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Restrizioni del reddito di cittadinanza: la base dell’SPD protesta

Tensione all’interno dell’SPD a proposito del Bürgergeld, il reddito di cittadinanza tedesco. Secondo lo Spiegel, infatti, una parte della base si sarebbe dissociata dalla linea ufficiale del partito e avrebbe lanciato una petizione per arrestare la riforma decisa insieme alla CDU. L’appello punta a contrastare quella che viene percepita come una deriva punitiva nella politica del welfare.

«L’SPD non deve sostenere politiche che puniscono la povertà», si legge nel testo della petizione. Tra i promotori spiccano il presidente del gruppo giovanile degli Jusos, Philipp Türmer, l’eurodeputata Maria Noichl e Aziz Bozkurt, che guida il gruppo Migrazione e Diversità all’interno dell’SPD.

Le richieste centrali della petizione

Il documento presentato dai membri dissidenti formula tre richieste precise. La prima riguarda l’inasprimento delle sanzioni: i firmatari chiedono infatti che non vengano contemplate punizioni economiche che compromettono il cosiddetto minimo vitale, perché «violano la dignità umana». In particolare, viene giudicato inaccettabile che possano essere tagliati i fondi destinati all’affitto e al riscaldamento.

La seconda richiesta riguarda la necessità di incrementare gli strumenti di supporto, come adeguati percorsi di formazione e assistenza psicosociale. Modernizzare il welfare, spiegano, non dovrebbe mai tradursi in una riduzione delle prestazioni. «Non ci deve essere una nuova Agenda 2010, né riduzioni generalizzate dei sussidi» si legge nell’appello.

Infine, la petizione chiede che il partito contrasti le narrazioni populiste della destra. Il dibattito sul Reddito di cittadinanza, si sottolinea, dovrebbe concentrarsi sulle cause strutturali della povertà, non sfociare in interventi meramente simbolici o punitivi. Come alternativa, viene suggerita invece una maggiore attenzione verso strumenti redistributivi, tra cui un’imposta patrimoniale.

«La destra e i conservatori stanno portando avanti una campagna di disgregazione sociale contro rifugiati, i poveri e le persone con pochi privilegi» ha dichiarato allo Spiegel Franziska Drohsel, ex presidente degli Jusos e tra i promotori della petizione.

La risposta della CDU: “È snervante”

Le reazioni della CDU non si sono fatte attendere. Johannes Winkel, deputato e capo della Junge Union, ha liquidato l’iniziativa come un segnale di debolezza politica. «Che si tratti di pensioni o di Bürgergeld, è snervante vedere il contratto di coalizione continuamente messo in discussione» ha dichiarato il giovane cristiano-democratico, aggiungendo che l’attaccamento dell’SPD all’idea del sussidio dimostrerebbe quanto il partito «si sia ormai allontanato dagli interessi dei lavoratori».

Intanto, la coalizione guidata dal cancelliere Friedrich Merz ha presentato, a inizio ottobre, un piano di revisione delle sanzioni. Il nuovo meccanismo prevede che, in caso di mancata partecipazione a un appuntamento con il centro per l’impiego, venga fissato un secondo incontro. Se il beneficiario salterà anche questo, perderà il 30% del sussidio. Dopo tre assenze consecutive, il pagamento sarà sospeso del tutto. Cambierà anche il nome della misura: non più Bürgergeld, ma Grundsicherung, sostegno di base, un reddito minimo garantito. «Il Bürgergeld appartiene ormai al passato» ha chiosato Markus Söder, leader della CSU.

Il destino della petizione

Intanto, la procedura legata alla petizione è chiara: se verrà sottoscritta da almeno l’1% degli iscritti all’SPD, sarà ufficialmente avviata. In caso di raggiungimento del 20% delle firme entro tre mesi, il partito sarà obbligato a trasformarla in una mozione vincolante.

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