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Negli ultimi decenni si è chiaramente intensificata una sensibilità riguardo agli effetti positivi che la natura – in forma di parchi, giardini, orti metropolitani, spazi pubblici naturali – in contesti urbani ha sulla qualità di vita in città.
Da non più di una ventina d’anni è evidente un ritorno dell’agricoltura urbana sia come fenomeno culturale sia come occasione per produrre cibo a km. zero.
Se ne parla ampiamente nella pubblicazione Urban Gardening. Über die Rückkehr der Gärten in die Stadt curata da Dr. Christa Müller, in cui si esplora il ritorno dei giardini produttivi in città dal punto di vista sociale e urbano.

© Stefania Facco
© Stefania Facco

Le community gardens sono un fenomeno urbano presente – e studiato – in molte città del globo.
Mi piacerebbe iniziare con una breve riflessione sul termine community gardens, composto da due parole ovvero “comunità” e “giardino”. Mi sembra curioso come una dipenda dall’altra e siano non-divisibili: al giardino appartiene una comunità e alla comunità appartiene il giardino.
Nel significato di giardino sembra dunque appartenere un preciso significato di comunità.

Esiste una lunga storia di uso di orti comunitari come strumento per migliorare le relazioni di benessere psico-sociale, per facilitare la guarigione e per produrre alimenti per l’autosostentamento. (Si pensi al caso italiano Giardino degli Aromi, Milano, che sorge sul giardino dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini ed è per anni stato utilizzato come luogo di “guarigione”.)

In Germania la “Stiftung-Interkultur” di cui Dr. Christa Müller è amministratrice, è una rete di community gardens in cui immigrati e abitanti provenienti da diversi ambiti della vita sociale e con stili di vita differenti hanno la possibilità di creare nuove connessioni.
I Giardini Interculturali, come molti giardini urbani, fanno uso di lotti liberi del tessuto urbano, contribuendo ad arricchire la biodiversità e a generare un migliore microclima nel quartiere. Si sviluppa una sensibilità per altri aspetti ambientali e si attiva una forma di integrazione che assume una forma transculturale di educazione ambientale.

L’uso di termini quali “agricoltura urbana” o “giardino urbano” sottolinea come il processo globale di urbanizzazione valichi i confini concettuali, già da tempo compromessi, tra città e campagna. Sempre più comunità urbane considerano luoghi come i giardini urbani e la produzione di cibo in città, significativi per l’aumento della qualità della vita urbana.

La rigenerazione urbana a Berlino, soprattutto dai prima anni ’90, è avvenuta attraverso “pionieri urbani” o “Zwischennutzer”. Questi si possono considerare forse gli attori principali della rigenerazione urbana a Berlino. I ri-utilizzatori (Zwischennutzer) hanno attivano una raffinata strategia bottom-up di ri-appropriazione di luoghi marginali e incolti per restituirli alla popolazione.  Gli orti urbani sono spesso tra quei progetti, nati dalla volontà di un gruppo di persone in grado di riattivare un’area e stimolare il coinvolgimento attivo delle comunità tra i residenti. Sono luoghi spesso in grado di riconfigurare strutture sociali.

Un esempio interessante in cui l’esperienza di urban gardening è da interpretare come pratica di occupazione e rigenerazione urbana è il Prinzessinnengarten, adiacente a Moritzplatz nel centro di Kreuzberg, a Berlino.
Il Prinzessinnengarten nasce come progetto pilota nell’estate del 2009 su un sito rimasto incolto per oltre cinquant’anni.

© Urbab 2007, © Stefania Facco 2012
© Urbab 2007, © Stefania Facco 2012

I fondatori Robert Shaw e Marco Clausen, con l’aiuto di amici e vicini del quartiere sono riusciti a costruire il giardino urbano che si trova oggi. Il modello di agricoltura mobile è senza dubbio innovativo, gli ortaggi vengono coltivati in grosse cassette di plastica. Il risultato è una luogo di grande qualità per la produzione di un verde non solo estetico.

© Stefania Facco
© Stefania Facco

Grazie alla posizione centrale in un quartiere con un interessante pattern sociale e grandi differenze culturali, ha avuto immediatamente un impatto significativo sull’uso di questa porzione di città.
La soglia è sempre aperta, per differenziarsi dagli Schrebergärten (orti urbani assegnati), più privati.

Altro esperimento altrettanto considerevole è il giardino urbano “Allmende-Kontor” al Tempelhofer Feld. Residenti provenienti da diversi background culturali e milieu sociali, coltivano piante – soprattutto alimentari – in contenitori di legno, in pezzi di vecchi mobili o lavandini riutilizzati creando un giardino costituito da un bricolage di oggetti strani riadattati a contenitori di verde.

© URBAB
© URBAB

L’ Allmende-Kontor sottolinea un’importante dimensione politica: semplici interazioni sociali trasformano lo spazio fisico e l’uso di esso, costruendo uno scenario alternativo all’ordine dominante basato sulle regole del mercato.

Le relazioni tra persone di culture diverse e il semplice fatto di coltivare terreni in un lotto urbano genera forze che svolgono un considerevole ruolo sulla forma e l’uso della città generando spazi di grande qualità, estetica e sociale.

bloggeramt_lauraveronese

Sito web URBAB

1 commento

  1. bellissimo post!! sono molto interessata all’argomento e Berlino per me è un punto di riferimento, benchè io viva a Torino! Brava! Se hai altri esempi segnalali! (conosci esempi in altre città europee di urban gardens?)

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