Archiviate le accuse di incitamento all’odio contro Julian Reichelt
Le autorità berlinesi hanno stabilito che le affermazioni del direttore editoriale non configurano il reato di incitamento all’odio. La decisione arriva dopo mesi di valutazioni.
La decisione della procura su Reichelt
La procura berlinese ha comunicato l’archiviazione del procedimento appena aperto contro Julian Reichelt, responsabile della testata digitale “Nius“. Le dichiarazioni oggetto di scrutinio riguardavano presunte infiltrazioni nelle forze dell’ordine tedesche da parte di soggetti con background migratorio e in particolare di origine araba: contro Reichelt, per questa affermazione, era arrivata una denuncia privata per istigazione all’odio razziale.
Secondo gli inquirenti, non sussistono elementi sufficienti per procedere. Dopo aver valutato se il post pubblicato sulla piattaforma X contenesse elementi configurabili come incitamento all’odio ai sensi dell’articolo 130 del codice penale tedesco, che sanziona chi istiga pubblicamente all’odio contro segmenti della popolazione o ne compromette la dignità attraverso attacchi diretti, le forze dell’ordine hanno escluso questa ipotesi.
Il contenuto del post non costituirebbe incitamento all’odio
Ad aprile, Reichelt aveva scritto su X riferendosi a un’inchiesta del tabloid “Bild” che coinvolgeva due agenti federali – Ahmet K. e Hakan A. – accusati di legami con il narcotraffico. Il messaggio prevedeva scenari futuri allarmanti: “Tra dieci anni la polizia nelle nostre città sarà dominata dagli arabi”.
Prima infiltrazione, poi conquista. Queste le parole esatte utilizzate dal giornalista per descrivere quello che definiva un processo inevitabile che avrebbe interessato gli apparati di sicurezza tedeschi nei prossimi anni.
Reichelt aveva poi difeso la propria posizione rivendicando competenza professionale: seguire costantemente le cronache sulla criminalità organizzata, condurre ricerche personali, dialogare direttamente con funzionari di polizia e persino con esponenti di rilievo di famiglie criminali note. “Sono assolutamente convinto che succederà proprio questo”, aveva aggiunto.
Moltissime denunce, un procedimento ancora aperto
La vicenda rappresenta solo l’ultimo capitolo di una serie di controversie molto più estesa. Secondo i dati forniti dalla stessa procura, oltre trenta procedimenti analoghi sono stati archiviati in passato nei confronti del direttore di Nius. In tutti gli altri casi non si è nemmeno proceduto con indagini formali, ritenendo insufficienti i presupposti iniziali per avviare accertamenti.
Spesso sono cittadini privati a presentare esposti.
Mentre decine di fascicoli si sono chiusi senza conseguenze, uno rimane sotto esame. Anche questo nasce da una denuncia privata e riguarda un articolo apparso su “Nius” a metà settembre con un titolo che mescolava terrorismo, identità di genere e simboli LGBTQ+: “Posano con mitragliatrici e bandiere Progress Pride: ecco quanto è pericoloso il nuovo terrorismo trans”.
La procura sta ancora valutando se sussistano elementi per aprire formalmente un’indagine. In questo caso, le accuse coinvolgono sia Reichelt che l’autrice del pezzo.



