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Merz annuncia un ponte aereo su Gaza: collaborazione fra Germania e Giordania

Le scelte politiche dell’attuale governo tedesco in merito al conflitto in Medio Oriente sono essenzialmente le stesse che erano state messe in atto dal governo Scholz: appoggio pressoché incondizionato a Israele, fornitura di armi, repressione durissima e spesso violenta di tutte le manifestazioni di solidarietà con la Palestina. Quando l’opinione pubblica internazionale accende i riflettori su come Gaza sia la più grande catastrofe umana del nostro tempo, il Cancelliere Friedrich Merz (CDU) e alcune altre voci all’interno dell’esecutivo deplorano, almeno sul piano teorico, le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, ma questo non porta a scelte come quelle del governo spagnolo o di quello francese (rispettivamente l’interruzione dei rapporti commerciali con Israele e il riconoscimento dello Stato di Palestina). Un timido passo nella direzione del supporto ai civili è stato fatto dal cancelliere federale Merz, il quale, nella giornata di lunedì, ha dichiarato che il governo, in collaborazione con la Giordania, sta organizzando un ponte aereo per inviare generi alimentari e medicinali a Gaza.

Ponte aereo su Gaza e collaborazione con UK e Francia

Durante una riunione del gabinetto di sicurezza alla Cancelleria federale, Merz ha chiarito che il piano non si ferma alla sola Germania: anche Francia e Gran Bretagna si sono dette pronte a partecipare all’operazione. È solo l’inizio, secondo il leader CDU, di una serie di interventi più ampi per alleviare le sofferenze della popolazione civile.

Le prime spedizioni aeree sono già in atto, ma il cancelliere chiede di più: un cambio radicale e si aspetta che sia proprio Israele a intervenire “in modo completo e sostenibile” per migliorare la situazione catastrofica a Gaza.

Nessuna annessione, nessuna espulsione: le richieste di Berlino

In parallelo al ponte aereo, il cancelliere ha ribadito alcune linee rosse irrinunciabili per il governo federale. A partire dalla richiesta di un cessate il fuoco permanente. Ma non basta: per la Germania, una tregua duratura è possibile solo con il rilascio degli ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023 – tra cui si troverebbero ancora cittadini tedeschi – e la resa incondizionata da parte di Hamas.

E poi c’è il tema delle espulsioni e dell’annessione dei territori: per Merz, Israele deve evitare ogni ulteriore escalation nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Tuttavia, proprio come l’Italia, anche la Germania ha scelto di non riconoscere lo Stato palestinese. La posizione tedesca resta ferma sulla soluzione a due Stati, ma riconoscerli entrambi formalmente sarebbe, secondo il governo, un auspicabile risultato finale, non un punto di partenza. Una posizione evidentemente non condivisa dai 147 Stati Membri delle Nazioni Unite che hanno riconosciuto ufficialmente la Palestina come Stato.

Merz vuole telefonare a Netanyahu

Merz ha annunciato anche una telefonata imminente al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Inoltre, il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) sarà nella regione nei prossimi giorni, per negoziare soluzioni diplomatiche alla crisi.

Netanyahu in Germania
Foto: UK Government, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Berlino punterebbe anche a organizzare una conferenza internazionale sulla ricostruzione di Gaza. A guidarla sarà il ministero federale dello Sviluppo, con la ministra Reem Alabali Radovan in contatto diretto con partner regionali e governi europei, in particolare Francia e Gran Bretagna.

Tutte queste misure, indipendentemente dalla loro potenziale efficacia, sono comunque solo programmi teorici: per il momento, nessuna misura ufficiale è stata decisa per aumentare la pressione su Israele. Tuttavia, ha sottolineato Merz, le opzioni sono sul tavolo e si resta pronti ad agire, a seconda dell’evoluzione dei colloqui in corso.

Lanci aerei: un’illusione pericolosa?

Nel frattempo, le organizzazioni umanitarie sollevano dubbi pesanti sui lanci di aiuti dall’alto, che definiscono una distrazione costosa, inefficiente e persino pericolosa. Secondo il Programma alimentare mondiale, un abitante su tre a Gaza non mangia da giorni e 90.000 tra donne e bambini necessitano di cure urgenti. Più di 100 organizzazioni parlano apertamente di “fame di massa causata dall’uomo” e fanno notare come, oltre un certo stadio di denutrizione, la nutrizione possa essere ripresa solo sotto controllo medico, poiché l’esposizione al cibo può avere conseguenze gravi e perfino fatali per la salute. Un ponte aereo, quindi, non sarebbe parte della reale soluzione ai problemi di Gaza, ma solo un’altra faccia del problema

Le critiche sono severe. Philippe Lazzarini (Unrwa) ha dichiarato che i lanci aerei sono una soluzione inefficace e rischiosa: 6.000 camion carichi di aiuti sono già pronti in Giordania ed Egitto, bloccati solo dalla mancanza di autorizzazioni. Per lui, l’unica vera soluzione è che Israele apra i valichi di frontiera e garantisca vie sicure e dignitose per consegnare gli aiuti via terra.

Alcuni lanci, secondo quanto riportato da Al Jazeera, hanno già causato feriti tra gli sfollati palestinesi. Pallet caduti su tende improvvisate, violenza e caos per accaparrarsi i pochissimi generi alimentari disponibili. Una realtà che smentisce le rassicurazioni ufficiali. Le “pause tattiche” annunciate da Israele e la creazione di nuovi corridoi umanitari vengono accolte con scetticismo da chi opera ogni giorno sul territorio.

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