Crisi energetica in Germania: il Ministro delle Finanze non esclude nuovi interventi
In Germania, né il governo né l’opinione pubblica hanno neppure lontanamente suggerito che le misure prese contro il caro-carburanti e la nuova crisi energetica possano essere sufficienti a tutelare la popolazione, qualora la guerra in Iran si prolungasse. Dalla conferenza stampa che ha seguito la quarta riunione della task force congiunta di Unione ed SPD è emerso un quadro preoccupante: la pressione sui prezzi energetici non accenna a rientrare e non c’è un vero piano per evitare che a pagarne le conseguenze sia la popolazione nel suo complesso. Il vicecapogruppo dell’Unione Sepp Müller ha allargato il perimetro della discussione ben oltre il carburante per il trasporto ordinario.
La carenza di cherosene e la dipendenza dall’elio, elemento cruciale nella produzione di semiconduttori, figurano tra i rischi che, secondo Müller, nessuno sta ancora affrontando apertamente e che potrebbero generare conseguenze disastrose. Se i principali produttori mondiali di chip dovessero segnalare l’interruzione della produzione nel giro di sei settimane e mezzo a causa della mancanza di elio, per esempio, le ricadute nel terzo e quarto trimestre investirebbero in modo drammatico settori come l’automotive.
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Il Ministro delle Finanze non esclude nuovi interventi contro la crisi energetica in Germania, ma le critiche arrivano anche dalla maggioranza
Il vicecancelliere e Ministro delle Finanze Lars Klingbeil (SPD) ha riconosciuto che le conseguenze del conflitto in Iran peseranno ulteriormente sull’economia tedesca. In caso di prolungamento della crisi, ha lasciato aperta la strada a misure aggiuntive. Quanto al pacchetto già approvato, Klingbeil ha difeso l’impianto complessivo, pur registrando resistenze nel mondo imprenditoriale: il premio di 1.000 euro esente da imposte e contributi ha ricevuto un’accoglienza tiepida, anche perché gli oneri connessi sono rimasti a carico dei datori di lavoro.
Intervenendo alla Giornata delle piccole e medie imprese, il presidente bavarese e leader della Markus Söder ha però espresso una posizione critica rispetto al pacchetto di sgravi adottato dal governo. Le misure approvate, dichiara, sarebbero insufficienti rispetto alla scala dei problemi: il contesto internazionale richiederebbe, a suo avviso, un innalzamento sostanziale della competitività e una riduzione decisa dei costi accessori del lavoro.
Dall’interno della stessa coalizione arriva una critica leggermente diversa. Manuela Schwesig (SPD), ministra presidente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ha individuato nel cancelliere e nella ministra dell’Economia Katherina Reiche (CDU) i responsabili di una risposta tardiva. I ritardi accumulati avrebbero eroso la fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di agire con prontezza, mentre i problemi economici hanno nel frattempo assunto dimensioni più gravi.
Reiche è stata chiamata a riferire davanti alla commissione per l’Economia e l’Energia del Bundestag. Nei giorni precedenti aveva suscitato polemiche opponendosi pubblicamente alle proposte di sgravio fiscale avanzate dall’SPD. In commissione ha scelto il silenzio davanti alle telecamere, senza rilasciare dichiarazioni. Il deputato Michael Kellner (Verdi) ha giudicato insufficienti le risposte fornite, rilevando l’assenza di qualsiasi disponibilità a confrontarsi con le compagnie petrolifere e a esigere da loro una collaborazione in materia di prezzi.




