Bambini in vendita su Vinted? I fact checker tedeschi e la polizia smentiscono gli allarmi online
Sui social network continuano a diffondersi video e screenshot che attribuiscono alla piattaforma di articoli di seconda mano Vinted la presenza di annunci utilizzati per la vendita di bambini. Il fenomeno è approdato in Germania già da diversi mesi, ma, negli anni scorsi, ondate di contenuti simili si erano diffuse sui canali social anglofoni. Le immagini mostrano prevalentemente giocattoli o vestiti proposti a cifre molto elevate e accompagnati da descrizioni che riportano età, sesso e altre caratteristiche che potrebbero essere associate a esseri umani invece che a oggetti. Secondo i contenuti condivisi online, questi elementi rappresenterebbero un codice per indicare minori destinati alla tratta. Le verifiche svolte da autorità, piattaforma e organizzazioni di fact checking, tuttavia, non hanno finora individuato prove a sostegno di questa ricostruzione.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
Come nasce la teoria sui presunti annunci Vinted che nasconderebbero il traffico di minori
I contenuti diventati virali presentano screenshot di annunci in cui alcuni peluche vengono offerti a migliaia di euro. Le descrizioni includono formule come “9 anni”, “femmina” oppure altri riferimenti che, secondo chi diffonde questi post, indicherebbero bambini anziché giocattoli.
La diffusione di tali immagini ha alimentato un ampio dibattito online, spingendo numerosi utenti a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine attraverso i canali social delle autorità.
Diversi fact checker tedeschi, fra i quali quelli di ARD-faktenfinder e quelli dell’associazione Mimikama, hanno approfondito il fenomeno per verificare se le accuse trovassero riscontro nei fatti. Anche la polizia ha indagato.
Le dichiarazioni della polizia sulla presunta vendita di bambini su Vinted
L’Ufficio federale di polizia criminale tedesco (BKA) ha spiegato che segnalazioni riguardanti presunti casi di traffico di minori tramite annunci online erano già state ricevute in passato, ma non erano emerse prove in tal senso.
Secondo il BKA, a partire da giugno, sono aumentate le comunicazioni provenienti da diversi Länder relative ad annunci sospetti pubblicati su Vinted. La polizia dell’Assia ha precisato di non disporre di elementi attendibili che colleghino tali inserzioni a episodi di tratta di esseri umani o traffico di minori e ha indicato che non emergono indizi concreti relativi a bambini in situazioni di pericolo imminente. Le autorità hanno comunque chiarito che ogni segnalazione viene esaminata con attenzione.
Anche l’Ufficio centrale per la lotta alla criminalità informatica (ZIT) della Procura generale di Francoforte sul Meno ha confermato risultati simili. L’ufficio osserva però che, in linea generale, è certamente vero che gli strumenti di comunicazione online sono stati e sono utilizzati da soggetti criminali per diffondere materiale relativo ad abusi sui minori o per tentativi di cybergrooming.
La posizione di Vinted e il tema degli screenshot: veri o falsi?
Interpellata sulla vicenda, l’azienda Vinted ha dichiarato di non avere trovato alcuna prova che colleghi gli annunci contestati al traffico di minori.
La piattaforma spiega che l’indicazione dell’età può riferirsi al pubblico a cui è destinato un giocattolo, analogamente a quanto riportato sulle confezioni dei prodotti. Inoltre, l’età viene utilizzata in varie categorie del marketplace e non esclusivamente nell’abbigliamento.
Per quanto riguarda i prezzi particolarmente elevati, Vinted riferisce che possono riflettere il valore di alcuni oggetti da collezione oppure fare parte delle strategie di negoziazione adottate dai venditori. In altri casi, l’azienda riconduce tali inserzioni ad attività di trolling e alla diffusione deliberata di contenuti falsi destinati a ottenere ampia visibilità generando sdegno e allarme negli utenti. La ha inoltre rassicurato gli utenti sul fatto che gli gli annunci sospetti siano monitorati e contrastati attraverso sia strumenti automatici di rilevamento sia grazie alle segnalazioni inviate dagli utenti.
Resta aperta la questione dell’autenticità degli screenshot condivisi sui social. Una ricerca mirata sulla piattaforma non ha consentito di individuare gli stessi annunci mostrati nelle immagini circolate online. Questa circostanza non permette però di stabilire se gli screenshot siano autentici oppure no, poiché eventuali inserzioni potrebbero essere state rimosse dagli utenti o dalla piattaforma stessa. Anche la polizia dell’Assia ritiene che, allo stato attuale, non sia possibile formulare una valutazione definitiva sull’autenticità di tutti gli screenshot né indicare quanti annunci o account siano stati effettivamente verificati.
Una teoria del complotto legata a QAnon
La diffusione di queste affermazioni segue uno schema già osservato in passato. Alla fine del 2023, in Francia, erano circolate accuse molto simili nei confronti di Vinted. Secondo quanto riportato da Le Monde, la piattaforma non aveva rilevato attività criminali, mentre la Internet Watch Foundation aveva dichiarato di non essere a conoscenza di prove che confermassero tali pratiche.
Le origini di questa narrazione risalgono agli Stati Uniti. Nel 2020 alcuni sostenitori del movimento QAnon sostennero che il rivenditore online Wayfair vendesse bambini attraverso annunci di mobili dai prezzi elevati e con nomi particolari. Anche in quel caso non emersero prove. Accuse analoghe furono successivamente rivolte anche a Etsy, sempre senza riscontri.
Josef Holnburger, amministratore delegato e Political Data Scientist del Centro per il monitoraggio, l’analisi e la strategia (CeMAS), osserva che la possibilità di pubblicare autonomamente annunci e stabilire liberamente il prezzo può favorire la comparsa di offerte volutamente ambigue, create da utenti intenzionati ad alimentare le voci già presenti online.
Secondo Holnburger, i contenuti che riguardano possibili minacce ai bambini ottengono facilmente un elevato numero di interazioni. Gli algoritmi dei social network contribuiscono ad amplificarne la circolazione, consentendo a queste pubblicazioni di raggiungere rapidamente centinaia di migliaia, talvolta milioni, di visualizzazioni. TikTok ha comunicato di avere già rimosso diversi contenuti ritenuti in violazione delle proprie regole sulla disinformazione.
Holnburger evidenzia inoltre che il traffico di minori rappresenta un fenomeno reale, ma con modalità differenti rispetto a quelle descritte dalle voci circolate online. Richiama, come esempio, casi nei quali i responsabili agiscono instaurando rapporti diretti con le vittime e sfruttandone condizioni di vulnerabilità.
L’esperto aggiunge che la diffusione di segnalazioni prive di riscontri può impegnare risorse investigative che potrebbero essere destinate ad altri procedimenti. La ricerca continua di annunci sospetti favorisce inoltre la pubblicazione di inserzioni false da parte di troll, alimentando una dinamica che genera nuove verifiche e ulteriore circolazione dei contenuti. Secondo Holnburger, questo meccanismo rischia anche di distogliere l’attenzione dalle modalità con cui gli abusi sui minori si verificano più frequentemente, spesso all’interno dell’ambiente familiare o di contesti vicini alle vittime.
Il BKA conferma di non disporre di informazioni relative a casi effettivi di traffico di minori realizzati tramite annunci pubblicati sulle piattaforme di vendita online.




