
Dal 4 giugno i computer interni del Parlamento europeo non si affidano più a Google per le ricerche sul web: al posto del celebre motore di ricerca statunitense verrà impiegato Qwant, alternativa francese nata nel 2013. Tutte le ricerche digitate nei browser dell’istituzione, che conta 720 deputati e migliaia di collaboratori e funzionari amministrativi, verranno automaticamente indirizzate sul nuovo motore di ricerca.
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La notizia, contenuta in una email ufficiale con la quale i funzionari sono stati informati, è stata diffusa da diverse testate e agenzie europee.
Sovranità digitale e protezione dei dati: ecco perché il Parlamento Europeo ha abbandonato Google per Qwant
Secondo la comunicazione interna, il passaggio a Qwant avviene “in linea con l’impegno del Parlamento a favore della sovranità digitale e della protezione dei dati personali degli utenti”. Il motore di ricerca francese viene descritto come uno strumento “incentrato sulla privacy“, progettato per escludere il tracciamento degli utenti e la raccolta di dati personali.
Questa scelta fa dunque parte di una strategia di più ampio respiro ed è avvenuta più o meno in concomitanza con la presentazione del pacchetto sulla sovranità tecnologica della Commissione Europea, destinato a ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri e a promuovere le alternative di produzione nostrana. Il pacchetto prevede misure relative anche a chip, servizi cloud e intelligenza artificiale, nell’ambito di una campagna orientata all’adozione di tecnologie europee.
Che esista un monopolio delle big tech americane sul mercato europeo è fuor di dubbio: Google detiene circa il 90% della quota di mercato europea dei motori di ricerca e Microsoft, con la sua suite Office, occupa una posizione analoga nella nicchia di riferimento. Inevitabile, quindi, che ci si interroghi sui meccanismi di dipendenza che si possono generare e che rendono vulnerabili alcune istituzioni chiave in Europa, così come l’opinione pubblica, agli interessi specifici delle aziende che controllano i mercati e dei Paesi in cui queste hanno sede.
Le pressioni dei deputati per la sovranità tecnologica
Lo scorso novembre, un gruppo trasversale di 38 eurodeputati aveva indirizzato una lettera alla presidente Roberta Metsola, chiedendo l’eliminazione graduale del software Microsoft e di altre tecnologie di produzione straniera dall’infrastruttura dell’istituzione. Nella lettera si sosteneva che la dipendenza da un ristretto gruppo di colossi tecnologici statunitensi fosse diventata una vulnerabilità strategica per l’Europa.
I firmatari lamentavano in particolare di essere costretti a usare Bing, Google, Yahoo o DuckDuckGo sul browser Edge, imposto ai dipendenti del Parlamento Europeo da Microsoft, e indicavano Ecosia, Startpage e Qwant come alternative percorribili. “Con sufficiente volontà politica, entro la fine del mandato avremo liberato questa istituzione dal pericolo della dipendenza tecnologica dall’estero”, scrivevano.
L’adozione ufficiale di Qwant risponde, almeno in parte, a quelle richieste. Le ricerche effettuate tramite la barra degli indirizzi nei browser Firefox ed Edge verranno automaticamente indirizzate al motore francese, pur lasciando ai legislatori la libertà di modificare le impostazioni predefinite o di ricorrere ad altri strumenti.
Va specificato che, per anni, l’azienda francese ha fatto affidamento sull’indice di Bing, che è di proprietà di Microsoft, per alimentare i propri risultati di ricerca, il che limitava gravemente la sua indipendenza dalla tecnologia statunitense. Negli ultimi anni, tuttavia, Qwant ha sviluppato in collaborazione con Ecosia un proprio indice denominato Staan.



