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RÈTINA (before the brain): a Berlino una mostra e un evento per esplorare i meccanismi della percezione

Presso dr.julius art projects, in Leberstr. 60 a Berlino si sviluppa un percorso espositivo che considera la fotografia non come semplice strumento di rappresentazione, ma quale mezzo per interrogare i meccanismi stessi della percezione visiva. RÈTINA (before the brain) presenta dieci immagini in bianco e nero di Carlo Battisti, accompagnate da un’edizione leporello assemblata manualmente. L’allestimento riflette una ricerca che anticipa il livello abituale di percezione, collocandosi in uno stadio preliminare rispetto all’elaborazione cerebrale delle immagini.

Il 24 gennaio alle ore 16:00, Antoanetta Marinov presenta Womb – Im Hinterkopf, intervento concettuale che dialoga con la serie di Battisti.

RÈTINA: il lavoro di Carlo Battisti

Battisti realizza le stampe mediante procedimento analogico che impiega Harman Direct Positive Paper. Questo materiale fotosensibile alla gelatina ai sali d’argento genera direttamente un’immagine positiva, eliminando la fase del negativo. La carta viene inserita nel portapellicola della fotocamera Sinar P2 con obiettivo Sironar SW 150 mm, formato 5×7 pollici. Dopo l’esposizione, lo sviluppo avviene in bacinella secondo metodi tradizionali. Le stampe su carta baritata vengono fissate su cartoncino mediante graffe d’acciaio e ogni opera costituisce un pezzo unico.

I soggetti fotografati comprendono oggetti quotidiani: Philips, Candela, Giornale, Libro, Orologio, Sacchetto di carta, Bottiglia, Maccheroni, Trofeo, Zucchero. Completano l’esposizione tre lavori aggiuntivi: La Biblioteca di Babele (edizione, 2017), La Bibliotheca die Babele (opera unica, 2019), Solo cinque brevi incise parole (2006). Materiali ulteriori sono disponibili nel backroom.

© Carlo Battisti, “RÈTINA – before the brain“

L’inversione dell’immagine tra cristallino e retina

Una bottiglia posizionata sul set poggia sulla base. Sul vetro smerigliato della fotocamera appare capovolta. Le scritte dell’etichetta risultano specchiate. Ruotando l’oggetto e appoggiandolo sul tappo, l’immagine sul vetro smerigliato mostra la bottiglia in posizione verticale standard con scritte leggibili. Il contenuto liquido, però, si colloca nel collo anziché alla base, contraddicendo la gravità.

Questa dinamica rispecchia il funzionamento dell’occhio umano. Il cristallino proietta sulla retina immagini capovolte. Il cervello opera un ribaltamento che restituisce la percezione corretta della realtà. La fotocamera replica questo meccanismo senza possedere un sistema di elaborazione equivalente. L’indagine di Battisti si concentra su questo livello: guardare e vedere, dritto e capovolto, alto e basso, destra e sinistra. Perché lo specchio inverte l’asse orizzontale ma non quello verticale?

Antoanetta Marinov

L’artista italo-bulgara, attiva a Berlino dal 2008, sviluppa percorsi semantici soggettivi attraverso reazioni alle singole fotografie esposte. L’intervento affronta questioni basilari del vedere come esperienza corporea totale e del fare arte quale pratica incarnata. Si configura come attraversamento sensibile in cui percezione, pensiero e gesto si sovrappongono.

Marinov adotta un linguaggio formale ridotto e processuale, definito “minimalismo narrativo”. Piccoli gesti, oggetti comuni, slittamenti sottili e linguaggio si combinano in strutture che coniugano chiarezza e profondità poetica. Da elementi semplici emergono questioni complesse relative ad appartenenza, identità, rituale, dono e linguaggio inteso come azione. Le opere generano spazi di pensiero poetico che considerano l’essere umano, le relazioni e il mondo nella loro complessità.

L’arte di Marinov funziona come spazio relazionale e dialogico, non come forma conclusa ma come proposta aperta. Attraverso riduzione formale crea profondità e dirige l’attenzione verso questioni del presente: appartenenza, linguaggio, origine, spazio pubblico, partecipazione sociale. L’osservazione stratificata, la ricerca perseverante e la forza espressiva raffinata caratterizzano un processo in cui qualsiasi elemento può essere incorporato. Ne risulta un incantamento del mondo generato da attenzione rispettosa e accurata anziché da evasione.

© Carlo Battisti, “RÈTINA – before the brain“

Gesti temporanei e oggetti variabili nello spazio espositivo

Womb – Im Hinterkopf comprende lavori del 2025-2026: oggetti e pensieri che emergono dalle immagini della mostra RÈTINA. Dimensioni variabili, gesti temporanei, oggetti diversi, lettura. Marinov porta con sé le opere di Battisti da quando le ha viste. Una fotografia di piccolo formato fissata nella cornice mostra, capovolta, il libro “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust. Un segnalibro pende verso l’alto dal volume chiuso. L’immagine è in bianco e nero ma il nastro appare giallo, oppure rosa, oppure beige. Emerge il ricordo di un vestito di taffettà cucito dalla madre durante l’infanzia. Verdeblu a pois. La cintura consisteva in tre strisce di stoffa: arancione, rosa, beige.

Mai osservato tanto corpo a Berlino come in questi giorni. Improvvisamente emergono cervello e cavità, utero, mani. In questo contesto sorge una domanda: quale organo ospita le immagini che altre immagini, odori, gesti, movimenti, melodie e carezze richiamano alla mente? E ancora: oltre che come specchio o lampada, in che modo funzioniamo nel mondo?

Qui la pagina web ufficiale dell’evento. L’ingresso è gratuito

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