Tacheles photo
Photo by Joe Dunckley

di Paola Moretti

Nessuno dovrebbe essere così ingenuo da credere che tutto possa rimanere immutato, meno che mai che una capitale possa rimanere all’infinito un’isola felice ferma nel tempo. Eppure ha stupito quando, nel 2010, duemilacinquecento poliziotti hanno fatto irruzione nel Liebig 14, ha fatto male quando nel 2012 hanno sgomberato il Tacheles. In nome di “Media Spree”, “Investoren” e altre forme di “progresso”, anno dopo anno chiudevano, sgomberavano, demolivano baluardi della Berlino sociale e a me veniva in mente mia zia, che quando le dissi: “voglio trasferirmi” lei mi rispose: “che bello, poi vai a vivere nelle comuni” e pensavo che non avrei mai fatto in tempo a farlo, anche se non lo avevo mai desiderato.

Ma se c’è una cosa che di questa città mi ha sempre affascinato, è il suo essere radicale e fedele a se stessa. Come un vecchio mulo che non si sposta neanche se gli sventoli una carota davanti al muso. Nonostante gli enormi cambiamenti che inevitabilmente ha subito a livello di prezzi, edifici, abitanti e tendenze, la città che mi ha folgorato dieci anni fa da qualche parte c’é ancora. La Berlino che mi é rimasta marchiata a fuoco nella memoria era quella del Tacheles, quella che mi ha conquistata era quella dei soliparty in Rigaerstraße. Tutti i ricordi dei miei primi anni qui sono legati a qualche seminterrato con le tubature gocciolanti, divani che puzzavano dei cani di uno qualsiasi degli Haus projekt che frequentavo. Recentemente é stata creata l’immagine di una capitale delle start up, di una mecca della club culture, di una patria di new berliners alla moda, che si sovrappone all’animo rude e scalcinato della Berlino anticonformista. Proprio con l’intento di far riemergere una delle subculture che più ha plasmato la città, é nata la pagina web BERLIN BESETZT. Dalla collaborazione dei collettivi Reclaim Your City, Pappsatt e del web designer Eike Sand con la partecipazione di Papiertiger-Archiv e Umbruch-Foto-Archiv, è stata creata una mappa sulla quale si trovano contrassegnate tutte le case occupate presenti a Berlino. A seconda del colore si dividono per anno di occupazione, quelle grigie invece sono quelle già sgomberate. Nelle sezioni in alto a sinistra c’é una cronologia che dagli anni ’70 ad oggi ripercorre gli avvenimenti più in portanti in relazione all’occupazione di edifici nella capitale. Inoltre ci si possono trovare articoli, foto storiche, una lista di indirizzi delle case e altro materiale riguardo al tema Hausbesetzung.

La mappa, risorsa utile per vecchi nostalgici e fonte di scoperta per le più nuove generazioni, é volta soprattutto a mostrare come l’area urbana berlinese sia in una percentuale significativa caratterizzata da spazi collettivi autogestiti, che hanno contribuito a rendere la città così come é oggi, e continuano ad influenzarne lo sviluppo ricordando a tutti che “Berlin bleibt doch Berlin”.