“Terrorgram” è una rete online online di propaganda violenta, organizzata principalmente su Telegram, in cui adolescenti e persino bambini condividono contenuti violenti e fantasie terroristiche. Un recente studio, riportato dal Tagesspiegel, è la prima analisi criminologica globale a mappare l’intera scena.
La scena “Terrorgram”: la ricerca di polizia e procura
La ricerca, condotta dalla polizia criminale (LKA) del Baden-Württemberg insieme alle procure generali di Stoccarda e Monaco, ha analizzato trentasette casi provenienti da tutta la Germania. I partecipanti hanno in media poco più di 16 anni, a volte neanche 14, sono maschi e presentano disturbi psicologici o comportamenti anomali, come spiegato da Daniel Köhler del Centro competenze contro l’estremismo.
Secondo lo studio, inoltre, su “Terrorgram” si muoverebbero centinaia di neonazisti tedeschi, che farebbero propaganda ideologica attiva.
Radicalizzazioni lampo e isolamento sociale
Thomas Strobl, ministro degli interni del Baden-Württemberg (CDU), parla di “radicalizzazioni lampo” che in molti casi durano meno di un anno. La maggior parte dei ragazzi coinvolti vivrebbe in isolamento sociale, trascurata dalla famiglia e senza amici o hobby. “Circa la metà dei giovani non ha contatti sociali significativi e passa quasi tutto il tempo nel mondo virtuale”, afferma Köhler.
Molti adolescenti si sentirebbero inoltre discriminati o esclusi nel loro contesto sociale di riferimento e canalizzerebbero la loro rabbia contro la società nelle chat, dove troverebbero una “comunità” da cui sentirsi accolti e compresi. Questa rete, però, è dominata da fantasie violente, che vanno dalla glorificazione del terrorismo a forme di incitamento all’odio contro minoranze, istituzioni statali o avversari politici. Ci sarebbe addirittura una fanbase di attentatori, che ammirerebbe apertamente chi ha commesso stragi come Anders Breivik, che nel 2011 ha ucciso 77 persone sull’isola di Utoya, a Oslo.
Dalla teoria alla pratica: la pianificazione degli attacchi
“Terrorgram” non contiene soltanto fantasie, purtroppo. I materiali raccolti dallo studio mostrano infatti un livello avanzato di pianificazione di reati. Alcuni documenti digitali contengono ad esempio rappresentazioni dettagliate di violenze e persino classi scolastiche ricostruite al computer.
“I ragazzi sanno quando agire, da dove ottenere la migliore visuale e dove possono nascondersi eventuali vittime”, spiega Köhler. Una prospettiva agghiacciante su fantasie che contemplano non solo violenza estrema e la distruzione della società, ma anche l’ambizione di cominciare a parlarne in termini più concreti.




