Parlamento, negati pass di accesso a collaboratori di AfD: alcuni estremisti o condannati
A sette collaboratori parlamentari di AfD sono stati negati i pass per entrare in Parlamento nel corso dell’attuale legislatura. A prendere questa decisione è stata l’amministrazione del Bundestag. In altri due casi è stato negato l’accesso ai sistemi informatici.
La vicenda, confermata dal gruppo parlamentare di Alternativa per la Germania, ha aperto un confronto politico sui temi della sicurezza, delle normative vigenti e dell’utilizzo di fondi pubblici.
Sette collaboratori di AfD rifiuto dei pass d’accesso
L’informazione è stata resa nota dallo Spiegel, anche se l’amministrazione del Bundestag non ha rilasciato dichiarazioni di dettaglio sui singoli casi.
Accanto ai pass d’accesso fisico, l’amministrazione ha bloccato anche l’uso dei sistemi IT parlamentari in due ulteriori situazioni. Si tratta di misure separate, ma riconducibili allo stesso ambito di controlli preventivi.
Sempre secondo quanto riportato dallo Spiegel, alcune delle persone escluse sarebbero estremisti di destra o risulterebbero condannate per aver commesso reati. Altri collaboratori avrebbero attirato l’attenzione per contatti considerati particolarmente stretti con la Russia.
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Il gruppo parlamentare dell’AfD ha confermato l’esistenza dei provvedimenti, senza però fornire informazioni sulle accuse specifiche.
Collaboratori esclusi ma ancora retribuiti: la polemica
Nonostante i pass negati ai collaboratori AfD per motivi di sicurezza, le persone coinvolte continuano a essere retribuite con fondi pubblici. Possono infatti proseguire l’attività lavorativa al servizio dei deputati di riferimento, pur non potendo accedere agli edifici del Parlamento.
Questa situazione ha spinto la presidente del Bundestag, Julia Klöckner (CDU), a intervenire pubblicamente. “Nessun accesso per gravi preoccupazioni di sicurezza, ma allo stesso tempo un contratto di lavoro al Bundestag presso un deputato, pagato con denaro pubblico: è una contraddizione per me inspiegabile” ha dichiarato Klöckner allo Spiegel. In una lettera inviata ai gruppi parlamentari, inoltre, la presidente del Parlamento ha parlato della possibilità di colmare una “lacuna normativa” che renderebbe possibile, al momento, la prosecuzione di simili collaborazioni.
Le reazioni dei partiti. Applaudono i Verdi, AfD attacca
La proposta della presidente del Bundestag ha raccolto consensi e critiche. I Verdi hanno pienamente appoggiato Klöckner e il vicepresidente del gruppo parlamentare, Konstantin von Notz, ha dichiarato al Redaktionsnetzwerk Deutschland che è perfettamente giusto che “a coloro che, consapevolmente e deliberatamente lavorano alla demolizione della nostra democrazia parlamentare, non vengano messi a disposizione anche fondi pubblici”. Il gruppo si è detto disponibile a discutere un miglioramento della legge sui deputati.
Protesta invece AfD. Parlando con il Tagesschau, il partito ha definito la proposta di Julia Klöckner un pesante “intervento nel libero mandato” dei parlamentari. Il capogruppo Bernd Baumann ha inoltre contestato il ricorso alle informazioni dell’Ufficio per la protezione della Costituzione, definendolo un’“autorità di imbrattamento”, che agirebbe su mandato dei ministri dell’Interno di SPD e CDU. Questi, secondo Baumann, si avvarrebbero quindi di quello che ha definito uno “pseudo-servizio di protezione della Costituzione”.




