Banche alimentari tedesche al limite: sempre più famiglie hanno bisogno di aiuto
In Germania, sempre più persone dipendono da mense e banche alimentari per la sussistenza quotidiana e questo è ancora più vero durante le festività. Quest’anno, le banche alimentari hanno servito 1,5 milioni di beneficiari, ma il numero potrebbe essere sottostimato. Il problema, però, è che queste istituzioni non riescono più a venire incontro alle necessità dei loro utenti, al punto che circa un terzo degli oltre 970 punti di distribuzione attivi sul territorio ha dovuto implementare liste d’attesa o bloccare del tutto nuove registrazioni.
Andreas Steppuhn, alla guida dell’organizzazione nazionale delle banche alimentari, evidenzia un dato particolare: l’incremento dei minori tra gli assistiti. “Rispetto all’anno scorso, il numero dei bambini è leggermente aumentato, il che ci preoccupa”, dichiara. Le famiglie tedesche continuano a confrontarsi con gli effetti prolungati dell’inflazione e i costi abitativi rimangono elevati in diverse aree del Paese. Il risultato, purtroppo, è una forma di povertà che si estende anche all’alimentazione.
Moltissime famiglie non possono permettersi il pranzo o la cena di Natale
Durante le feste, le richieste alle banche alimentari aumentano notevolmente, dal momento che, per un numero crescente di nuclei familiari, le donazioni costituiscono l’unica possibilità di preparare un pasto “speciale” per festeggiare con i propri cari. Molti degli utenti ricevono sussidi statali, ma le entrate non bastano comunque a coprire le spese mensili ordinarie, figurarsi quelle straordinarie legate alle celebrazioni. Anche persone che, negli anni precedenti, riuscivano a cavarsela, magari con qualche rinuncia, quest’anno non hanno altra scelta che ricorrere alla beneficenza.
Ci sono poi tantissime strutture rifugio che contano sul sistema delle banche alimentari per nutrire i propri utenti. La Berliner Tafel, per esempio, prepara migliaia di sacchetti con generi alimentari per diverse strutture, come le case rifugio per donne, i centri per senzatetto, gli alloggi per i rifugiati, le strutture per minori e giovani e le associazioni che assistono i tossicodipendenti.
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Le donazioni per le banche alimentari in calo: colpa degli algoritmi?
I supermercati e i negozi alimentari hanno sempre rappresentato la principale fonte di donazioni e quindi di approvvigionamento per le banche alimentari. Frutta, verdura, pasta, pane: tutto ciò che il commercio al dettaglio non riusciva a vendere prima della scadenza finiva, fino a poco tempo fa, nei circuiti solidali.
Ma sempre più supermercati hanno iniziato a ottimizzare meglio le forniture, utilizzando anche algoritmi di intelligenza artificiale proprio per ridurre gli sprechi alimentari e avere meno eccedenze in magazzino. Questo vuol dire che i generi alimentari che restano invenduti quasi fino alla scadenza sono molti meno e quelli che vengono scartati sono, piuttosto, di qualità inferiore. Per le banche alimentari, la strategia ora si sposta verso contatti diretti con i produttori.
Anche i volontari che mandano avanti i progetti non sono abbasanza. Il volontariato ha registrato un incremento quest’anno: circa 77.000 persone hanno prestato servizio presso le banche alimentari, 5.000 in più rispetto all’anno precedente, ma non sono ancora sufficienti per coprire tutti i giri di raccolta nei supermercati, lo smistamento, il confezionamento, la consegna.
Richieste alla politica: dal welfare alla regolamentazione delle donazioni
L’organizzazione guarda al 2026 con aspettative precise verso le istituzioni. Steppuhn si augura che “La politica torni a concentrarsi sulle persone e sulla convivenza”. Servono interventi strutturali di politica sociale orientati realmente alla redistribuzione e all’equità.
Le proposte toccano diversi ambiti, dai salari, che al momento non bastano a proteggere dalla povertà alle pensioni, che risultano inadeguate, passando per prestazioni sociali che garantiscano un livello di vita dignitoso e misure contro il caro affitti, che continua a erodere i bilanci familiari.
C’è poi una richiesta specifica sul piano normativo. L’organizzazione umanitaria auspica “una legge che finalmente garantisca che sia più conveniente donare il cibo piuttosto che buttarlo via”.




