Proteste pro-Palestina: esperti ONU criticano la polizia tedesca. “Negato il diritto a manifestare”
Sei esperti indipendenti del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani hanno espresso pesanti critiche agli interventi delle forze dell’ordine tedesche durante le manifestazioni di solidarietà verso la popolazione civile palestinese. La dichiarazione sottolinea preoccupazioni per quella che viene definita una “continua violenza della polizia” e un’apparente repressione sistematica delle iniziative di solidarietà verso la Palestina all’interno della società tedesca.
Le accuse specifiche riguardano divieti imposti alle manifestazioni, arresti definiti arbitrari e la criminalizzazione di chi manifesta. Gli esperti hanno sollecitato il governo tedesco a rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Tra i relatori figura la colombiana Gina Romero, incaricata speciale per i diritti alla libertà di espressione e di riunione.
Documentazione video di presunti abusi ed episodi di violenza della polizia tedesca durante le manifestazioni pro Palestina
Nel corso degli ultimi due anni, diversi video, diventati virali online, hanno ripreso interventi controversi. I filmati documentano manifestanti immobilizzati, colpiti durante e dopo l’arresto. In alcuni casi, gli agenti avrebbero utilizzato tecniche note come “Schmerzgriffe” – prese progettate per provocare dolore acuto e ottenere immediata sottomissione, con o senza conseguenze fisiche permanenti. Anche il Consiglio d’Europa aveva criticato queste praticha.
Il caso più noto coinvolge un’attivista irlandese poco più che ventenne. Gli agenti berlinesi le hanno fratturato il naso e un braccio durante una manifestazione, alla quale è seguito un fermo. L’episodio ha suscitato attenzione mediatica internazionale.
Misure amministrative contro attivisti stranieri
Gli esperti hanno anche definito allarmante il fatto che le autorità tedesche abbiano sfruttato normative sull’immigrazione per negare la cittadinanza o espellere attivisti coinvolti in questo tipo di manifestazioni. Alcuni cittadini europei sarebbero stati colpiti da questi provvedimenti nelle fasi iniziali delle proteste.
Questa prassi, affermano i sei membri del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, contraddice gli standard internazionali. Gli esperti ritengono che produca un effetto deterrente sulla tutela delle libertà democratiche. Il parere dei relatori che operano per il Consiglio dei diritti umani non hanno potere vincolante né sanzionatorio nei confronti degli Stati che fanno parte dell’ONU.
Posizione delle autorità tedesche
Le forze dell’ordine hanno giustificato i divieti citando gli scontri avvenuti in manifestazioni precedenti. Secondo le autorità, esisterebbe il rischio concreto che, nelle manifestazioni a favore della Palestina, vengano utilizzati slogan con contenuti di incitamento all’odio razziale e all’antisemitismo. Le preoccupazioni riguardano anche possibili episodi violenti o di glorificazione della violenza, incluso il sostegno ad organizzazioni classificate come terroristiche.
I tribunali tedeschi hanno esaminato i ricorsi contro questi divieti. Le decisioni giudiziarie risultano divise: alcune sentenze hanno confermato le restrizioni imposte, altre le hanno annullate.
Diritto di riunione e proteste non violente
La dichiarazione degli esperti ribadisce che le proteste non violente godono di protezione nell’ambito del diritto di riunione pacifica. Questo principio vieterebbe sanzioni contro la manifestazioni che non sfociano effettivamente in episodi di violenza e contro i manifestanti che non ne commettono. Le proteste politiche, secondo i relatori, non dovrebbero essere oggetto di repressione da parte delle autorità statali.
Il governo tedesco è stato anche contattato dai sei esperti e invitato a rispettare e facilitare attivamente l’esercizio del diritto di riunirsi pacificamente. Gli esperti sottolineano l’incompatibilità tra gli interventi documentati e gli obblighi internazionali sottoscritti dalla Repubblica Federale Tedesca.




