Il Consiglio d’Europa critica la Germania per la repressione delle proteste pro Palestina
In Germania, le manifestazioni di solidarietà con la popolazione di Gaza e in generale con il popolo palestinese sono state, negli ultimi due anni, teatro di scontri violenti fra i partecipanti e la polizia e non di rado le forze dell’ordine e le autorità sono state accusate di reprimere il dissenso su questo tema in modo illegittimo. Il 19 giugno scorso, anche il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla gestione delle manifestazioni filopalestinesi da parte delle autorità tedesche. Le accuse si concentrano su restrizioni alla libertà di espressione e sull’uso sproporzionato della forza durante le proteste.
La lettera ufficiale del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa che critica la Germania
Michael O’Flaherty, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha formalizzato le sue preoccupazioni in una lettera aperta indirizzata al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU). Il documento critica apertamente le misure adottate dalle autorità tedesche che limitano la libertà di espressione e di riunione pacifica durante le manifestazioni pro Palestina.
La lettera evidenzia come le restrizioni imposte alle proteste, fatti salvi i casi nei quali dovessero configurarsi casi di incitamento alla violenza o rifiuto dei principi democratici fondamentali, rappresentino un potenziale danno per la democrazia tedesca. O’Flaherty sottolinea che tali misure potrebbero persino mettere a repentaglio i principi democratici stessi a partire, appunto, dalla libertà di espressione.
Le accuse di violenza eccessiva della polizia
Le denunce del commissario includono l’uso di violenza eccessiva da parte delle forze dell’ordine tedesche contro i manifestanti, inclusi alcuni minorenni. O’Flaherty ha inoltre segnalato che alcuni manifestanti sarebbero stati sottoposti a un’eccessiva sorveglianza online e fisica, oltre a controlli di polizia arbitrari. Il commissario esorta il governo federale tedesco ad astenersi da qualsiasi misura discriminatoria basata sulle opinioni politiche, sulla religione, sulla nazionalità o sullo status di migranti dei partecipanti. O’Flaherty ha anche richiamato il governo tedesco ricordando che la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo difende la libertà di espressione e che tale principio non si applica esclusivamente alle informazioni e alle idee che vengono accolte positivamente o considerate innocue, ma anche alle espressioni che potrebbero risultare controverse o scomode.
La situazione a Berlino
Le critiche di O’Flaherty si concentrano particolarmente sulla gestione delle manifestazioni nella capitale tedesca, per esempio con la scelta di limitare le proteste a raduni stazionari, impedendo i tradizionali cortei.
Dal febbraio 2025, inoltre le autorità berlinesi hanno vietato l’uso della lingua araba durante le manifestazioni. Nazih Musharbash, presidente della Società tedesco-palestinese, ha criticato duramente queste restrizioni in un’intervista con rbb24. Musharbash ha definito la criminalizzazione della lingua araba un inaccettabile attacco all’identità stessa degli arabi. Secondo il presidente dell’associazione, imporre specifiche limitazioni all’operato delle persone basandosi sulla loro lingua o la loro origine rappresenta una violazione della libertà di espressione.
La senatrice dell’Interno di Berlino Iris Spranger (SPD)ha giustificato le misure citando episodi di incitamento all’odio verificatisi durante precedenti manifestazioni, pur sottolineando che non dovrebbero essere emessi divieti generalizzati.

La ricerca accademica conferma le preoccupazioni
Jannis Grimm, ricercatore della Libera Università di Berlino specializzato in studi sulle proteste e sulla repressione del dissenso, ha condotto un’analisi approfondita delle manifestazioni di solidarietà con la Palestina nelle principali città tedesche dal 7 ottobre 2023 in poi. Lo studio ha analizzato le proteste a Berlino, Colonia, Monaco e Amburgo, rilevando tendenze preoccupanti per quanto riguarda la libertà di espressione e di riunione. Grimm ha identificato forti restrizioni in molte città, con una situazione particolarmente tesa nella capitale.
Il gruppo di ricercatori ha raccolto dati quantitativi sulle proteste e condotto decine di interviste per documentare empiricamente le dinamiche in corso. Grimm ha dichiarato che molte delle accuse formulate non dovrebbero essere ignorate, poiché molte di esse sono fondate e possono essere dimostrate empiricamente. Il ricercatore ha evidenziato differenze significative tra le città studiate. Ad Amburgo, nonostante la polizia sia presente alle proteste con la stessa frequenza che a Berlino, non si registrano casi di violenza e scontri di portata simile.
Il contesto storico tedesco: quando è legittimo restringere la libertà di espressione?
Grimm invita a utilizzare con cautela il termine libertà di espressione, sottolineando che l’opinione non è mai completamente libera, nemmeno in Germania. Il ricercatore identifica ragioni storiche che spiegano questa situazione particolare.
In Germania, l’uso di simboli anticostituzionali è punibile per legge. Non è consentito, per esempio, fare il saluto nazista o disegnare la svastica, e queste restrizioni alla libertà di espressione sono considerate ampiamente giustificate dalla maggior parte della popolazione. Il problema sorge quando le proteste diventano bersaglio di accuse di antisemitismo e, soprattutto, quando il peso che l’accusa di antisemitismo può avere in un Paese come la Germania viene utilizzato come arma di repressione di gruppi o movimenti che non esprimono contenuti antisemiti, ovvero quando la libertà di espressione viene limitata anche a fronte di atti non anticostituzionali.
La risposta delle autorità berlinesi
La polizia di Berlino ha respinto le accuse formulate dal commissario europeo e dal ricercatore universitario. In una dichiarazione scritta, le forze dell’ordine hanno affermato che le misure adottate per proteggere la libertà di riunione sono attuate in conformità con il principio di neutralità. Le autorità berlinesi sostengono che i loro interventi si basano sempre sulla legge sulla libertà di riunione di Berlino, nel rispetto dei diritti fondamentali di libertà di espressione e di riunione.
Grimm, per contro, ha sottolineato l’uso di tecniche controverse da parte delle forze dell’ordine, incluso il cosiddetto “Schmerzgriff“, letteralmente “presa dolorosa”. Questa particolare tecnica, che viene da alcune arti marziali, consiste nell’afferrare la persona eseguendo una manovra che punta a comprimere nervi o articolazioni per infliggere dolore e piegare la volontà del soggetto in modo da causare forte dolore fisico, con lo scopo di spingere il soggetto a obbedire per evitare il protrarsi del dolore fisico, per esempio, durante un arresto.
In una dichiarazione del 2023 al quotidiano Morgenpost, il portavoce del sindacato della polizia Benjamin Jendro ha spiegato che si tratta di tecniche di pressione, trazione e immobilizzazione. Queste tecniche provengono dalle arti marziali e provocano dolore agendo fisicamente su punti del corpo sensibili al dolore. Ne sono un esempio le leve al braccio o al polso. Nei materiali didattici per l’addestramento operativo della polizia del capo della polizia di Berlino vengono citate tecniche come la pressione nel nervo sotto l’orecchio, quella con il bordo della mano dal basso verso l’alto contro il setto nasale, con le dita sui linfonodi della mascella, oppure l’afferrare con la mano o schiacciare con la parte piatta del ginocchio la zona genitale. In tutti i casi, lo scopo è unicamente provocare abbastanza dolore fisico da fare in modo che l’altra persona smetta di resistere.
L’uso di questo tipo di tecnica di combattimento contro i manifestanti aveva già suscitato scalpore durante le proteste per il clima di “Letzte Generation”. Secondo il ricercatore, questa pratica è ora diventata normale nell’approccio delle forze dell’ordine tedesche.
Il ricercatore parla di casi di “violenze fisiche molto gravi da parte degli agenti di polizia.”
Il ruolo del Consiglio d’Europa
Il Consiglio d’Europa, fondato nel 1949 indipendentemente dall’Unione Europea, ha il mandato di proteggere la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto in Europa. L’organizzazione comprende anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che stabilisce la giurisprudenza in materia di diritti fondamentali.




