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“L’anniversario”, Andrea Bajani: conversazioni al bookclub di Metis, a Berlino

Metis è una piccola libreria-caffè gestita da una deliziosa coppia di coniugi, Bruno, italo-francese, e Dario, spagnolo. Ha aperto da poco e ci sentiamo di raccomandarvela per diverse ragioni. 

Intanto per l’attenzione e la cura con cui i proprietari si dedicano ai libri, all’ambiente, all’atmosfera. Poi perché sono presenti testi in varie lingue, inglese, italiano, tedesco, spagnolo, francese e persino catalano. Poi perché è queer friendly. Poi perché ci sono tisane regalo accompagnate da testi che si leggono nel tempo di un’infusione, ma anche reading con musica, vernissage, brunch domenicali organizzati con amore, presentazione di testi in varie lingue e un bookclub in italiano a cui mi sono unita dopo aver letto un libro che da tempo avevo in lista: “L’anniversario”, di Andrea Bajani, premio strega 2025.

“L’anniversario”: conversazioni sul libro di Bajani al bookclub di Metis

Seduti attorno ai nostri tavoli e sorseggiando una bevanda, abbiamo parlato del libro con Bruno, mentre Dario, da dietro il bancone, contribuiva con riflessioni e qualche squisita fetta di torta.

L’anniversario di cui parla Bajani è quello dei dieci anni dall’ultima volta in cui il protagonista ha visto suo padre e sua madre. Il romanzo si apre con l’immagine di un figlio ormai adulto che, dopo la consueta visita ai genitori, scende le scale sapendo che sarà l’ultima volta. “Tornerai a trovarci?” gli chiede la madre dal pianerottolo, come colta da uno strano presentimento. Il figlio non tornerà più e il resto della storia spiega i motivi che lo hanno portato a questa scelta.

Il libro ha diviso ed era prevedibile, perché affronta il tema della violenza domestica con un approccio decisamente non convenzionale. Ed ecco più o meno cosa è emerso dalla nostra discussione da Metis.

La descrizione di un abuso familiare

Personalmente trovo che Bajani scriva benissimo e la mia lettura è stata, nel complesso, interessante. Trovo però che il modo in cui viene reso il dramma familiare, descrivendo le cause senza chiarire mai abbastanza dettagli e dinamiche, rischi di rendere tutto troppo enigmatico. Per questo a volte ho avuto l’impressione che le emozioni, per quanto devastanti, mi arrivassero attutite, come urla soffocate da una pila di cuscini.

Una delle persone presenti ha detto di essere stata quasi infastidita dall’unico passaggio in cui si descrive un episodio di violenza fisica. L’abuser è l’indiscusso capo famiglia della storia, un padre padrone che ha trasformato la moglie in una nullità animata unicamente dal bisogno di compiacerlo e ha isolato l’intera famiglia in una bolla disfunzionale. Nel romanzo viene per lo più descritto il modo in cui l’uomo annienta psicologicamente la donna, ma intorno alla metà del libro viene narrata anche una terribile esplosione fisica.

“Ho avuto l’impressione che quel tipo di dinamica, e in generale anche il tema della famiglia problematica, siano stati scelti perché attualmente popolari in letteratura” ha spiegato, scorrendo le dita tra le pagine del libro. Una provocazione interessante, ma anche un vicolo cieco, purtroppo. Non potendo conoscere le intenzioni di un autore, non ci resta infatti che confrontarci con il testo, al di là delle ipotesi.

Del resto, sul libro ne sono circolate tante, in primis quelle relative all’esistenza di un’eventuale matrice autobiografica, soprattutto per via di alcuni tratti in comune tra personaggio e autore. L’apposizione del sottotitolo “un romanzo”, però, chiarisce in definitiva che non parliamo di un memoir, ma di una storia che, per usare le parole dello stesso Bajiani in un’intervista a Vanity Fair, “mastica tutto, ciò che è rubato, inventato, reale, non reale, autobiografico, non autobiografico, e ne fa una storia universale”.

Bruno e Dario, i proprietari della libreria caffè “Metis”

L’inquietante perfezione della figura della madre

Su una cosa siamo stati tutti d’accordo. La figura della madre è notevole. Sapientemente descritta in negativo, nel suo sottrarsi alla scena e alla vita in una costante performance di invisibilità volontaria (mi è impossibile visualizzare la figura di mia madre davanti ai fornelli, invece mi è molto facile visualizzare l’assenza di mio padre davanti al lavello, dice a un certo punto il protagonista), questa figura è l’esempio orrorifico di come una donna “normale” possa diventare una schiava per scelta, seguendo misteriosissime ragioni del cuore.

Senza spiegare perché, l’autore descrive una persona che rinuncia prima all’università, poi alla sua città, poi alla sua famiglia d’origine e infine ai suoi figli e alla sua stessa identità, in un crescendo di episodi silenziosamente terribili, di cui uno anche particolarmente disgustoso. Ed è proprio nel privarci di motivazioni che Bajani ci spaventa, con un mistero tragico che resta non spiegato, come in una favola nera.

Uno dei più grandi tabù della società italiana

Siamo stati tutti d’accordo anche sul il fatto che il romanzo affronti uno dei più grandi tabù della nostra società, soprattutto in Italia: la possibilità di chiudere con i genitori, quando hanno un impatto negativo sulla salute psichica dei figli. Quanto costa allontanarsi, in questi casi, e quanto costa restare? Il protagonista di Bajani non ha dubbi e l’anniversario della sua rottura con chi lo ha messo al mondo viene celebrato senza ripensamenti, ma per molti non è così e il vincolo del sangue resta circondato da un alone sacro, intangibile. Siamo stati tutti d’accordo nel riconoscerlo.

Con uno suo stile reticente, che si insinua sottopelle, e una storia che non si lascia mai conoscere fino in fondo (neanche dei personaggi sapremo mai il nome), “L’anniversario” ha animato una bella serata di metà ottobre a Prenzlauer Berg, in quel di Berlino.

Se lo avete letto, fatemi sapere che ne pensate. E magari vediamoci da Metis, per il prossimo bookclub. La vita è troppo breve per non godersi un buon libro e la deliziosa ospitalità di Bruno e Dario.

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