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Centrali a gas: il piano tedesco si scontra con le regole europee

La Ministra dell’Economia e dell’Energia del governo Merz, Katherina Reiche (CDU), è entrata in carica con forti connessioni al settore dell’industria dei combustibili fossili e, prevedibilmente, le sue prime scelte si sono orientate sul potenziamento delle fonti di energia tradizionali. Uno dei progetti più ambiziosi era quello di espandere significativamente la capacità delle centrali a gas in Germania. Questo piano, però, potrebbe arenarsi contro le resistenze che sta incontrando a livello europeo. Secondo quanto emerso, i negoziati tra Berlino e Bruxelles stanno portando a un drastico ridimensionamento degli obiettivi iniziali. Da 20 gigawatt si passa a poco più della metà.

La politica energetica europea influenza anche la Germania

Reiche aveva annunciato l’intenzione di realizzare nuove centrali a gas per almeno 20 gigawatt di capacità totale. Un numero che in alcune fasi della discussione aveva raggiunto persino i 36 gigawatt. L’obiettivo, in teoria, avrebbe dovuto essere quello di garantire elettricità in modo continuativo durante i periodi di scarsa produzione da fonti rinnovabili.

Ma le trattative con le autorità garanti della concorrenza dell’UE stanno modificando il quadro. Secondo quanto riportato da diversi media tedeschi, un incontro tra il ministero e le compagnie energetiche avrebbe visto i negoziatori tedeschi ipotizzare capacità comprese tra 12 e 12,5 gigawatt. Una riduzione del 37,5% rispetto al piano originale.

Il nodo degli aiuti di stato

Le centrali dovrebbero operare come riserva strategica, con tempi di funzionamento limitati. Questo modello richiede sovvenzioni pubbliche per risultare economicamente sostenibile. E qui scatta il meccanismo di controllo europeo: ogni aiuto statale che interviene nel mercato dell’elettricità deve ricevere l’approvazione da Bruxelles, onde evitare che si configurino situazioni di concorrenza non equilibrata.

Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che l’organismo è in contatto con le autorità tedesche, con l’intenzione di supportare la Germania nello sviluppo di misure conformi alle norme UE, che evitino distorsioni della concorrenza tra Stati membri e al tempo stesso offrano vantaggi ai consumatori. 

Non è la prima volta che un ministro dell’Energia tedesco deve rivedere le proprie ambizioni in materia di produzione di gas. Robert Habeck dei Verdi, predecessore di Reiche nonché vicecancelliere del governo Scholz, aveva già negoziato l’approvazione per 12 gigawatt di nuova capacità con la Commissione europea. Anche in quel caso era stato necessario ridimensionare i piani iniziali.

Voci critiche dall’interno: reti, antitrust e alternative

Klaus Müller, a capo dell’Agenzia federale delle reti, chiede maggiore flessibilità. Accumulatori privati, contatori intelligenti, ma anche misure tempestive da attuare con una certa urgenza, per avere un quadro chiaro e controllabile della capacità di produzione energetica del Poese.

Andreas Mundt dell’Autorità federale antitrust solleva un punto diverso. Le prossime gare d’appalto andrebbero sfruttate per ridurre la concentrazione nel mercato della produzione elettrica, che è già molto consolidato.

I detrattori della strategia di Reiche sostengono che l’approccio sia eccessivamente sbilanciato sulle centrali a gas naturale. Esistono altre opzioni per garantire capacità controllabili: grandi accumulatori a batteria, impianti a biomassa, centrali idroelettriche. Tecnologie che potrebbero integrare o sostituire parte della capacità prevista per il gas.

Il tempo stringe

I lunghi negoziati con Bruxelles stanno compromettendo il calendario delle gare d’appalto e sembra ormai improbabile che si riesca a procedere quest’anno. Al ritardo si aggiungono le incertezze sulla capacità finale che sarà approvata dopo i negoziati con l’UE. Nel frattempo, l’azienda energetica “1Komma5°” di Amburgo ha presentato reclamo ufficiale a Bruxelles contro il governo tedesco. Secondo l’azienda, i pagamenti statali previsti distorcono la concorrenza e aumentano inutilmente i costi della già complessa transizione energetica.

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