Arte e Cultura

L’Elettra di Sofocle al Deusches Theater di Berlino: tragedia greca in veste pop

Una foto di scena (da deutschestheater.de)
Una foto di scena (da deutschestheater.de)
di Federico di Pasqua

Quello di Schumannstraße è un teatro che ci ha abituato ai suoi gusti sopra le righe, e ancora una volta non ha smentito la sua vocazione progressiva nell’Elettra di Sofocle, sotto al direzione del poliedrico Stefan Pucher, andata in scena lo scorso 22 novembre.

Questa eroina dai contorni titanici, considerata a lungo uno dei personaggi più riusciti della tragedia classica, è una donna coraggiosa e mossa da un odio inestinguibile verso la sua stessa madre, Clitemnestra, amante e complice dell’assassino del padre Egisto. Alla notizia, rivelatasi poi infondata, della morte prematura del fratello Oreste, compagno tanto atteso da Elettra per onorare con un altro delitto la memoria del padre assassinato, l’eroina rimarrà l’unica protagonista del suo disegno di vendetta.

L’opera di Elettra di Sofocle

“Nur Ich”/io soltanto. Queste parole accompagnano l’entrata in scena di Elettra, interpretata dalla bellissima e agguerrita Katharina Schubert, questa la cifra drammatica della vendicatrice, che rimasta sola a compiere un destino più grande di lei, donna dai panni androgini circondata uomini in tutù e donne di corte in paillettes, riesce a incarnare un’eroina greca dai tratti quasi teutonici.

Una tanto suggestiva scelta dei costumi accompagna la regia controversa di Pucher, il quale spezza i piani della narrazione proiettando sullo sfondo video che ritraggono i protagonisti, presentando un’orchestrina messicana alle spalle degli attori, accompagnando monologhi drammatici con dei passi di danza di Elettra e degli altri discendenti del re Pelope, in un godibilissimo gioco paradossale con gli elementi corali della tragedia attica.


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Ed è proprio l’estraniante atmosfera da cabaret, in aperto contrasto coi temi della vicenda, insieme alle musiche, alcune inedite scelte per l’occasione dal repertorio del serial killer e cantautore americano Charles Manson, a creare un pastiche dal sicuro effetto sul pubblico, il quale ha infatti salutato, sia in termini di entusiasmo che di vendite al botteghino, con un grande successo questo Sofocle riveduto e corretto.

Scriveva Carmelo Bene alla fine del secolo scorso: “Un teatro che si capisce è la prima garanzia non essere teatro”. Chissà che i contemporanei di Sofocle non abbiano pensato la stessa cosa.

Prossime repliche: “Elektra”, Deutsches Theater Berlin, 28. Novembre, 8. 20. e 31. Dicembre.

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