Voleva avere rapporti con donne in stato di incoscienza. Condannato di nuovo lo stupratore seriale di Berlino
Nel leggere la vicenda giudiziaria che coinvolge Marvin S., trentottenne a processo a Berlino, è impossible non pensare alla devastante storia di Gisèle Pelicot. Anche S., secondo quanto emerso al processo che lo vede imputato per una serie di violenze sessuali, provava piacere nello stuprare donne in stato di incoscienza. Il suo comportamento è stato reiterato e i suoi crimini sono diventati più violenti anche di pari passo con il consumo di sostanze, tanto che, durante il procedimento, il tribunale regionale di Berlino ha disposto la custodia cautelare, poiché sussisteva il rischio di recidiva. Di recente, dopo una precedente condanna a cinque anni e mezzo per lo stupro di una studentessa allora ventenne, è arrivata una seconda sentenza relativa ad altri episodi, già emersi nel corso del primo procedimento. Al centro ci sarebbero sempre le stesse fantasie: avere rapporti non consensuali con donne precedentemente drogate e ridotte all’incoscienza, per poi condividere foto e video con altri uomini negli spazi online.
Chi è lo stupratore seriale tedesco
Chi sta pensando a un uomo non inserito nella società o impossibilitato a incontrare donne intenzionate a relazionarsi intimamente con lui, è fuori strada. Il punto di questo reato, come sempre in questi casi, non è consumare un rapporto sessuale, ma esercitare potere, usare violenza e umiliare. Niente di tutto questo ha a che vedere con l’intimità o con il piacere. Le due vittime di S. alle quali si riferisce questo secondo procedimento avevano intrapreso volontariamente delle relazioni con lui. Ma il sesso consensuale, condiviso con donne sveglie e in grado di intendere e volere, evidentemente, a S. interessava poco. Il vero divertimento, per lui, iniziava dopo che le donne sue vittime erano state drogate e ridotte allo stato di incoscienza.
In questo nuovo procedimento, l’uomo, laureato in economia ed ex amministratore delegato dell’azienda di famiglia, è stato ritenuto colpevole di quattro episodi di violenza sessuale nei confronti di altre due donne, oltre a violazione della privacy tramite registrazioni video. In aula, il presidente della Corte Thorsten Braunschweig ha descritto un disturbo radicato nelle preferenze sessuali dell’imputato, con elementi feticistici e sadici, ritenuto non suscettibile di miglioramento. Da qui la valutazione del rischio di recidiva.
Il secondo processo e la ricostruzione dei fatti
Il secondo procedimento ha riguardato episodi compresi tra febbraio 2020 e giugno 2021, emersi grazie all’analisi del telefono sequestrato nel primo processo. Durante l’esame dei file, sono state individuate due donne, oggi di 47 e 29 anni, che avevano intrattenuto relazioni sentimentali volontarie con S. Entrambe hanno scoperto solo molto tempo dopo di essere state vittime di violenza mentre si trovavano in stato di incoscienza e lo hanno appreso vedendo i video sconvolgenti che le indicavano come ignare protagoniste delle fantasie di abuso dell’uomo.
L’uomo, descritto come socialmente disinvolto ed eloquente, avrebbe fatto uso crescente di sostanze stupefacenti, in particolare crack.
In uno dei casi, risalente a marzo 2021, il corpo nudo di una delle donne sarebbe stato imbrattato con scritte offensive, mentre l’imputato comunicava le sue gesta a un terzo soggetto, ora perseguito separatamente. Nel primo processo, S. aveva sostenuto che gli atti fossero consensuali, salvo poi ammettere, nel corso del secondo, di provare eccitazione particolare per le situazioni in cui le donne erano prive di coscienza.
Il caso della studentessa e l’intervento tardivo
La vicenda della giovane diplomata è stata determinante nel riaprire il quadro investigativo. Il 22 aprile 2022, un medico del pronto soccorso aveva segnalato la situazione, ma senza iniziale avvio di indagini. La ventenne era stata trovata quasi priva di vita nell’appartamento dell’uomo nel quartiere di Steglitz; era stata rianimata per dodici minuti. Solo l’insistenza della famiglia ha portato all’apertura dell’inchiesta e, successivamente, alla raccolta delle prove digitali.
Dettagli della sentenza più recente
Nella motivazione, i giudici hanno sottolineato che l’eccitazione dell’imputato era legata alla condizione di incoscienza delle donne, nonostante una normale attività sessuale in altri contesti. È stata evidenziata una compromissione della capacità di autocontrollo. In questa fase, la procura aveva richiesto nove anni di reclusione con successiva custodia, mentre la difesa aveva proposto la sospensione condizionale della pena.
Entrambe le sentenze non sono ancora definitive. L’imputato può presentare ricorso. Se confermate, potrebbe essere stabilita una pena complessiva che integra entrambe le condanne.




