Il Ministro degli Esteri tedesco visita la Siria: “impossibile pensare a rimpatri a breve termine”
Il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul (CDU) si è recato in visita ufficiale in Siria e ne è tornato con una convinzione: non è possibile parlare di rimpatri in tempi brevi per tutti i siriani che si sono rifugiati in Germania durante la guerra e il regime di Assad. Prevedibilmente, questa conclusione non è stata accolta con favore dai suoi compagni di partito.
Wadephul si è recato nella capitale Damasco e ha visitato alcuni dei distretti più colpiti dal conflitto, come il quartiere periferico di Harasta. Qui, la distruzione è pressoché totale e le macerie sono l’elemento predominante del paesaggio urbano: due terzi degli edifici non esistono più e, dove un tempo vivevano 350.000 persone, oggi ce ne sono appena 40.000. Nelle dichiarazioni durante e dopo la sua visita, il Ministro non ha nascosto lo shock. Mai vista distruzione simile, ha dichiarato, paragonando il paesaggio urbano di Damasco a quello della Germania nel 1945, dopo il conflitto mondiale. “Davvero difficile vivere qui in condizioni dignitose”, ha constatato durante l’ispezione del sobborgo devastato dai bombardamenti.
Numeri e realtà del conflitto siriano
Le fosse comuni raccontano l’orrore. Finora ne sono state scoperte 80, ma il numero cresce quasi quotidianamente. Milioni di siriani sono scappati dal Paese o dalla città: circa sette milioni hanno cercato rifugio in zone della Siria meno martoriate dal conflitto, sei milioni sono fuggiti all’esterno, un milione sono arrivati in Germania. Lo Stato tedesco ha anche investito circa tredici miliardi di Euro in aiuti e Wadephul, in questa occasione, ha annunciato ulteriori stanziamenti per la ricostruzione. In molte parti della Siria mancano l’elettricità, l’acqua e i più elementari servizi igienici. Nel dicembre 2024 il regime di Assad è caduto, il dittatore è fuggito all’estero e un governo provvisorio si è insediato: la guerra civile è finita, ma la situazione degli abitanti resta estremamente precaria. Più ancora di ciò che sappiamo sulla Siria di oggi, tuttavia, sembra sia stata proprio l’esperienza della devastazione, durante questa visita, a far frenare il Ministro rispetto alle ipotesi di rimpatri per moltissimi siriani in Germania.
Resistenze all’interno della CDU “la distruzione della Siria non è un valido motivo per fermare i rimpatri”
Ai compagni di partito di Wadephul, questa posizione non piace affatto: non era quello che volevano sentirsi dire e non è in questa direzione che si muovono le politiche di immigrazione del governo Merz. Sven Schulze, leader della CDU della Sassonia-Anhalt e membro della presidenza federale, contesta apertamente la posizione del ministro. Finita la guerra civile, sostiene, decade il motivo della fuga. “È necessario sviluppare strategie mirate per un ritorno rapido”, ha dichiarato al tabloid Bild.
Günter Krings, vice presidente del gruppo parlamentare dell’Unione, rincara la dose, bocciando le riserve di Wadephul. La distruzione del Paese, sostiene, non è un argomento sufficiente a frenare la politica dei rimpatri volontari o forzati. Devono essere i cittadini, dice, a ricostruire il Paese devastato e la stragrande maggioranza dei siriani espatriati potrebbe rientrare.

Prospettive di rimpatrio e integrazione
Il Ministero dell’Interno registra cifre modeste. Meno di duemila siriani hanno lasciato la Germania finora. Espulsioni limitate ai criminali. Quattordici anni di conflitto hanno demolito la fiducia della popolazione, insieme agli edifici e si temono ancora tensioni e violenze fra i diversi gruppi. Ahmed al-Scharaa, presidente ad interim, tenta rassicurazioni senza però riuscire convincere tutti.
Il governo siriano, d’altra parte, apprezza e valorizza i rifugiati che, in questi anni, si sono formati in Germania, specialmente quelli che hanno sviluppato competenze necessarie per la ricostruzione. I rimpatri, il ritorno della poplazione autoctona, sono senz’altro importanti per rilanciare un’economia che, in questo momento, secondo gli esperti, richiede circa 140 miliardi di dollari per ripartire. Ma Wadephul difende anche chi sceglie di restare in Germani. Molti siriani, dice, hanno costruito “nuova patria” in terra tedesca, portando istruzione e competenze. Chi vuole tornare, ha dichiarato, verrà salutato “con una lacrima”, mentre chi si impegna e si integra nel tessuto tedesco è e rimane il benvenuto.
Ministero dell’Interno e Ministero degli Esteri: due posizioni diverse
Il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) è decisamente più allineato a quella parte dell’unione che si distanzia dalle posizioni quasi “merkeliane” di Wadephul. Una misura in tal senso è il blocco dei cosiddetti viaggi esplorativi. In parole povere, i siriani che oggi vivono in Germania non possono tornare in patria per un tempo limitato, per sincerarsi della situazione e decidere se sia possibile o meno rientrare definitivamente. Recarsi in Siria, anche solo temporaneamente, rischia infatti di determinare la revoca dello status di protezione e, di conseguenza, di rendere impossibile il rientro in Germania.
Carsten Linnemann minimizza. Il segretario generale CDU definisce le tensioni interne al partito un “conflitto apparente”. Dobrindt e Wadephul condividerebbero visione fondamentale: espellere i criminali.
Stefan Kornelius, portavoce del governo, ha confermato alla Bild che l’esecutivo è compatto nel lavoro per la stabilizzazione rapida della Siria, allo scopo di creare condizioni concrete per rimpatri sostenibili. Wadephul mantiene intanto i contatti con i suoi omologhi siriani per gestire le espulsioni degli autori di reati gravi, come avviene in questo momento anche don l’Afghanistan.




