturazione” proposta dalla ministra) il più longevo e celebre di questi progetti, “Demokratie leben“, che per il 2026 ha un budget di ben 190 milioni di Euro. Senza questi finanziamenti, c’è il rischio che moltissime associazioni di promozione della democrazia non riescano a portare avanti il proprio lavoro.

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A beneficiarne sono state finora realtà molto diverse tra loro: organizzazioni di piccole dimensioni impegnate a favore delle persone queer, fondazioni di rilevanza nazionale come la Fondazione Amadeu Antonio e la Fondazione Konrad Adenauer (che è vicina alla CDU), il Consiglio centrale degli ebrei in Germania, la no-profit HateAid, il centro Anna Frank e numerosi progetti a livello comunale sostenuti da sindaci locali.

Prien ha ora annunciato che i finanziamenti in corso scadranno entro la fine dell’anno, con anticipo rispetto alla pianificazione originaria, con un impatto potenzialmente fatale sul budget di circa 200 progetti. L’esecutivo precedente, guidato dall’allora ministra dei Verdi Lisa Paus, aveva garantito finanziamenti pluriennali: per molti di questi enti l’annuncio di Prien si traduce in un’improvvisa incertezza sul proprio futuro.

Le ragioni della riorganizzazione

Prien ha specificato che non ha intenzione di cancellare del tutto il programma “Demokratie Leben”, che definisce “uno strumento centrale della democrazia forte”, ma di puntare piuttosto a una revisione strutturale. Interpellata dallo studio ARD di Berlino, ha motivato la scelta con tre rilievi critici: gli obiettivi e gli strumenti sarebbero stati “in parte troppo vaghi”, le sfide sociali emergenti e lo spazio digitale avrebbero ricevuto attenzione insufficiente, e il rapporto tra risorse impiegate e risultati ottenuti non sarebbe sempre stato adeguato. In un’intervista al quotidiano taz, Prien ha aggiunto che i progetti finanziati erano “troppo orientati verso l’ambiente liberale di sinistra” e ha precisato di non considerare la diversità un obiettivo meritevole di sostegno da parte dello Stato. Il programma riformato dovrà includere scuole e associazioni sportive, con una maggiore attenzione alle competenze digitali e mediatiche, in risposta a fenomeni come la disinformazione, le teorie del complotto e la radicalizzazione online. Le modalità concrete di questa transizione restano ancora da definire.

Entro l’estate il Ministero della Famiglia intende elaborare nuove linee guida per i finanziamenti. Tutti i progetti potranno presentare una nuova domanda, ma sulla base di criteri ancora da stabilire. Anja Weisgerber, vicepresidente del gruppo parlamentare dell’Unione, ha precisato che tra i nuovi requisiti figurerebbe il rispetto della Costituzione da parte dei promotori, aggiungendo che l’obiettivo è escludere dal finanziamento gli estremisti, tanto di destra quanto di sinistra.

“Demokratie Leben” e le proteste contro la destra

Per capire in che modo la CDU possa trovare controverso il progetto “Demokratie Leben”, bisogna fare un passo indietro. Nel gennaio 2025 l’Unione aveva votato al Bundestag in modo congiunto ad AfD, suscitando proteste di piazza in tutta la Germania, comprese manifestazioni davanti alla sede centrale della CDU. Il gruppo parlamentare dell’Unione aveva in seguito presentato 551 interrogazioni al governo federale sul finanziamento delle organizzazioni no-profit, molte delle quali avevano invitato i propri sostenitori a partecipare alle manifestazioni contro l’estrema destra. L’accusa mossa dall’Unione era che i fondi statali canalizzati attraverso “Demokratie leben” avrebbero contribuito indirettamente a finanziare quelle stesse proteste. Di quel periodo restano famosi gli strali lanciati da Friedrich Merz contro organizzazioni dell’ambito della sinistra, che l’attuale cancelliere accusava velatamente di estremismo, fra cui le celeberrime “Omas Gegen Rechts“, ovvero le “Nonne Contro la Destra”. 

AfD ha nel frattempo chiesto al Bundestag l’abolizione integrale del programma, ma l’Unione non sembra interessata ad arrivare a tanto. La deputata dei Verdi Misbah Khan ha comunque dichiarato di ravvisare nella riforma una “motivazione politica”, leggendovi la traccia di un’agenda orientata a colpire chi si batte contro il razzismo e l’antisemitismo. Secondo Khan, la CDU “sta cadendo nello stesso schema” degli attori dell’estrema destra, che da anni contestano i progetti democratici. Anja Weisgerber, vice presidente del gruppo parlamentare dell’Unione, ha respinto questa lettura: proprio perché la destra radicale chiede lo smantellamento del programma, la risposta dell’Unione non può essere la sua eliminazione, ma una sua revisione.

Critiche alla riforma sono arrivate da moltissimi fronti, sia in Germania che all’estero. Anche dall’SPD, partner di coalizione della CDU, si levano voci fortemente critiche: la deputata Saskia Esken ha definito un errore mettere a rischio il sostegno a organizzazioni che si occupano di combattere l’odio.

Quali progetti sulla democrazia sono a rischio sospensione, da HateAid al Centro Anne Frank

Tra le organizzazioni in bilico figura appunto HateAid, che assiste le vittime di violenza digitale. La no-profit ha dichiarato che senza i fondi del Ministero della Famiglia potrebbe erogare consulenza soltanto alla metà delle persone che attualmente si rivolgono a essa, specialmente in un momento di forte aumento delle richieste, anche a seguito del caso Collien Fernandes, legato alla diffusione di video deepfake pornografici. La cofondatrice Anna-Lena von Hodenberg dichiara di comprendere la necessità di verificare come vengano spesi i fondi pubblici, ma sottolinea che HateAid, in assenza di strutture statali dedicate, svolge di fatto un compito che spetterebbe agli enti pubblici e che quindi riempie un vuoto nella protezione che lo Stato dovrebbe estendere ai cittadini.

Analoghe preoccupazioni vengono dal Centro didattico Anne Frank di Berlino. La direttrice Veronika Nahm ha reso noto che, secondo i piani attuali del ministero, il finanziamento della rete di cooperazione contro l’antisemitismo non proseguirà oltre il 2027. Si tratta di un consorzio avviato nel 2025 con una programmazione originaria di otto anni, che coinvolge anche il Centro di formazione Anne Frank, l’Associazione federale dei centri RIAS, il centro KOAS, l’Iniziativa di Kreuzberg contro l’antisemitismo e il Consiglio centrale degli ebrei. La direttrice Deborah Schnabel ha sottolineato che l’interruzione dei finanziamenti mette a rischio la lotta all’antisemitismo in generale.

La risposta della società civile

All’inizio di aprile 2026, circa 1.000 organizzazioni e personalità hanno indirizzato a Prien una lettera aperta chiedendo di rinunciare alla riorganizzazione nel corso dell’attuale periodo di finanziamento. Tra i firmatari figurano esponenti di Greenpeace, della Federazione tedesca per l’ambiente BUND, dell’Associazione Bildungsstätte Anne Frank, della Fondazione contro il razzismo e di Amnesty International.

La lettera segnala un aumento degli episodi di estremismo nelle scuole, minacce a politici locali e una crescente radicalizzazione online, e mette in guardia contro il rischio di smantellare competenze accumulate in anni di lavoro sul campo. I firmatari rilevano che il processo di valutazione dell’efficacia del programma, previsto dal contratto di coalizione, non è ancora stato completato, e che annunciare una riforma radicale prima della sua conclusione contraddirebbe i principi di trasparenza e affidabilità nei confronti degli operatori del settore. Ricostruire le strutture della società civile, una volta indebolite, richiederebbe anni.

Prien ha difeso le modifiche previste anche davanti al Bundestag, ribadendo che la promozione della democrazia proseguirà, ma in una forma diversa, e che anche l’estremismo di destra rappresenta per lei il pericolo principale per la democrazia, insieme, tuttavia, a un antisemitismo in crescita, a un radicalismo di sinistra e a forme di misantropia di gruppo che non andrebbero ignorate.

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