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La Germania ritira i soldati dalla Groenlandia. Concessione a Trump?

I soldati tedeschi non sono rimasti in Groenlandia nemmeno tre giorni: domenica pomeriggio 15 militari della Bundeswehr hanno lasciato l’isola artica a bordo di un volo civile con destinazione Reykjavik e Copenaghen. La squadra di ricognizione dell’esercito tedesco era arrivata solo venerdì. Un portavoce del comando operativo ha confermato la partenza, inizialmente riportata dal tabloid Bild. Fonti diverse hanno indicato numeri differenti: secondo le prime informazioni, solo 13 militari facevano parte della missione, ma le notizie sul rientro parlano di una missione composta da 15 persone.

Perché i soldati tedeschi sono tornati dalla Groenlandia?

Il portavoce militare ha precisato che il motivo del rientro è che la la ricognizione si è conclusa conformemente agli ordini ricevuti. Il risultato dell’operazione avrebbe soddisfatto tutti i partecipanti e la valutazione delle informazioni raccolte dovrebbe proseguire in Germania. La missione, quindi, non avrebbe subito interruzioni, ma si sarebbe svolta secondo quanto pianificato.

Diversi paesi del continente, del resto, hanno contribuito a questa spedizione congiunta, inviata dopo le persistenti minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annettere la Groenlandia anche con la forza delle armi. Secondo le fonti ufficiali, tuttavia, l’iniziativa europea avrebbe avuto lo scopo di esaminare modalità per rafforzare la difesa della Groenlandia contro potenziali minacce russe, così da placare le presunte preoccupazioni usa per la sicurezza. Washington, dicono sempre le fonti ufficiali, avrebbe anche ricevuto un invito esplicito a unirsi all’operazione, ma avrebbe declinato.

La portata della presenza europea è rimasta limitata: poche decine di militari senza armamento, trasportati con velivoli commerciali. Londra ha inviato un singolo rappresentante. L’Italia ha scelto di non aderire, definendo l’iniziativa una “barzelletta”.

Diversi media tedeschi hanno però insinuato, più o meno esplicitamente, che la fine rapida della missione in Groenlandia non abbia nulla a che fare con il suo completamento, ma che si tratti invece di una “ritirata” dovuta alla minaccia di Trump di applicare dazi a chiunque si opporrà all’acquisizione del Paese da parte degli USA. Sabato, secondo quanto riportato dal tabloid Bild, si ipotizzava ancora una permanenza più lunga del contingente tedesco nell’artico, tanto che i militari avrebbero appreso solo domenica mattina della partenza prevista per quella stessa giornata e avrebbero annullato appuntamenti già fissati.

La minaccia dei dazi

Come è ormai costume, il presidente americano ha utilizzato il proprio canale Truth Social per commentare la situazione internazionale. Sabato ha scritto che Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Finlandia avrebbero inviato contingenti militari in Groenlandia “per scopi sconosciuti” e ha definito la situazione “molto pericolosa” per la sicurezza globale e la sopravvivenza del pianeta. Inoltre, ha prospettato l’imposizione di dazi punitivi contro le nazioni coinvolte. Ha inoltre ironizzato sulla capacità difensiva dell’isola, sostenendo che questa fosse passata da “una slitta trainata da cani” a due.

L’Europa tentenna, la Germania tace, gli esperti lanciano l’allarme

Il governo tedesco ha adottato un approccio cauto e attendista, come sempre quando si tratta delle prove di forza del governo statunitense. Il portavoce Stefan Kornelius ha annunciato consultazioni con i partner continentali per concordare risposte appropriate al momento opportuno.

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US President Donald Trump speaks to reporters after signing Executive Orders in the Oval Office of the White House in Washington, DC, USA, 25 February 2025. EPA-EFE/YURI GRIPAS / POOL

Roderich Kiesewetter, esperto di sicurezza della CDU, ha però avvertito che qualsiasi cedimento alle pressioni tariffarie costituirebbe un errore e che un’azione unilaterale americana in Groenlandia violerebbe la sovranità danese e groenlandese, segnando la fine dell’Alleanza Atlantica nella forma attuale. Peter Beyer, relatore CDU per il Nord America e l’Artico, si unisce invece al coro di coloro che ritengono si tratti solo di una boutade, nello stile negoziale di Trump, ovvero ritiene che il presidente stia cercando di mettere gli avversari (che in questo caso, ricordiamolo, sarebbero i suoi alleati), sotto la massima pressione per ottenere un accordo più favorevole per sé.

Intanto, La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio António Costa hanno espresso la propria preoccupazione attraverso i canali social, notando come eventuali dazi danneggerebbero le relazioni transatlantiche e potrebbero innescare una spirale discendente pericolosa. Gli ambasciatori dei 27 stati membri si sono riuniti domenica a Bruxelles in sessione straordinaria per elaborare una risposta coordinata.

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