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Covid-19, più facile entrare in Germania per i vaccinati. Si riapre la polemica sui “privilegi speciali”

Un documento stilato dal governo federale tedesco, in collaborazione con i presidenti dei Land, detta le future linee guida per regolare gli ingressi dall’estero, in ottemperanza alle misure per il contenimento della pandemia di Covid-19.
Fra le disposizioni che si presume saranno messe in atto con la prossima delibera sulle norme di sicurezza, fa discutere l’ipotesi di eliminare l’obbligo di quarantena e test per coloro che, all’ingresso in Germania da paesi esteri, potranno produrre la documentazione che attesti la completa copertura vaccinale contro il Covid-19.

A sollevare qualche polemica è l’apparente contrasto di questo aspetto delle future disposizioni con le posizioni precedentemente espresse dal governo circa l’intenzione di non concedere privilegi speciali ai vaccinati rispetto ai non vaccinati.

In realtà non si dovrebbe parlare di veri e propri “privilegi”, per quanto riguarda le disposizioni contenute nel documento in lavorazione, o quantomeno non si dovrebbe considerarle discriminatorie verso chi non ha ancora ricevuto il vaccino.
L’ingresso nel Paese, infatti, non viene inibito ai non vaccinati. Più semplicemente, è stato giudicato superfluo l’obbligo di sottoporsi al tampone o restare in quarantena per coloro che hanno acquisito l’immunità attraverso la vaccinazione, avvenuta almeno due settimane prima dell’ingresso, oppure dopo aver superato un’infezione da SARS-Cov-2 certificata da almeno 21 giorni. Restano invece in vigore per tutti, senza distinzioni, gli obblighi relativi al distanziamento sociale e alle mascherine protettive.

Non si può dire che la posizione del governo sulla concessione dei cosiddetti “privilegi vaccinali” sia cambiata. Lo stesso ministro della salute Jens Spahn (CDU) ha definito “inaccettabile” l’ipotesi di riservare la possibilità di viaggi aerei solo a chi ha già ricevuto il vaccino. Soprattutto in considerazione del fatto che una larga parte della popolazione, pur intenzionata a farsi vaccinare, non ha la possibilità di farlo perché non appartiene ai gruppi più a rischio, ai quali è stata riconosciuta la priorità nell’accesso all’immunizzazione. Lo stesso si è detto per l’accesso a ristoranti e luoghi pubblici.

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