Strage per la custodia della figlia: cosa sappiamo della sparatoria di Stade
Nelle prime ore dopo la sparatoria di lunedì nella città di Stade, in Bassa Sassonia, non era chiaro il movente della strage, ora, però è quasi certo che alla base ci sia una contesa per la custodia della figlia dell’assassino.
Che cosa sappiamo fino a questo momento sulla sparatoria di Stade
Poco dopo mezzogiorno, la centrale operativa di Stade ha ricevuto una raffica di chiamate d’emergenza: da un centro di accoglienza per madri e bambini provenivano colpi d’arma da fuoco. Gli agenti hanno raggiunto l’edificio in pochi minuti, ma, al loro arrivo, quattro persone erano già state uccise. Davanti alla struttura, i soccorritori hanno tentato di rianimarne una quinta, senza riuscirci, mentre una sesta vittima è spirata più tardi in ospedale, a causa delle ferite riportate. La capo della polizia Kathrin Schuol ha descritto la scena come “raccapricciante”.
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Poco distante dall’edificio, gli investigatori hanno intercettato e bloccato un’auto in fuga, sparando alle gomme del veicolo. A bordo si trovava il presunto responsabile della strage. La ministra dell’Interno della Bassa Sassonia Daniela Behrens ha escluso, durante la conferenza stampa, qualsiasi matrice politica o economica, definendo l’accaduto un atto a sangue freddo riconducibile a motivi esclusivamente individuali.
Le vittime erano operatori e operatrici del centro
Le sei persone uccise lavoravano per l’ente privato che gestisce la casa di accoglienza e per l’ufficio preposto all’assistenza dei minori: quattro donne e due uomini, secondo quanto reso noto dalla polizia. L’identificazione ufficiale non è ancora stata completata, e Schuol ha chiesto pubblicamente che venga rispettata la riservatezza delle famiglie coinvolte.
Non risultano altri feriti. Le ospiti della struttura e i loro bambini non hanno riportato danni e sono state trasferite e messe in sicurezza in un’altra sede.
Il rifugio per donne e bambini, che tutela le vittime di violenza domestica
La casa per donne, bambini e adolescenti si trova in un quartiere residenziale tranquillo di Stade. Come si legge sul sito dell’istituto, la struttura mette a disposizione gruppi abitativi con assistenza completa o parziale, pensati per future madri e giovani donne con figli che necessitano di un alloggio temporaneo. A gestirla è un ente privato, di cui si avvale l’Ufficio per la tutela dei minori di Hannover. Al momento della sparatoria, nell’edificio si trovavano anche la figlia del sospettato e la madre della bambina, una donna di 34 anni.
Il sospettato: un 45enne di Hannover con precedenti per minacce
Il presunto autore della strage, fermato dopo poco dagli agenti, ha 45 anni, è nato in Germania, ha la cittadinanza turca e risiede nell’area di Hannover. Con le forze dell’ordine aveva già avuto a che fare, poiché era stato accusato di minacce. Al volante dell’auto con cui ha tentato la fuga c’era una donna di 65 anni, riconducibile secondo i primi accertamenti alla cerchia di conoscenti o familiari del sospettato. Entrambi sono stati posti in stato di fermo.
Strage per la custodia della figlia: l’uomo era già noto alle forze dell’ordine
Gli inquirenti concentrano le ipotesi investigative sull’ambito familiare. Il sospettato risulta coinvolto in una controversia legale relativa all’affidamento della figlia, e proprio per discutere di questa vicenda si trovava quel giorno nella struttura di Stade, insieme a diverse delle persone poi uccise. Secondo quanto riferito da NDR e WDR, la bambina era stata allontanata dal nucleo familiare d’origine e le era stato in seguito concesso, a determinate condizioni, di riavvicinarsi alla madre, non però presso l’abitazione di famiglia ad Hannover, bensì all’interno del centro di accoglienza di Stade.
L’incontro previsto quel giorno doveva servire a fare il punto sulla situazione, dato che il padre era considerato un soggetto a rischio dagli operatori. Sarebbe stato proprio durante questo colloquio che l’uomo avrebbe estratto un’arma, aprendo il fuoco contro i presenti. La figlia e la madre sono rimaste illese: la donna, riferisce la polizia, era ancora lunedì sera sottoposta a misure di polizia, mentre la bambina è stata affidata ai servizi sociali. L’arma ritenuta utilizzata nella sparatoria è stata sequestrata e resta da chiarire come il sospettato se la sia procurata: le autorità hanno precisato che l’uomo non risulta titolare di porto d’armi.
NDR e WDR hanno riportato la possibile appartenenza del sospettato a un noto clan familiare di Hannover. Interrogate sul punto durante la conferenza stampa, sia la polizia sia il Ministero dell’Interno hanno negato di disporre di elementi in tal senso. La ministra Behrens ha parlato di un caso isolato, mentre la portavoce della Procura ha ribadito che al momento non esiste alcun indizio che confermi un collegamento con ambienti di clan: la custodia della minore e la contesa con la donna sembrano essere gli unici moventi di questa strage
Il primo ministro della Bassa Sassonia Olaf Lies ha definito sconvolgente l’attacco, aggiungendo che l’episodio colpisce profondamente l’intero governo regionale; ha inoltre invitato a non trarre conclusioni affrettate, lasciando alle indagini lo spazio necessario.




