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Stop al programma di accoglienza rifugiati a Berlino: la decisione definitiva del governo federale

Le politiche del nuovo governo tedesco in materia di gestione dell’immigrazione e accoglienza dei rifugiati vengono decise a livello federale, ma si riverberano anche a livello regionale. Berlino ne è una prova. Il programma regionale che dal 2013 permetteva a centinaia di famiglie siriane, irachene e afghane di ricongiungersi con i propri parenti, spesso in fuga da scenari di guerra, abuso e pericolo, non sarà prorogato. Lo ha deciso Alexander Dobrindt, esponente della CSU e attuale ministro dell’Interno tedesco, negando in via definitiva il consenso necessario per qualsiasi ulteriore prolungamento o per l’avvio di una nuova iniziativa dello stesso genere. Senza quel consenso, non c’è margine di manovra per i Länder: il programma è al capolinea.

Il Land di Berlino aveva chiesto un segnale, anche minimo, per proseguire l’accoglienza, ma non lo ha ricevuto. La notizia, che il quotidiano B.Z. ha riportato per primo e che è poi stata confermata da fonti ufficiali dell’amministrazione finanziaria berlinese, ha reso palesemente irragionevole ogni speranza residua.

Il programma berlinese dal 2013 al 2024

Dal 2013 al marzo 2024, quasi 3.900 persone sono riuscite ad arrivare a Berlino attraverso questo canale umanitario. Ma non si trattava di un passaggio automatico: l’accoglienza era riservata a chi aveva familiari già residenti nella capitale tedesca, disposti ad assumersi l’onere dei costi sanitari e assistenziali per almeno cinque anni.

Un patto, in un certo senso. Tra istituzioni e cittadini, tra chi era già arrivato e chi ancora aspettava un varco. La senatrice agli Interni Iris Spranger (SPD) aveva espresso chiaramente la volontà di continuare il progetto, sottolineandone il valore umano prima ancora che politico. Eppure, i tentativi di ottenere una verifica di bilancio dal senatore delle Finanze Stefan Evers (CDU) si sono infranti contro un ostacolo ben più grande: la linea ferma del governo federale.

senatrice agli interni sedicenni
Iris Spranger, dettaglio foto. Sandro Halank, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, 2021-12-21 Sitzung des Abgeordnetenhauses von Berlin by Sandro Halank–127, make the picture square by I don’t, CC BY-SA 4.0

L’intervento decisivo di Dobrindt e le ragioni ufficiali

Per questo tipo di programma, infatti, si rende necessaria l’approvazione da parte del Ministero dell’Interno. Senza quella firma, nessuna iniziativa regionale può procedere. Stefan Evers aveva sollevato la questione proprio con Dobrindt, chiedendo se da parte del governo federale ci fosse disponibilità a collaborare. La risposta è stata un secco “no”.

Secondo il portavoce del Ministero, il rifiuto si fonda sull’accordo di coalizione tra CDU/CSU e SPD: nessuna estensione di programmi simili, nessuna eccezione. Dobrindt ha poi richiamato la nuova direzione della politica migratoria tedesca – una direzione più rigida, più selettiva, che non contempla canali paralleli a quelli previsti a livello federale. Le parole sono state pesate, sì, ma il senso è inequivocabile: la stagione dell’accoglienza volontaria da parte dei singoli Länder è finita.

Cosa accade agli altri programmi locali per l’accoglienza ai rifugiati a Berlino

Il programma principale non è l’unico a essere stato colpito. A Berlino, sotto l’attuale giunta nero-rossa (CDU-SPD), era stato attivato anche un secondo progetto: accoglienza mirata per persone particolarmente vulnerabili, in fuga dalla Siria ma rifugiate in Libano. Anche questo programma, però, è stato sospeso all’inizio del 2024. Motivo ufficiale: il peggioramento delle condizioni di sicurezza nella regione.

Una portavoce dell’amministrazione sociale del Senato ha confermato che, in seguito alla presa di posizione di Dobrindt, non è prevista l’entrata di ulteriori beneficiari. Di fatto, anche quest’altra finestra umanitaria è stata chiusa. Silenziosamente, ma in modo irrevocabile.

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