Autunno, poche ore di sonno, tante di lavoro, vedova bianca finché il mare non ci separi. Una combinazione che già mette a dura prova i miei sempiterni (buoni?) propositi di non fare incetta di cioccolato e affini.

Inoltre, per infauste congiunzioni astrali, lo spirito-guida di questo mese sarà: Papierkram. E già il suono ha un che di cupo (ma trattandosi di tedesco, si sa che l’eufonia è male).

“Kram” di per sé significa “ciarpame”, un qualcosa di indefinito e fastidioso, un peso in qualche modo. Eventualmente, una “faccenda” di cui non si vogliono svelare i contorni, insomma un’entità che aleggia, di cui tutti conoscono l’esistenza, ma che nessuno ha voglia di affrontare concretamente. Tanto è vero che il verbo “kramen” sta per “frugare, rovistare”, insomma metter le mani in qualcosa di disordinato e che si accumula nel tempo.

Et voilà, il mese di settembre per me non sarà quello della prevenzione dentale mentre tempro gli incisivi con una mela verdissima, né quello del faticoso rientro fra i banchi di scuola con l’ultima Smemoranda pronta da pasticciare, bensì quello delle “scartoffie”. La burocrazia tedesca forse non è bureaucrazy, come agli anglofoni piace chiamare la nostra, ma mi ricorda un ingranaggio a prova di nervi. I requisiti crucchi minimi di puntualità ed efficienza evitano sinistri esiti kafkiani, ma da quando ho deciso di palesarmi alla Burokratie federale, il mio faldone dei documenti è diventato il mio sancta sanctorum, l’oggetto che custodisco con più cura e il mio perenne cruccio crucco. Per colpo di fortuna, il mio coinquilino è un burocrate, codice civile alla mano e tomi di leggi federali per rialzare il cuscino quando dorme, così ho un minimo di consulenza fra le mura domestiche.

Ho deciso di licenziarmi. Saggia, illuminata decisione coi tempi che corrono. Questo significa che devo renderlo noto all’ufficio di competenza. E qui i primi, amletici dubbi: il primo passo si fa presso l’Agentur für Arbeit o presso il Job Centre? Solo con il loro timbro dell’Agentur posso lanciarmi nelle braccia del Job Centre. Orbene, faldone sacro nello zaino, stamattina alle 7.30 sgambetto (poco giuliva) all’Agentur del mio distretto. In fila con me, per fortuna, il solito mosaico antropologico per sfiziare gli occhi e la mente: grasse signore in tuta d’acetato con l’aria torva e la permanente sfatta, punk assonnati con 3 dobermann al guinzaglio, giovani e meno con varia gradazione melaninica e variegato taglio oculare.

Arrivato il mio tanto agognato turno, l’impeccabile biondona dietro il bancone mi sottopone alle domande di routine:
“Per cosa è qui?” “Registrazione di disoccupazione” “Studiato?” “sí” “Grado?” “Master” “Ah. Non è questo l’ufficio cui deve rivolgersi, allora. Per i laureati di secondo livello c’è l’Agentur di….”.
Splendido. Mi fornisce una mappa, ma tanto l’agenzia in questione è dall’altra parte esatta della città, e ancora per 3 settimane sono colletto bianco, quindi mi tocca rimandare a data da destinarsi.
Telefono e mi assicurano che non serve alcun appuntamento. Dunque, già alla radice gli imparati e i meno imparati sono divisi, si passa al setaccio e mi toccherà inoltrarmi nel Far West sconosciuto. Un altro capitolo del mio Papierkram, qualche nuova pagina per il mio prezioso faldone.

Delusa, ripasso velocemente da casa per smollare il faldone, l’idea di scarrozzarmelo per tutta la giornata e di metterne a repentaglio la sacra inviolabilità mi sconvolge. La burocrazia tedesca è riuscita dove più di due decadi di indottrinamento materno hanno miseramente fallito: ORDINE (o tentativi di perseguirlo). Il faldone è suddiviso in pratiche cartellette trasparenti, ognuna etichettata per recuperarne agilmente il contenuto. Ricevute, buste paga, registrazioni all’anagrafe, assicurazione. La mia vita di cittadina italiana espatriata potrebbe essere comodamente letta attraverso le scartoffie, persino i miei movimenti bancari stanno tutti lì, ogni tot la Sparkasse mi invia la stampata di ogni singolo centesimo prelevato o (più di rado) depositato.

Regolarizzata la mia posizione, poi, dovrò pelare la gatta dell’assicurazione sanitaria. O, come ho imparato a dire qui “schiacciare anche le noci più dure”” (die harte Nüsse knacken).
Sempre di non finire io noce, e “loro” arnese.