Il titolo del libro è stato pensato come risposta alla domanda su cosa sia una serie web: “Short, narrative and serialized” è il risultato di cinque anni di studio di serie brevi prodotte nel mondo. Jöel Bassaget e Meredith Burkholder, autori del libro, hanno preso in esame un database di 6.200 serie prodotte tra il 1995 e il 2017.

Webfest
Meredith Burkholder e Jöel Bassaget posano, insieme ad Anne Santa Maria, durante la Webfest Berlin 2019 ©NORTHFAB Agency for a Visual World

Oltre ad un capitolo interamente dedicato alla genesi storica delle serie web, il libro fornisce informazioni sulle serie catalogate per data di pubblicazione, Paese di origine, genere, numero di stagioni ed episodi, durata, tema trattato, budget e piattaforme di distribuzione. Al momento “Short, narrative and serialized” è il libro più esaustivo sul fenomeno, ha cambiato significativamente il panorama della produzione digitale di contenuti di intrattenimento ed è uno strumento fondamentale per produttori, emittenti, scrittori, registi, studenti e aziende per comprendere meglio le sfide chiave della produzione di contenuti brevi sul mercato di domani.

Il grafico qui sotto, tratto dal libro, mostra con chiarezza l’”esplosione” della produzione di serie dal 2008 al 2012. In soli cinque anni il numero delle serie web presenti in rete è balzata da poche decine a centinaia, in un momento in cui non c’era alcun mercato per le serie brevi e quindi nessun incentivo finanziario.

Photo by theglobalpanorama

Dall’oggi al domani migliaia di creativi in tutto il mondo hanno prodotto centinaia di serie messe a disposizione online (per lo più) gratuitamente, determinando così la nascita di un movimento spontaneo di produzione indipendente e la nascita di un nuovo formato di fiction seriale.

Negli anni successivi fino ad oggi cinque fattori principali hanno determinato una crescita ancora più esponenziale della produzione di serie brevi: il progressivo aumento della velocità di navigazione in rete, la democratizzazione della distribuzione grazie a piattaforme di condivisione di contenuti audiovisivi, la diffusione di dispositivi mobili, l’entrata sul mercato di piattaforme online come Netflix e la democratizzazione dei mezzi di produzione. Produrre è diventato più facile e più accessibile da quando i prezzi delle telecamere e delle attrezzature sono diminuiti in modo significativo e le loro prestazioni sempre più professionali hanno consentito di produrre serie di maggiore qualità.

“Viviamo in tempi diversi”, ci dice Jöel Bassaget, che è anche membro del consiglio direttivo della Webfest, “la televisione non è più solo la regina del nostro salotto, ma è dappertutto. La guardiamo ovunque, non abbiamo più tempo di guardare serie di lunghi episodi e le webseries sono il nuovo territorio dello storytelling da esplorare, sono intrattenimento vero in forma breve. La Televisione è stata una fantastica macchina che ci ha regalato serie bellissime che abbiamo amato molto, ma per oltre settant’anni anni è stata anche una formidabile macchina per dire no. Per dire no a molti creativi, a molte idee, a molti progetti innovativi, perché la Televisione non poteva essere altro che la regina del salotto, che parlava a uno spettatore che si sedeva sul divano aspettando il suo programma preferito. Adesso non c’è nessuno a dire no, sul web c’è solo un sì.
Le serie web sono al 90% produzioni indipendenti e questo è molto importante. I giovani filmmaker forse non hanno abbastanza esperienza, ma sono veloci e collaborativi. In rete trovano la crew di cui hanno bisogno, gli attori, le location e sono subito pronti a produrre la loro idea. Stanno sfidando il vecchio modo piramidale di produrre contenuti intrattenitivi e sarebbe quindi molto utile alle televisioni del futuro lavorare con questi giovani multi-talento, non per produrre in modo più economico, ma per produrre in modo più intelligente”.

È l’inizio di una nuova era, la prima età d’oro delle serie web.

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