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Deputata tedesca espulsa dalla seduta del parlamento per la maglietta con scritto “Palestina”

Lo spostamento dell’opinione pubblica e anche della posizione di molti esponenti politici sulla questione del sostegno a Israele sta causando, nella politica tedesca, un terremoto le cui onde d’urto si susseguono in più direzioni con frequenza quotidiana. Una delle più recenti controversie ha riguardato la la deputata di Die Linke Cansın Köktürk, che la presidente del Parlamento Julia Klöckner (CDU) ha espulso dall’aula per aver indossato una maglietta con la scritta “Palestina” durante una sessione del Bundestag.

Violazione delle regole sull’abbigliamento al Bundestag: Köktürk si rifiuta di cambiare la maglietta con scritto “Palestina” e lascia l’aula

Durante l’interrogazione parlamentare che prevedeva interventi del Ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) e della Ministra per lo Sviluppo Reem Alabali-Radovan (SPD), Köktürk si è presentata indossando la maglietta in questione. Dopo circa trenta minuti dall’inizio della seduta, la presidente Klöckner è intervenuta richiamando le regole stabilite dalla Camera.

Le normative parlamentari tedesche stabiliscono che né adesivi né dichiarazioni sui capi di abbigliamento sono ammessi durante le sedute ufficiali. Klöckner ha sottolineato come queste regole fossero state concordate e rappresentassero linee guida chiare per tutti i deputati.

Secondo quanto riferito dalla presidente del Parlamento, si era già verificata una discussione preliminare con Köktürk riguardo al fatto di indossare abbigliamento considerato inappropriato per una sessione del Bundestag. Nonostante il richiamo, la deputata di Die Linke ha rifiutato di conformarsi alla richiesta di cambiare maglietta, al che Klöckner le ha chiesto di lasciare l’aula.

Köktürk è uscita immediatamente, manifestando evidente irritazione. Mentre si avvicinava all’uscita, la deputata scambiato parole accese con un altro parlamentare, provocando un ulteriore richiamo da parte della presidente.

Julia Klockner
Julia Klöckner Foto: Tobias Koch

Le reazioni e le posizioni politiche

Immediatamente dopo l’espulsione, Köktürk ha utilizzato i social media per commentare l’accaduto e ribadire le proprie posizioni critiche verso la politica tedesca in Medio Oriente. Nel suo messaggio su X, la deputata ha sottolineato come Wadephul avesse confermato la continuazione delle forniture di armi tedesche a Israele, senza menzionare le vittime civili del conflitto.

Traduzione: “Wadephul in aula: la Germania continuerà a fornire armi a Israele. Non una parola sugli oltre 50.000 bambini morti e feriti. La signora Klöckner mi chiede di lasciare la sala plenaria perché sulla mia maglietta c’è scritto “Palestina”. Avete tutti completamente fallito.”

La parlamentare di Die Linke ha definito la sua espulsione dall’aula per via della scritta “Palestina” sulla maglietta come simbolo di un più ampio fallimento della classe dirigente tedesca nella gestione della questione mediorientale.

Johann Wadephul Foto: Tobias Koch

L’episodio della maglietta non rappresenta il primo caso di polemica legato all’abbigliamento di Köktürk in Parlamento. Durante la seduta costituente del Bundestag, la deputata aveva già suscitato discussioni indossando una kefiah palestinese, provocando reclami formali da parte di diversi politici dell’Unione.

In quella circostanza, Köktürk aveva difeso la propria scelta sostenendo che indossare la kefiah rappresentava un gesto di solidarietà verso la Palestina, non un supporto all’organizzazione Hamas né un simbolo di odio per Israele.

Le divisioni interne a Die Linke sulla questione israelo-palestinese

All’interno del partito Die Linke emerge una frattura significativa riguardo all’approccio verso il conflitto israelo-palestinese. Due fazioni distinte hanno sviluppato posizioni sempre più inconciliabili sulla questione mediorientale. Una componente del partito si concentra sul respingere categoricamente qualsiasi sospetto che Die Linke neghi il diritto all’esistenza dello stato di Israele. Questa corrente mira a mantenere una posizione equilibrata che riconosca la legittimità di entrambe le parti nel conflitto. Il partito, nel suo complesso, ha recentemente adottato la definizione di antisemitismo contenuta nella cosiddetta Dichiarazione di Gerusalemme, che fa una netta distinzione fra le critiche all’operato dello Stato e del governo di Israele e gli attacchi all’identità ebraica nel suo complesso, stabilendo quindi che nella definizione di antisemitismo non rientra il semplice fatto di giudicare negativamente le azioni del governo israeliano.

Questo non ha comunque placato le divisioni interne, laddove alcuni rappresentanti del partito vedono con preoccupazione posizioni “troppo” filo-palestinesi, come quelle dell’esponente del comitato esecutivo Ulrike Eifler, che ha condiviso online una mappa che mostrava Israele e i territori palestinesi completamente colorati con i colori della bandiera palestinese. Questo gesto è stato interpretato da molti osservatori come una negazione implicita del diritto all’esistenza di Israele.

L’interruzione dalla tribuna dei visitatori

Durante la stessa seduta dell’espulsione di Köktürk, si è verificato un ulteriore episodio che ha interrotto temporaneamente i lavori della camera. Una donna dalla tribuna dei visitatori, durante l’intervento del Ministro degli Esteri Wadephul, ha gridato slogan filo-palestinesi come “Free Palestine, stop the genocide”.

L’incidente si è concluso l’intervento del personale di sicurezza e l’allontanamento forzato della donna dalla tribuna, che ha continuato a urlare “Palestina Libera” e “Avete le mani sporche di sangue”. Il ministro Wadephul ha successivamente collegato questo episodio al comportamento della deputata Köktürk, suggerendo una correlazione tra le azioni parlamentari e le reazioni del pubblico.

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