Studente tedesco denunciato per meme contro la Bundeswehr
In Germania, non capita di rado che rappresentanti della Bundeswehr vadano a parlare nelle scuole. A convocarli sono spesso gli istituti stessi e il loro compito è generalmente spiegare come funziona l’esercito tedesco. Naturalmente, non stupisce che una parte del loro impegno sia profusa nel raccontare la carriera militare ai ragazzi come una prospettiva desiderabile, soprattutto considerando che le forze armate tedesche hanno un problema cronico di mancanza di organico. Altrettanto prevedibile è il fatto che, in un momento in cui si parla di ritorno alla leva obbligatoria e in cui c’è un fronte di guerra aperto in Europa, a molti studenti la prospettiva non sorrida e che, quindi, la presenza dei militari nelle aule possa essere vista con poca simpatia da alcuni. In un liceo di Friburgo, uno studente ha reagito alla presenza della Bundeswehr nella sua scuola come avrebbero fatto moltissimi adolescenti del nostro tempo: con un meme – e per questo è stato denunciato.
“Bentik” e il meme sulla Bundeswehr: perché lo studente è stato denunciato
La vicenda è circolata principalmente sui social, con scarsa copertura da parte dei media tradizionali tedeschi. A coprirla, dopo, sono state quasi solo testate agli estremi dello spettro politico, mentre diversi influ-attivisti tedeschi hanno fatto video sull’argomento per diverse settimane. Lo studente al centro della controversia è identificato in rete come “Bentik“, nome di fantasia utilizzato per proteggere la vera identità del ragazzo, che potrebbe essere ancora minorenne. Bentik è stato incriminato dalla procura di Friburgo con l’accusa di aver insultato un ufficiale dell’esercito federale.
L’episodio risale a febbraio 2025. Secondo le poche informazioni ufficiali trapelate, non sarebbe stata la Bundeswehr in quanto istituzione a sporgere denuncia, bensì l’ufficiale coinvolto a titolo personale.
Il materiale incriminato comprende almeno una vignetta satirica visibile su Instagram, che sarebbe stata anche pubblicata sul giornale della scuola. L’immagine mostra un’aula scolastica e una lavagna recante la scritta “Difendere la democrazia, ma come?”. Davanti ad essa, un membro dell’esercito tedesco con fucile in spalla. La didascalia aggiunta recita: “Allora ragazzi, chi di voi vuole morire sul fronte orientale?”.
Raccolta fondi per le spese legali
Secondo la procura, lo studente avrebbe modificato e diffuso due fotografie successive all’evento scolastico. Le immagini insinuerebbero che l’ufficiale avesse “legami personali con l’organizzazione nazionalsocialista SS” e manifestasse un “atteggiamento anticostituzionale e disumano”. Queste presunte immagini non sono al momento disponibili online nelle pagine legate alla difesa di Bentik. L’accusa formale è stata depositata il 28 agosto 2025 presso il tribunale distrettuale di Friburgo.
I sostenitori hanno attivato una raccolta fondi su Go Fund Me che ha già coperto le spese legali del ragazzo.
Mobilitazione politica attorno al procedimento
La campagna di supporto si è sviluppata principalmente attraverso un account Instagram creato ad hoc: “Kein Verfahren für Bentik” (Nessun processo per Bentik). Il testo della bio scelto per questo account è piuttosto eloquente: “L’esercito tedesco arriva nelle nostre scuole – e gli studenti in tribunale”. Tra i sostenitori figura la Linksjugend Freiburg, organizzazione giovanile della sinistra locale.
Anche esponenti del partito Die Linke hanno contribuito alla raccolta. La Berliner Zeitung cita tra i donatori visibili online il deputato del Bundestag Vinzenz Glaser. I promotori dell’iniziativa dichiarano: “Continueremo ad essere attivi contro la crescente militarizzazione nelle strade, nelle nostre scuole e nei tribunali”.
L’alleanza Rheinmetall entwaffnen (Disarmare Rheinmetall) ha amplificato il caso su X, utilizzandolo per richiamare attenzione sui propri obiettivi antimilitaristi. I difensori di Bentik interpretano le immagini come esagerazione ironica delle strategie di reclutamento della Bundeswehr tra i giovani.
Le dichiarazioni dello studente e le tensioni con la scuola
In un’intervista alla rivista online Perspektive, Bentik ha ricostruito i fatti mantenendo l’anonimato. L’incontro con il rappresentante della Bundeswehr a scuola si è tenuto nel febbraio 2025, ospite un ufficiale responsabile delle relazioni con i giovani. Sul giornale scolastico della scuola, di orientamento Montessoriano, era già comparso un articolo critico rispetto alle visite delle istituzioni militari. L’incontro stesso si è svolto senza incidenti particolari.
Successivamente, però, il meme pubblicato sul giornale scolastico ha innescato conseguenze impreviste. “Ho trovato una lettera gialla nella mia cassetta delle lettere e sono stato convocato dalla polizia”, racconta lo studente. Attraverso l’accesso agli atti processuali è emerso che gli investigatori hanno tentato di localizzare il cellulare da cui era stato pubblicato il contenuto. Il padre di Bentik è stato invitato a testimoniare.
La denuncia lo ha colto di sorpresa. “Credo che nessuno si sarebbe aspettato che l’esercito tedesco avrebbe effettivamente sporto denuncia per un meme e che il caso sarebbe finito addirittura in tribunale”, afferma. “Un meme rientra sicuramente nell’ambito della libertà di espressione”.
Lo studente lamenta scarso sostegno da parte dell’istituto, che ora non frequenta più. Secondo la sua versione, la direzione scolastica avrebbe inoltrato il meme critico alle autorità competenti. Successivamente sarebbe stato allontanato dalle lezioni e sottoposto a pressioni. L’ex preside testimonierà probabilmente contro di lui nel procedimento.
Satira o diffamazione: il tribunale dovrà decidere
Il nodo giuridico centrale riguarda la qualificazione delle immagini. Satira protetta dalla libertà di espressione o diffamazione punibile? La distinzione non è sempre netta, soprattutto quando si toccano temi sensibili come le forze armate e il loro ruolo nella società.
Bentik definisce l’intera vicenda “assurda” ma vi legge implicazioni più ampie. “Dimostra anche a quali mezzi ricorrono l’esercito e lo Stato quando qualcuno osa criticare pubblicamente la linea del governo federale, ovvero il riarmo e la militarizzazione”, sostiene nell’intervista.




