Berlinale 2026: la regista Kaouther Ben Hania rifiuta il premio per protesta
Un nuovo episodio scuote la Berlinale 2026: la regista tunisina Kaouther Ben Hania ha infatti rifiutato il premio “Most Valuable Film” durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale del Festival internazionale del cinema di Berlino.
L’autrice del film The Voice of Hind Rajab ha lasciato il trofeo nella sala della premiazione, spiegando che il riconoscimento rappresentava per lei una responsabilità, più che un motivo di gratitudine.
Berlinale 2026: Kaouther Ben Hania rifiuta il premio
La decisione è arrivata in seguito all’assegnazione, nell’ambito dello stesso evento, di un premio al generale israeliano in pensione Noam Tibon, coinvolto nel documentario canadese The Road Between Us, dedicato agli eventi del 7 ottobre 2023.
Ben Hania ha collegato il rifiuto del premio alla richiesta di giustizia per le vittime civili del conflitto, dichiarando di non voler portare il trofeo a casa finché la pace non venga perseguita come obbligo legale e morale.

“La voce di Hind Rajab”: la storia della bambina palestinese uccisa
The Voice of Hind Rajab racconta la vicenda di una bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024, mentre era intrappolata in un’auto colpita da centinaia di proiettili e che conteneva i corpi dei suoi familiari.
Il film si concentra sulla telefonata tra la piccola e i soccorritori della Mezzaluna Rossa Palestinese, usando le vere registrazioni della chiamata ed evidenziando come le operazioni di soccorso siano state differite all’inverosimile, per poi finire in tragedia. Anche l’ambulanza inviata per salvare la bambina è stata infatti crivellata di colpi.
Continuano le polemiche sulla Berlinale 2026
Intanto, più di 80 attori e registi — tra cui Tilda Swinton, Javier Bardem, Brian Cox e Mike Leigh — hanno firmato una lettera aperta indirizzata agli organizzatori del festival, chiedendo una posizione chiara sulla guerra a Gaza e il riconoscimento del diritto alla vita dei civili palestinesi.
La lettera critica anche il presidente di giuria Wim Wenders, che aveva in qualche modo operato una distinzione tra cinema e politica in conferenza stampa.




