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Germania: paziente psichiatrico ucciso dalla polizia in ospedale

Venerdì 26 dicembre, verso le quattro del pomeriggio, all’ospedale universitario di Gießen, in Assia, un paziente psichiatrico di trentatré anni è stato ucciso da due proiettili sparati dalle forze dell’ordine, nel reparto psichiatrico della struttura. L’uomo è stato colpito alla gamba e al torace.

Il paziente, secondo gli inquirenti, si trovava in “uno stato di emergenza psichica” e avrebbe brandito un taglierino contro il personale sanitario. L’arma è stata poi sequestrata dalla polizia. Gli agenti intervenuti, stando alla ricostruzione ufficiale, avrebbero intimato ripetutamente all’uomo di deporre l’arma, senza ottenere risultati. Anche l’utilizzo di un Taser si sarebbe rivelato inefficace. In una prima versione del comunicato della procura si parlava di un paio di forbici e non di un coltello, ma né in quella versione né in seguito è stato specificato come l’uomo fosse entrato in possesso di un’arma da taglio.

Il personale sanitario chiede maggiore sicurezza

Le aggressioni contro operatori sanitari, specialmente in contesti come i cosiddetti “reparti psichiatrici chiusi” (quelli nei quali si svolgono i ricoveri coatti). Medici, infermieri, personale di soccorso riferiscono con frequenza episodi di violenza verbale e fisica da parte di pazienti o loro congiunti.

In diverse cliniche dell’Assia sono state introdotte alcune contromisure, che vanno dalle modifiche strutturali agli edifici ai dispositivi tecnici di allerta alla collaborazione diretta con le forze dell’ordine locali. Al policlinico universitario di Gießen e Marburg, per esempio, si organizzano corsi specifici sulla deescalation e alcuni reparti dispongono di personale di sicurezza rafforzato e sistemi di videosorveglianza.

Eppure, in casi come quello di Gießen, gli agenti non disponevano di equipaggiamento protettivo particolare e non risulta sia stato richiesto l’intervento di personale specializzato nella gestione di persone in crisi psichiatrica, una mancanza segnalata più volte in circostanze analoghe.

Un problema strutturale: come si gestiscono le emergenze?

Diversi criminologi hanno redatto un documento che inquadra questi episodi come manifestazione di un deficit strutturale, che colpisce in modo letale soprattutto persone che si trovano in situazioni di emergenza psichiatrica. L’uso delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine in Germania, sostengono i firmatari, risulta documentato in modo insufficiente e le statistiche ufficiali forniscono informazioni scarse: raramente indicano le ragioni dell’intervento, lo sviluppo degli eventi, lo stato mentale dei soggetti coinvolti o le ripercussioni sugli operatori.

Una valutazione scientifica sistematica diventa così pressoché impossibile. La ricerca accademica si appoggia spesso ai resoconti dei media, costruiti a loro volta sui comunicati unilaterali delle questure. Gli studiosi sollecitano l’introduzione di una raccolta dati obbligatoria e trasparente per ogni caso in cui vengano impiegati proiettili o forme gravi di coercizione fisica da parte della polizia. Serve inoltre un accesso facilitato ai fascicoli d’indagine e alle registrazioni video per fini di ricerca.

Decine di decessi negli ultimi anni durante operazioni di polizia

Nel 2024 la Germania ha registrato ventidue decessi causati da colpi d’arma da fuoco esplosi dalla polizia: il dato più elevato degli ultimi quarant’anni. Almeno tredici delle vittime si trovavano presumibilmente in condizioni di emergenza psichiatrica. Secondo i dati raccolti dalla pubblicazione “Cilip”, fino a metà luglio 2025 sedici persone erano state uccise da proiettili di polizia, mentre l’episodio di Gießen sarebbe l’unico caso del secondo semestre.

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