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Pistorius: “Germania pronta a intervenire nello Stretto di Hormuz”

In questo momento, l’attenzione di tutto il mondo è concentrata sullo Stretto di Hormuz, il cui accesso è stato bloccato prima dall’Iran in risposta all’attacco di Israele e Stati Uniti e poi ri-bloccato dagli USA, per impedire che l’Iran potesse, come aveva deciso di fare, consentire il transito alle navi dei Paesi che non hanno supportato e non supportano i due Paesi aggressori. Naturalmente, a rendere strategico lo Stretto è il fatto che da qui passa circa il 20% dei combustibili del mondo. Una questione di primo piano per le principali forze europee, fra le quali la Germania, è la disponibilità o meno a partecipare a un’azione militare nello Stretto di Hormuz ed eventualmente a quali condizioni. Dopo aver  categoricamente escluso un intervento a supporto dell’impresa bellica di Israele e USA, lunedì, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius (SPD) ha confermato che il suo dicastero ha avviato una pianificazione concreta per un’eventuale partecipazione della marina tedesca a una missione navale di sicurezza nell’area, subordinandola però a condizioni precise che, al momento, non sussistono.

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Pistorius: “La Germania interverrà nello stretto di Hormuz solo con un cessate il fuoco duraturo”

Il rischio per la navigazione nello Stretto rimane “incalcolabile”, secondo Pistorius e nessuna tregua duratura è al momento in vigore: il cessate il fuoco sta ufficialmente per finire e non è ancora chiaro cosa succederà dopo. Il ministro ha affermato che qualora si arrivasse a un cessate il fuoco duraturo e stabile, la Germania sarebbe “perfettamente in grado e anche pronta a svolgere un ruolo importante in quella zona”, specialmente impegnandosi nelle operazioni di sminamento delle acque.

La posizione ricalca quella espressa dal cancelliere Friedrich Merz (CDU), che nei giorni scorsi aveva offerto la partecipazione della  Bundeswehr a determinate condizioni. Pistorius ha ribadito anche che, prima di poter considerare qualsiasi intervento delle navi tedesche nello stretto, occorrerà verificare la presenza di una base giuridica internazionale solida e, in ultima analisi, sarà necessario un mandato del Bundestag. In sostanza, la disponibilità della Germania a intervenire con le proprie navi nello Stretto di Hormuz è teoricamente garantita, ma le condizioni perché possa tradursi in pratica sono ancora piuttosto lontane.

Al Ministero della Difesa, tuttavia, i lavori preparatori sarebbero già partiti. “Stiamo pianificando, stiamo valutando tutte le opzioni, anche in vista di possibili partner e di come potrebbe essere strutturata un’operazione di questo tipo”, ha dichiarato Pistorius. Le riflessioni riguardano in particolare la dimensione strategica: da quali fonti attingere le capacità necessarie, con quali alleati coordinarsi.

La marina tedesca è ridotta all’osso

Un elemento pesa sul ragionamento tedesco più di altri. “Abbiamo la marina più piccola nella storia della Germania”, ha riconosciuto Pistorius, aggiungendo che ogni mezzo può essere impiegato una sola volta e che le scelte vanno operate con “grande consapevolezza e stabilendo le giuste priorità”. Da questo vincolo discende la centralità della cooperazione multilaterale: proteggere dagli attacchi le navi impegnate nello sminamento richiede capacità che la Germania, da sola, non possiede.

A Parigi, gli esponenti di diversi governi europei si sono riuniti per discutere della sicurezza dello Stretto, ma in assenza di una tregua stabile il risultato della conferenza resta, per ora, una dichiarazione d’intenti.

Il governo tedesco è ancora disposto a collaborare con gli USA

In un momento del conflitto in cui diversi storici alleati stanno voltando le spalle agli Stati Uniti di Trump, Pistorius si è espresso a favore di un coinvolgimento diretto degli USA nel processo di messa in sicurezza dello Stretto. “Gli americani hanno la migliore visione d’insieme della situazione nella regione. Abbiamo bisogno in particolare di queste informazioni.” Sul piano politico, escluderli da un’eventuale alleanza per la sicurezza dello Stretto sarebbe, a suo avviso, un errore: “Sono quelli che, insieme agli israeliani, stanno conducendo questa guerra, e per questo sono quelli con cui dobbiamo operare insieme quando si tratta delle conseguenze.”

Gli effetti sull’economia

La chiusura dello Stretto di produce anche in Germania gli stessi effetti tangibili che si stanno verificando nel resto del mondo. I prezzi del carburante hanno subito aumenti significativi e gli esperti segnalano il rischio di una prossima scarsità di cherosene. Il leader della CSU nonché ministro presidente della Baviera Markus Söder ha tradotto queste preoccupazioni in una richiesta esplicita: “Dobbiamo fare in modo che questa guerra finisca ora o almeno che si svolga in modo tale da garantirci, alla fine, materie prime sufficienti. L’alternativa non può essere quella di dire: non voliamo e non guidiamo più.”

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