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Il welfare tedesco sta per cambiare. Ecco come

Il welfare tedesco può essere un argomento controverso, nel dibattito politico nazionale. Per anni considerato dall’estero uno dei più efficienti d’Europa, in patria è stato sempre criticato da un lato perché inefficace nel reintegrare nella società e nel mondo del lavoro coloro che si trovavano in situazioni di disagio e dall’altro perché accusato di “fare troppo” e incoraggiare un esercito di fannulloni e parassiti. Quello che è certo è che il governo Merz si era riproposto di cambiare l’intero sistema e ha iniziato con l’abolizione del reddito di cittadinanza. Per risparmiare davvero, però, lo Stato dovrà affrontare un altro problema: i costi della burocrazia, che derivano soprattutto dal fatto che diversi sussidi siano erogati da diversi uffici, creando un’architettura di regole dalla complessità bizantina, che spesso finisce per non aiutare chi ne ha davvero bisogno, pur costando una fortuna alle casse pubbliche. Per mettere mano a questa situazione complessa e insostenibile, è stata istituita una commissione composta da delegati del governo centrale, dei Länder e dei comuni, la quale ha presentato martedì un progetto per riorganizzare le prestazioni sociali pubbliche finanziate attraverso il sistema fiscale. L’iniziativa, avviata in base all’accordo di coalizione tra Unione ed SPD, punta a coordinare meglio i diversi sistemi di welfare pubblico destinati a chi non dispone di reddito e a chi, pur lavorando, non riesce a garantirsi la sussistenza.

Attualmente esistono strutture separate per le persone in grado di lavorare, per chi non può svolgere alcuna attività lavorativa e per chi ha raggiunto l’età pensionabile. A queste si aggiungono il sussidio per l’alloggio e gli assegni parentali, finora considerati prestazioni integrative per redditi che, pur essendo bassi, restano comunque superiori al livello della “sicurezza sociale di base”.

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Un solo sistema per il welfare tedesco: la chiave della riforma

Il nucleo della proposta consiste nell’accorpamento delle principali prestazioni sociali in un sistema unico. L’intento è raggruppare e coordinare meglio gli interventi, ridurre gli adempimenti burocratici per cittadini e uffici pubblici e – aspirazione che caratterizza ormai da anni i governi tedeschi e che ha trovato, finora, pochissima applicazione pratica – favorire la digitalizzazione.

Il reddito di cittadinanza, che nella sua nuova forma si chiamerà “reddito di base“, sarà unificato con il sussidio per l’alloggio e l’assegno per i figli. L’accorpamento prevede la costituzione di due autorità distinte: una per le persone in grado di lavorare, l’altra per chi non può svolgere alcuna attività lavorativa.

La ministra federale del Lavoro Bärbel Bas (SPD) ha escluso, per ora, le paventate riduzioni degli importi erogati. Nel programma televisivo ARD-Morgenmagazin, Bas ha dichiarato che l’obiettivo è rendere lo il welfare tedesco “più semplice, digitale e trasparente”. È prevista inoltre la realizzazione di un’infrastruttura digitale uniforme a livello nazionale per la gestione di tutte le prestazioni sociali, con obbligo per tutti gli enti competenti di utilizzare tali sistemi.

Problemi di competenze

Dal punto di vista giuridico, secondo la Commissione è possibile trasferire tutti i sistemi di sicurezza sociale in un nuovo sistema unico senza modificare la Costituzione. La situazione si complica quando si affronta la questione di chi debba attuare questa normativa dal punto di vista amministrativo, perché la Germania è uno Stato federale e quindi le sue entità territoriali locali (i Länder) hanno competenze specifiche molto ben delineate che non possono sovrapporsi a quelle del governo centrale.

La Commissione ritiene raggiungibile l’obiettivo di due sistemi amministrativi – uno per chi può lavorare, uno per chi non può – senza interventi costituzionali. Tuttavia, la soluzione ottimale prevedrebbe non solo una legge uniforme ma anche un sistema amministrativo unico per tutte le persone. Questo richiederebbe comunque una revisione costituzionale a causa dell’attuale ripartizione delle competenze tra Stato, Länder e comuni.

La Commissione si dichiara favorevole a modificare queste regole il più rapidamente possibile e ritiene opportuno un emendamento alla costituzione: proprio questo potrebbe essere l’ostacolo più complesso alla realizzazione di una riforma davvero onnicomprensiva del welfare tedesco.

Cosa cambierà per chi riceve un sussidio

Una delle novità che probabilmente saranno gradite anche ai beneficiari dovrebbe consistere nella disponibilità di un unico punto di contatto per tutte le prestazioni sociali. Chi ha entrate variabili, come alcuni liberi professionisti, non verrà più rinviato da un ufficio all’altro, per esempio, per poter richiedere tanto il reddito di cittadinanza quanto il sussidio per l’alloggio (Wohngeld). Non dovrebbe essere neppure più necessario inserire ripetutamente gli stessi dati in ogni nuova richiesta: le informazioni già in possesso delle autorità dovrebbero venire condivise in modo intelligente con altre amministrazioni e riutilizzate nel rispetto della protezione dei dati (come quest’ultimo punto possa essere garantito non è ancora stato reso chiaro e c’è da aspettarsi che sia una nota dolente: proprio la protezione dei dati è alla base delle enormi difficoltà di condivisione delle informazioni fra i diversi uffici pubblici e, sulla privacy, il sistema tedesco tende a essere comprensibilmente scrupoloso).

Le prestazioni dovrebbero diventare maggiormente forfettarie. Non occorrerà quindi documentare e verificare ogni minima spesa, sarà sufficiente che i beneficiari ne conservino le ricevute per eventuali controlli.

Verranno anche modificate le regole in base alle quali il reddito proprio viene conteggiato ai fini delle prestazioni sociali. La Commissione raccomanda che “in futuro, i redditi molto bassi dovrebbero essere conteggiati in misura maggiore ai fini dei trasferimenti, mentre quelli più elevati in misura minore”. In pratica: più una persona lavora, più può trattenere del denaro guadagnato pur ricevendo prestazioni sociali.

Per i redditi bassi la detrazione sarà inasprita, con la franchigia attuale di 100 euro che scenderà a 50 euro. In compenso, i redditi più elevati, in particolare quelli superiori al limite dei minijob, saranno conteggiati in misura minore rispetto a quanto avviene attualmente. Questo dovrebbe aumentare l’incentivo ad aumentare l’orario di lavoro e a diventare gradualmente indipendenti dagli aiuti statali. Ovvero: se si riesce a lavorare un po’ e a realizzare un piccolissimo guadagno, mentre si percepisce un sussidio, quel piccolissimo guadagno verrà assorbito interamente o quasi interamente dallo Stato. Se invece si riesce a lavorare di più e a guadagnare di più, sarà possibile trattenere per sé una fetta più grande del proprio reddito, pur continuando a ricevere la prestazione.

La Commissione ha incaricato esperti di effettuare i calcoli e ha esaminato molti dati, ma al momento non fornisce cifre concrete se non quella relativa alla riduzione della franchigia da 100 a 50 euro per i piccolissimi guadagni. 

Un’altra modifica significativa allo stato attuale delle cose riguarda l’assegno parentale che, in futuro, dovrebbe essere versato automaticamente dopo la nascita del figlio, senza che ci sia la necessità di effettuare alcuna richiesta, anche per chi non percepisce altre prestazioni sociali.

Il welfare tedesco diventerà meno costoso per lo Stato?

Alla base della riforma c’è la necessità impellente di risparmiare, dal momento che il bilancio dello Stato tedesco, come del resto quello di altri Stati europei, è stato fortemente intaccato dalle consistenti spese per il riarmo. Tutte queste modifiche al welfare dovrebbero consentire allo Stato di  risparmiare principalmente aumentando l’efficienza del sistema, piuttosto che tagliando le prestazioni vere e proprie. Questa considerazione, vale la pena di specificarlo, non riguarda il processo legislativo per l’inasprimento delle condizioni per il reddito di cittadinanza, concordato dalla coalizione nero-rossa, che continua come previsto e non viene influenzato dalle proposte della Commissione. La commissione ha a che fare solo con la riorganizzazione dei sistemi: quei sistemi si occuperanno comunque di tagliare le prestazioni a chi salta un appuntamento, indipendentemente dal motivo, o a chi rifiuta un impiego considerato ragionevole.

Secondo la Commissione, entro la prima metà del 2026 dovrebbe essere istituito un comitato di esperti sulla digitalizzazione. I ministeri competenti dovranno elaborare entro sei mesi un progetto per il nuovo sistema uniforme di prestazioni sociali. Le procedure legislative per le misure rapidamente attuabili, ad esempio in materia di semplificazione normativa, dovrebbero concludersi entro la metà del 2027.

La grande riforma strutturale relativa all’accorpamento delle prestazioni dovrebbe essere sancita per legge entro la fine del 2027. Data la complessità della materia, si tratta di un obiettivo molto ambizioso, specialmente se si considera che la creazione di un’infrastruttura informatica uniforme a livello nazionale per tutte le prestazioni sociali, compreso il collegamento obbligatorio di tutte le autorità, è già di per sé un compito a dir poco colossale.

Cosa ne pensano gli attori sociali?

La Caritas tedesca ha commentato il progetto della Commissione definendolo “ambizioso” e guardando con interesse alle proposte concrete di semplificazione. L’associazione ha però espresso preoccupazione per il fatto che nel rapporto si parli dell’andamento dei costi dell’assistenza all’integrazione, dell’assistenza all’infanzia e ai giovani e dell’assistenza infermieristica come se fossero voci si spesa sulle quali vale la pena risparmiare tagliando i costi in modo significativo, cosa che, secondo Caritas, non corrisponde a verità.

L’associazione Paritätischer Wohlfahrtsverband (un’organizzazione ombrello delle associazioni di assistenza sociale) teme un peggioramento delle condizioni di vita per le persone a basso reddito. La riduzione delle detrazioni fiscali colpirebbe proprio le famiglie con i redditi più bassi, i genitori single e le persone con obblighi di assistenza o problemi di salute che limitino la capacità lavorativa. L’associazione sociale VdK mette in guardia contro l’ipotesi che gli importi forfettari versati alle persone con disabilità che lavorano nei laboratori a loro riservati possano essere intaccati.

Gli economisti dell’Istituto Ifo di Monaco di Baviera vedono i piani in modo positivo. L’esperto Andreas Peichl ha affermato che il rapporto della commissione è “nel complesso coraggioso e corrisponde sostanzialmente alle nostre riflessioni sulla riforma”. Ha però sottolineato che molti dettagli sulla sua attuazione concreta sono ancora da definire.

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