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Unconventional Berlin Diary: Sophie Scholl e la non violenza contro Hitler

Mentre ero in fila in banca ho visto un ragazzo con la maglia della Sophie Scholl Schule e mi sono messa a pensare al complicato rapporto tra resistenza e filosofia della non violenza. È possibile opporsi a un dittatore sposando sempre e comunque un’idea di pace? E al di là del fatto che sia giusto, è utile? Ed è un principio applicabile sempre, oppure può assumere sfumature diverse in rapporto al contesto, alla congiuntura, al tipo di oppressione e al despota di riferimento?

Una riflessione un po’ strana, per un lunedì mattina fatto di piccole occupazioni frenetiche, ma la maglia di quel ragazzo continuava a rimbalzarmi davanti agli occhi e in più l’argomento mi interessa da sempre. My two cents, quindi, per quello che valgono.

Sophie Scholl
Sophie Scholl

Sophie Scholl e la resistenza pacifica contro il mostro

Personalmente ritengo che la non violenza, intesa come imperativo categorico, sia una sorta di principio etico assoluto, che si nutre di sé stesso e non si pone il problema del risultato. È la legge dei cristiani che si immolano, che pensano che il paradiso non sia di questa terra, che non si preoccupano davvero del fine, perché l’unico fine è il “modo” in cui esprimono la loro tensione morale.

Se però parliamo da una prospettiva concreta, e cioè quella della lotta alla tirannide, penso che la non violenza sia uno strumento utile solo quando il nemico ha un minimo di scrupoli e Sophie Scholl è la prova definitiva del fatto che Gandhi non avrebbe funzionato, nella Germania hitleriana.

Sophie Scholl
Sophie Scholl

I metodi del Mahatma, infatti, andavano bene contro l’Inghilterra, sensibile al peso dell’opinione pubblica internazionale. L’Inghilterra sapeva che non avrebbe potuto continuare a sfruttare le colonie ancora per molto (nel modo in cui lo aveva sempre fatto, almeno), e che stava arrivando il momento dell’arrocco. Riorganizzare il suo impero commerciale su nuove basi non sarebbe stato possibile inasprendo il conflitto con l’India e quindi sì, la protesta non violenta, in questa cornice, è risultata vincente. Contro il “lugubre baffetto” che nel ’33 divenne cancelliere della Germania, però, i metodi di Gandhi sarebbero stati utili quanto l’omeopatia contro il cancro.

Gli indiani si sdraiavano a terra durante le cariche della cavalleria britannica e i soldati si fermavano per paura di fare una strage. Cosa sarebbe successo agli oppositori pacifici che avessero sfidato le SS nello stesso modo? Sarebbero finiti come lo “zuzzu” siciliano, probabilmente. O per l’appunto come la povera Sophie Scholl, attivista cristiana che, insieme ai suoi compagni della Rosa Bianca, decise di combattere il nazismo in modo non violento, distribuendo volantini e criticando pubblicamente la politica di Adolf Hitler.

Sophie Scholl
Sophie Scholl

L’epilogo fu tragico. Sophie Scholl, suo fratello Hans e il loro amico Christoph Probst vennero infatti ghigliottinati a 21, 25 e 24  anni ed è giusto che vengano per questo commemorati, onorati e rispettati. Sul piano “pratico”, però, continuo a considerare questo tipo di lotta non ideale, quando si tratta di fermare chi non si ferma davanti a nulla, come nel caso del regime nazista, dilagato prima in Germania e poi in tutta Europa.


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Contro Hitler, la lotta non poteva avere il volto pacifico della disobbedienza civile, sempre che l’intenzione fosse quella di provare realmente a sconfiggere il mostro. Se il fine ultimo era un altro, invece, come  ad esempio seguire gli insegnamenti di Cristo, allora il discorso cambia e in questo caso riconosco ai giovani martiri della Rosa Bianca una certa coerenza. Ad ogni modo loro sono dei giganti e io meno di niente, su questo non ci sono dubbi.

Dopo un po’ che rimuginavo, è arrivato il mio turno. Ho scoperto che non potevo cambiare le sterline che mi erano rimaste nel portafoglio dopo un recente viaggio in Scozia e sono stata mandata a Wilmersdorfer, da un gioielliere-compro oro che aveva anche uno sportello cambiavalute, a quattro euro di commissione. Praticamente una rappresentazione sfolgorante degli aspetti peggiori del capitalismo cannibale.

Ma questo non c’entra con Sophie Scholl… o forse sì, considerando che il potere economico ha sempre influenzato il potere politico e quindi il corso della storia. Ad ogni modo mi fermo, direi che per oggi è tutto.

In ogni caso grazie per tutta la luce, Sophie Scholl.

♠ Colonna sonora: “Forever young”– Bob Dylan♠

Machete

Machete vive a Berlino dal 2013, in modo intelligente dal 2007 e in modo autoanalitico dal 2017.
Ama scrivere,cgirare il mondo, la musica, il cinema, la letteratura e la serotonina. A otto anni sperava che prima o poi qualcuno avrebbe inventato una pillola contro la morte. Un po’ lo spera ancora.

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