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L’associazione ebraica pro Gaza vince in tribunale: sospesa la classificazione di “estremista”

Qualcuno ricorderà che diversi mesi fa, in  Germania, aveva fatto scalpore la notizia che l’ Ufficio per la protezione della Costituzione avesse scelto di classificare come estremista un’associazione ebraica, accusandola di idee antisemite. L’associazione in questione era la “Jüdische Stimme für gerechten Frieden in Nahost – EJJP e.V. Deutschland” (“Voce ebraica per una pace giusta in Medio Oriente”), che si è espressa più volte in solidarietà con la popolazione civile palestinese e contro i massacri di Gaza e si adopera per spingere il governo tedesco a supportare la “l’istituzione di uno Stato palestinese vitale e sovrano su un territorio integrato e all’interno di confini sicuri”.

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All’inizio di questa settimana, con un procedimento d’urgenza, il Tribunale amministrativo di Berlino ha inibito all’Ufficio federale per la protezione della Costituzione l’uso della definizione “certamente estremista” riferita a “Jüdische Stimme” nel rapporto annuale del 2024. La pronuncia, comunicata ufficialmente, resta impugnabile davanti al Tribunale amministrativo superiore di  Berlino-Brandeburgo e non ha carattere definitivo.

Perché “Judische Stimme” era stata classificata come estremista?

Nel rapporto sulla protezione della Costituzione elaborato dal Ministero federale dell’Interno, “Jüdische Stimme” veniva indicata come un soggetto che minimizzerebbe o giustificherebbe atti di violenza terroristica contro lo Stato di Israele, incoraggiando in tal modo gruppi terroristici ad agire tale violenza. L’associazione, il cui statuto prevede l’impegno per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese, aveva presentato ricorso contro tale classificazione.

Le motivazioni della sentenza

Il tribunale ha riconosciuto che l’associazione negherebbe effettivamente il diritto all’esistenza di Israele e manifesterebbe, in alcune circostanze, comprensione per atti di violenza ai danni dello Stato israeliano. Tuttavia, ha rilevato l’assenza di un elemento richiesto dalla normativa vigente: la minaccia agli interessi esteri derivante dall’uso della violenza o dalla sua preparazione concreta. Parimenti, il tribunale ha escluso che sia dimostrata una propaganda attiva della violenza o di atti contrari al diritto internazionale di gravità equiparabile.

Sul punto più controverso, la pronuncia è netta: non è stato possibile accertare con sufficiente certezza la presenza di incitamenti espliciti alla violenza, né è emersa alcuna adesione ideologica ad Hamas o un supporto morale al suo operato. L’assenza di questi elementi ha determinato l’accoglimento del ricorso in via cautelare.

La posizione di “Judische Stimme”

Già nel novembre dell’anno scorso, all’indomani della pubblicazione del rapporto, ” Jüdische Stimme ” aveva rilasciato una dichiarazione pubblica in cui definiva la classificazione come un atto politico diretto contro chiunque sostenga i diritti della popolazione palestinese. L’associazione aveva annunciato contestualmente il ricorso in via giudiziaria per ottenere la cancellazione della propria menzione dal rapporto.

Nel medesimo comunicato, l’associazione collocava la vicenda in un quadro più ampio, richiamando la dottrina della cosiddetta “ragione di Stato tedesca“, che prevede il sostegno incondizionato a Israele, e sostenendo che tale orientamento giustificherebbe misure repressive anche nei confronti di soggetti e associazioni di cultura ebraica, nonostante la lotta all’antisemitismo figuri tra le priorità dichiarate delle istituzioni federali.

Il prossimo grado di giudizio

La decisione cautelare apre la strada a un ulteriore grado di giudizio. L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione potrà, se lo riterrà opportuno, impugnare il provvedimento davanti al Tribunale amministrativo superiore di Berlino-Brandeburgo. Sul merito della classificazione, il procedimento ordinario resta separato da quello d’urgenza e potrebbe condurre a un esito differente.

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