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Il “Liebig 14” diventa il simbolo della lotta alla gentrificazione

© Wikimedia Commons
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Era stato occupato, così come molti altri edifici di Berlino Est, subito dopo la caduta del Muro, nel 1990. Lo squat di Liebigstraße 14, a Friedrichshain, era rimasto per oltre vent’anni uno dei punti di riferimento della vita culturale del quartiere. Il 2 febbraio 2011, però, oltre 2500 poliziotti intervennero per sgomberarlo, con un’azione “spettacolare” che attirò le attenzioni e le proteste dell’opinione pubblica.

Nei giorni scorsi, a due anni esatti di distanza da quegli scontri (che causarono oltre 60 feriti e 80 arresti), non si placano le proteste degli ex inquilini e di tutti i residenti del quartiere. Circa 500 persone, nella giornata di sabato, hanno manifestato per ricordare il progetto abitativo del “Liebig 14”, e per levare la propria voce contro la gentrificazione e la “perdita di libertà” della città.

I rappresentati del movimento dei Friedrichshainer Patriotische Demokraten (FPD) hanno mostrato cartelli e intonato cori polemici – “Mehr Rendite mit der Miete“, “No justice, no peace, wir kaufen euren Kiez!” e ancora “Solidarität muss Grenzen haben, schützt die Kapitalanlagen!” – puntando il dito contro l’aumento degli affitti e le politiche amministrative della città. Scortata da una massiccia presenza di polizia (circa 500 agenti), la manifestazione si è svolta in maniera pacifica.

“Liebig 14”, dalla sua chiusura in poi, è diventato un simbolo di resistenza per tutta la sinistra cittadina. Tra il 2011 ed il 2012, i primi “nuovi” inquilini del palazzo, dopo la ristrutturazione attuata dall’agenzia proprietaria, sono stati vittime di una rappresaglia con lanci di uova e pietre ed episodi di vandalismo alle auto e alle moto parcheggiate.

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Un commento

  1. Sinistra? anarchici, fricchettoni e ragazzini di provincia venuti a fare i rivoluzionari tanto per, non sono la sinistra di Berlino.
    Quella della gentrificazione è solo una scusa per continuare a fare la loro vita asociale in una città in cui la povertà è la prima cosa di cui ci si dovrebbe sbarazzare.

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