AperturaPoliticaPolitica internazionalePolitica Tedesca

Dati sensibili in mano ai talebani. Dissidenti accusano: il governo tedesco sapeva

Il 3 ottobre 2025, alcuni uomini accompagnati dal diplomatico Said Mustafa H. hanno varcato la soglia dell’edificio situato in Liebfrauenweg, nel quartiere Ückesdorf a Bonn, sede del consolato generale della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. L’immobile risultava vuoto da quarantotto ore, da quando l’ex console generale Hamid Nangialay Kabiri e ventidue collaboratori avevano cessato le attività. Questo è accaduto perché, nonostante la Germania non riconosca formalmente il nuovo governo afghano, in mano ai talebani, l’esecutivo tedesco ha già da tempo deciso di avviare trattative per il rimpatrio dei cittadini afghani con precedenti che si trovano in Germania e non può farlo senza interagire, evidentemente, con chi prende le decisioni nel Paese. Secondo un’inchiesta esclusiva di ARD, però, permettere l’accesso all’edificio dell’ex consolato a persone che lavorano per il governo dei talebani ha fatto cadere nelle mani del nuovo regime una grande quantità di dati sensibili che metteranno a rischio le vite di moltissimi dissidenti in tutto il mondo e, soprattutto, delle loro famiglie in Afghanistan.

La struttura ospita infatti server contenenti informazioni relative a numerose rappresentanze diplomatiche afghane sparse in Europa, Canada e Australia. Istituzioni che continuano a operare a nome della “vecchia” Repubblia Islamica dell’Afghanistan, senza cooperare con il regime di Kabul. Dati personali, documenti, corrispondenze riservate: un archivio digitale ora potenzialmente nelle mani dei talebani, che potrebbero servirsene per sanguinose rappresaglie.

I rischi per i dissidenti afghani: i dati delle loro famiglie sono in mano ai talebani

Il Ministero degli Esteri aveva autorizzato l’ingresso dei diplomatici provenienti da Kabul “per svolgere funzioni consolari presso l’ambasciata afghana a Berlino e il consolato generale afghano a Bonn”, secondo quanto comunicato ufficialmente. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) aveva ribadito nell’intervista settimanale alla ARD che l’attività consolare avrebbe dovuto facilitare le espulsioni di cittadini afghani con precedenti penali verso il paese d’origine. Said Mustafa H., tuttavia, aveva ricevuto un mandato differente dal governo di Kabul: assumere la direzione del consolato di Bonn e riportarlo sotto l’egida del regime.

L’ex console Kabiri aveva quindi annunciato le proprie dimissioni, attraverso un video pubblicato sul portale web del consolato, proprio per protestare contro l’accreditamento di due rappresentanti talebani, fra i quali lo stesso Said Mustafa H, da parte delle autorità tedesche. 

Nell’andarsene Kabiri ha dovuto abbandonare l’edificio, al cui interno sono rimasti alcuni server contenenti informazioni che provengono da ambasciate e consolati afghani che hanno mantenuto le distanze dai radicali islamici. Queste sedi diplomatiche hanno continuato a rilasciare certificati, passaporti, atti di nascita e matrimonio a cittadini afghani fuggiti dal 2021 in poi. Persone che temono il regime o preferiscono evitare qualsiasi contatto con esso. L’accesso ai server potrebbe esporre non soltanto gli oppositori in esilio. Le famiglie rimaste in Afghanistan rischiano ritorsioni dirette.

In teoria, aempre secondo quanto dichiarato da Dobrindt, ai nuovi “inquilini” dell’edificio è stato chiesto di mantenere le insegne dell’ormai disciolta Repubblica Islamica dell’Afghanistan, cessata de facto nell’agosto 2021 con l’arrivo al potere dei talebani. Questa direttiva, però, non sarebbe stata rispettata: il sito del consolato riflette la nuova identità del Paese come “Emirato Islamico”, che al momento solo la Russia ha riconosciuto.

Avvertimenti ignorati dalle autorità tedesche

Patoni Teichmann, attivista per i diritti umani di origine afghana, ha dichiarato ai giornalisti di ARD che il governo tedesco sapeva benissimo cosa sarebbe successo e accusa l’esecutivo di aver lavorato per i talebani, facendo scelte incomprensibili. La stessa Teichmann avrebbe tentato per mesi di bloccare la presa in carico dell’edificio da parte della nuova rappresentanza, scrivendo petizioni e lettere aperte al governo, senza risultati. Inoltre, più di una dozzina di rappresentanze diplomatiche afghane all’estero, ancora autonome dal controllo talebano, avevano segnalato i pericoli connessi alla consegna del consolato di Bonn.

Mentre l’ambasciata di Berlino e il consolato di Monaco operano già sotto rappresentanti che hanno trovato accordi con i talebani, Bonn aveva resistito fino a questo mese. In uno dei documenti, lungo tre pagine, si menzionavano esplicitamente i rischi per afghani residenti oltre i confini tedeschi. “Il controllo sui dati dei consolati potrebbe consentire ai talebani di perseguire, intimidire e punire i rifugiati afghani e i cittadini di Stati europei di origine afghana”, si legge nel testo. ARD ha dichiarato di aver contattato il Ministero degli Esteri Tedesco allo scopo di saperne di più sulle motivazioni che hanno spinto a far occupare il consolato di Bonn dai rappresentanti talebani, ma, secondo la testata, il ministero avrebbe risposto in modo generico, limitandosi a dichiarare che “le richieste della società civile e di altre parti su questi temi” sono state “prese in considerazione”.

Un favore ai talebani?

Le autorità tedesche, continua la redazione, hanno mostrato maggiore dinamismo nell’allontanamento dell’ex console Kabiri, la cui tessera diplomatica non era stata rinnovata dal Ministero degli Esteri. Essendo rimasto senza accreditamento valido in Germania, a Kabiri non erano rimaste che le dimissioni e anche i successivi tentativi di contatto sarebbero stati respinti. Questo nonostante il Ministero degli Esteri avesse già dichiarato all’ARD che il governo federale tedesco aveva “interesse a che le rappresentanze afghane in Germania continuino a essere operative e siano guidate da persone già accreditate prima della presa di potere da parte dei talebani”. 

Il consolato generale di Bonn presenta ora un portale web rinnovato. Assente qualsiasi riferimento alla “Repubblica Islamica dell’Afghanistan”. Il nuovo look riprende l’immagine del Ministero degli Esteri talebano a Kabul, nonostante il governo tedesco dichiari di aver “comunicato chiaramente alla parte afghana la sua aspettativa” che “le rappresentanze continuino a utilizzare il titolo e le insegne della Repubblica Islamica dell’Afghanistan”.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio