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La politica al tempo degli algoritmi: in Germania funzionano meglio per AfD e Die Linke

La politica si fa sempre più sui social. Che questo concetto susciti speranza o terrore importa poco: è un dato di fatto, un fenomeno inarrestabile confermato dall’andamento e dagli esteri delle principali campagne elettorali degli ultimi anni, in tutto il mondo. L’accesso diretto dei politici agli elettori ha raggiunto livelli senza precedenti, ma non tutti sanno come utilizzarlo. I social media hanno modificato radicalmente le dinamiche delle campagne elettorali, creando nuovi interrogativi sulla democrazia digitale e conferendo un potere senza precedenti alle piattaforme social, tutte a gestione privata. Una ricerca condotta dall’Università di Potsdam insieme alla Fondazione Bertelsmann ha esaminato un fenomeno preoccupante: la distribuzione disomogenea dei contenuti politici sui feed degli utenti più giovani. L’indagine documenta come gli algoritmi delle piattaforme tendano a amplificare i contenuti dei partiti ai due estremi dell’arco costituzionale, ovvero AfD e Die Linke, rispetto a quelli di centro, nonostante questi ultimi producano materiale con maggiore frequenza.

Visibilità asimmetrica gli algoritmi non mostrano più spesso i profili che postano più video

Durante la campagna per le elezioni federali tedesche, le formazioni politiche hanno investito risorse considerevoli per raggiungere l’elettorato giovane attraverso piattaforme come TikTok, X, Instagram e YouTube. I risultati mostrano discrepanze sorprendenti. Ma – ed è questo il punto sul quale la ricerca richiama la nostra attenzione – non è detto che chi posta più video riceva più visualizzazioni. Tutt’altro.

AfD, durante la campagna elettorale, ha caricato il 21,5% del totale dei video pubblicati dagli account ufficiali dei partiti. Questi contenuti, però, rappresentavano il 37,4% di quelli visualizzati dai giovani utenti tra 21 e 25 anni. Una proporzione quasi doppia rispetto alla produzione effettiva. Die Linke otteneva risultati ancora più marcati: produceva e pubblicava il 9,7% dei video, ottenendo il 27,6% delle visualizzazioni.

Anche per il BSW la proporzione è stata vantaggiosa: con appena il 3,1% dei contributi caricati, la formazione raggiungeva l’8,3% della visibilità nei feed (ovviamente, parliamo sempre della percentuale sulle visualizzazioni di video di partiti politici tedeschi, non di tutto l’utilizzo delle piattaforme da parte dei vari gruppi demografici). Al contrario, il FDP subiva una compressione drastica: nonostante producesse il 7,6% dei contenuti, otteneva solo l’1,4% delle visualizzazioni.

L’SPD pubblicava il maggior numero di video in assoluto, con il 24,1% del totale. La visibilità nei feed si fermava però al 14,1%. La CDU sperimentava un divario ancora più pronunciato: il 17,1% dei video pubblicati generava una presenza inferiore al 5% nei feed degli utenti.

Velocità di raccomandazione: i video dei partiti di destra arrivavano prima agli utenti

Un parametro del quale si parla relativamente poco, quando si discute di algoritmi è la velocità di raccomandazione. A determinare il successo di un contenuto su piattaforme come TikTok, infatti, è anche la velocità con cui tale contenuto arriva sui feed, specialmente su quelli di chi non segue l’account che ha postato il contenuto in questione. I contenuti più spesso “raccomandati”  sono quelli di maggior successo, quelli che più facilmente diventano virali e quelli che, in un contesto di campagna elettorale, influenzano maggiormente i gruppi demografici di riferimento. Nel caso dei partiti tedeschi prima delle elezioni del 2025, questo parametro presentava variazioni significative tra diverse formazioni politiche e diverse piattaforme. I video di AfD venivano proposti con una rapidità notevole: tra undici e dodici minuti dalla pubblicazione di un video con l’hashtag AfD, il video veniva proposto agli utenti. Per l’SPD, invece, occorrevano circa 70 minuti.

TikTok e X dimostravano velocità superiori nella distribuzione rispetto a Instagram e YouTube. Un’eccezione paradossale: i contributi di Die Linke, nonostante l’elevata visibilità complessiva, impiegavano quasi 80 minuti su TikTok prima di essere visualizzati dagli utenti. La CDU occupava la seconda posizione per rapidità di apparizione nei feed.

AfD dominava anche nel volume di hashtag specifici del partito. Su TikTok e Instagram i valori superavano il 50% su tutte le piattaforme esaminate. Va precisato che qualsiasi utente può aggiungere questi hashtag ai propri contenuti.

La scarsa trasparenza degli algoritmi

L’indagine ha utilizzato 268 profili utente creati appositamente, una tecnica nota come “sock puppet audit”, che prevede l’utilizzo di programmi informatici per impersonare gli utenti sulla piattaforma (questi programmi sono chiamati “sock puppets”). I ricercatori hanno esaminato 2,6 milioni di video pubblicati tra il 22 gennaio e il 23 febbraio 2025. L’analisi si concentrava su individui di età compresa tra 21 e 25 anni. Oltre agli hashtag caratteristici dei partiti, sono stati monitorati 1.763 account ufficiali: partiti, parlamentari, figure istituzionali.

Le cause precise delle disparità rimangono sfuggenti. Il funzionamento esatto degli algoritmi resta proprietà riservata delle piattaforme. I dati raccolti suggeriscono che commenti, like, visualizzazioni e qualità tecnica dei video influenzino le raccomandazioni algoritmiche. Questi elementi, tuttavia, non spiegano completamente le differenze osservate nella distribuzione.

Amber Jensen, esperta di democrazia presso la Fondazione Bertelsmann, sottolinea come il feed sia diventato uno “spazio centrale di informazione politica”. Uno spazio, però, governato dagli interessi economici delle piattaforme. “Oggi sono gli algoritmi di raccomandazione a determinare quali messaggi politici raggiungono i giovani”, afferma Jensen. “Se i partiti di centro sono strutturalmente meno visibili nello spazio digitale, ciò mette a rischio l’equilibrio delle campagne elettorali digitali.”

Raccomandazioni per l’ecosistema digitale: urgente l’educazione degli utenti

Il documento politico allegato allo studio, propone interventi su tre orizzonti temporali.

Nel breve periodo, i partiti sottorappresentati dovrebbero potenziare la presenza su piattaforme come TikTok, privilegiando una comunicazione rispettosa e dialogica. A medio termine, emerge la necessità di rafforzare l’educazione digitale e l’autonomia degli utenti nella gestione dei propri feed. I giovani devono acquisire strumenti per comprendere e valutare criticamente i meccanismi algoritmici.

Sul lungo periodo, la fondazione auspica l’introduzione di obblighi vincolanti di trasparenza per le piattaforme. Kira Schrödel, project manager della Fondazione Bertelsmann, ha dichiarato che “I feed non sono spazi neutri. Riflettono preferenze algoritmiche. Se in futuro la sfera pubblica digitale rafforzerà la polarizzazione o consentirà un dibattito costruttivo dipenderà dal modo in cui comunichiamo e regolamentiamo oggi.”

La ricerca solleva interrogativi fondamentali sull’integrità delle elezioni nell’era digitale. Serve un dibattito sociale e politico sul ruolo delle piattaforme durante le campagne elettorali. La trasparenza e la responsabilità delle corporation tecnologiche rappresentano questioni decisive per la democrazia contemporanea.

Lo studio è disponibile qui.

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