Negli ultimi giorni, sui social media si sono diffusi post piuttosto sensazionalistici, soprattutto in lingua inglese, nei quali si dice che “L’Europa ha reso illegale l’IA americana”: ovviamente non c’è niente di vero. Si tratta di contenuti clickbait, creati però in occasione di un evento reale, cioè la presentazione di un pacchetto di misure volte a realizzare la sovranità tecnologica dell’Unione Europea.
La Commissione europea dibatte infatti da tempo un problema di primaria importanza: l’Unione regolamenta il digitale meglio di chiunque altro, ma lo produce assai meno di quanto non ne consumi. Questo vuol dire che, in moltissimi settori, l’Unione Europea dipende da fornitori prevalentemente americani o asiatici e, negli ultimi anni, è diventato evidente come questo stato di cose rappresenti un rischio su più fronti. Da un lato, c’è la possibilità che aziende straniere rispondano prevalentemente o esclusivamente ai propri governi in materia di privacy dei dati e che, quindi, utilizzino i dati europei in modi che sono incompatibili con le regole dell’Unione. Dall’altro, man mano che queste tecnologie diventano indispensabili in molteplici settori, la dipendenza dell’Europa diventa, per gli attori esterni, una leva di potere, poiché la minaccia della sospensione di un servizio indispensabile potrebbe avere peso negoziale nel contesto geopolitico. A questo dovrebbe servire il pacchetto di misure sulla sovranità tecnologica e digitale, concentrato soprattutto sui settori dell’intelligenza artificiale, del cloud e della produzione di semiconduttori, presentato il 3 giugno a Bruxelles.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
Il pacchetto affronta le criticità della dipendenza tecnologica con quattro strumenti distinti: due proposte legislative, una strategia sull’open source e una tabella di marcia per la digitalizzazione energetica, configurando quello che i funzionari descrivono come un cambio di paradigma nell’approccio dell’UE alla tecnologia.
La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato in merito: “Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono in funzione i nostri ospedali, garantiscono la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi”. L’Europa, ha aggiunto, dispone di talento, ricerca, base industriale e mercato unico; ciò che manca è la capacità di convertire questi asset in sovranità tecnologica.

© European Union, 2023
Semiconduttori: il Chips Act 2.0 e l’obiettivo del 20%
Quando si parla di intelligenza artificiale, cloud computing a di competitività tecnologica, è facile concentrarsi solo sui fornitori di servizi e, quindi, sul software. I recenti sviluppi negli USA, prima con la crisi della produzione di schede RAM e poi con il devastante impatto dei data center sulla rete idrica e la fornitura elettrica delle aree circostanti, tuttavia, sono serviti a ricordare all’opinione pubblica che non bisogna trascurare la componente hardware della tecnologia.
Il primo European Chips Act, in vigore dal 2023, era stato pensato proprio come risposta alle interruzioni nella catena di fornitura globale dei chip. Tre anni dopo, il quadro è cambiato: l’intelligenza artificiale generativa ha moltiplicato la domanda di semiconduttori avanzati, e si stima che i componenti legati all’IA rappresenteranno oltre il 70% del mercato complessivo entro il 2030. L’Europa, forte nella produzione di chip per l’automotive, rimane dipendente da fornitori di altri continenti per le tecnologie di punta.
Il Chips Act 2.0 punta a raddoppiare la quota europea nella produzione mondiale di semiconduttori, portandola al 20% entro il 2030. Per farlo, la proposta accelera le procedure di autorizzazione per i progetti strategici, introduce un marchio di eccellenza per le regioni produttrici di chip nell’UE e adotta un approccio che dovrebbe avvicinare i produttori ai loro clienti, come centri di dati, fornitori cloud, gigafactory di IA. Secondo quanto riferito da Reuters, la Commissione intende anche orientare gli appalti pubblici verso chip prodotti in Europa, inclusi quelli delle start-up, per generare domanda interna.
“Si stima che i componenti legati all’IA costituiranno oltre il 70% del mercato dei semiconduttori entro il 2030.”
Cloud e intelligenza artificiale: il progetto per la sovranità tecnologica europea
Il Cloud and AI Development Act è lo strumento centrale del piano d’azione per trasformare l’Europa in un “Continente dell’IA”. La Commisione punta a triplicare la capacità dei data center europei nell’arco di cinque-sette anni, con una preferenza esplicita per le strutture più sostenibili. La legge semplificherà le condizioni di insediamento per i centri dati nell’UE, concentrandosi su impianti della scala necessaria alla transizione verde.
In parallelo, la proposta introduce un quadro europeo unico per valutare la sovranità in materia di cloud e IA. Il modello è a più livelli: la sensibilità dei dati e dei servizi determinerebbe il grado di controllo richiesto. Nella pratica, ciò consentirebbe ai fornitori stranieri di operare in molti segmenti commerciali, imponendo però condizioni più stringenti nei settori della pubblica amministrazione, dell’energia, della finanza e della sanità.
Inevitabilmente, si teme che questo possa in qualche modo turbare i principali fornitori stranieri, specialmente considerando che diversi Paesi europei stanno già mettendo in atto procedure di riduzione della dipendenza dai fornitori extra-UE per le pubbliche amministrazioni e i servizi. Amazon, Microsoft e Google, che dominano il mercato globale del cloud, hanno già sviluppato offerte di “cloud sovrano” per i clienti europei, spesso attraverso strutture di governance separate, per rispondere ai timori sull’esposizione dei dati europei a condizioni determinate da altre potenze. Il pacchetto prevede inoltre l’istituzione centri di esperienza e accelerazione per l’IA, concepiti come hub locali per sostenere l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei vari Stati membri, e punta a un approccio più coordinato all’adozione dell’IA a livello continentale.
Open source ed energia: quale costo avrà la sovranità tecnologica europea?
L’Europa è uno dei principali bacini mondiali di sviluppo di tecnologie open source, ovvero pubblicamente accessibili e non esclusive di un brand o un proprietario. La strategia presentata dalla Commissione intende capitalizzare su questo patrimonio, potenziando le alternative open source in settori prioritari come cloud, IA, sicurezza informatica e semiconduttori. Le misure prevedono investimenti nelle competenze, sostegno alle start-up open source e un rafforzamento della manutenzione a lungo termine delle infrastrutture digitali. Sul versante pubblico, linee guida sugli appalti e buone pratiche concrete dovrebbero favorire un maggiore ricorso a soluzioni open source nelle amministrazioni.
Digitalizzazione del settore energetico
La tabella di marcia strategica per la digitalizzazione e l’IA nel settore energetico affronta una tensione strutturale: la crescita delle infrastrutture digitali aumenterà la domanda di elettricità proprio mentre i prezzi dell’energia penalizzano la competitività industriale e le famiglie. La Commissione intende facilitare l’integrazione dei centri dati nel sistema energetico in modo sostenibile e trasparente, accelerare la diffusione dei contatori intelligenti e costruire modelli di IA sovrani per il settore energetico, addestrati su dati europei da aziende europee. Lo scambio transfrontaliero di dati energetici dovrebbe essere semplificato per favorire servizi di flessibilità capaci di generare risparmi a scala continentale.
Le implicazioni politiche delle nuove proposte UE per la sovranità tecnologica
Come era prevedibile, Washington ha già manifestato riserve sulle misure restrittive adottate dall’UE nei confronti delle aziende tecnologiche americane, e il pacchetto sulla sovranità digitale arriva in un momento di crescenti tensioni commerciali transatlantiche.
Se riservare gli appalti pubblici ai fornitori europei, pur facendo innervosire i fornitori USA, può orientare la domanda, non basta comunque a colmare il divario con le quote di mercato attualmente controllate dalle big tech statunitensi o la produzione asiatica di chip. Per questo occorreranno, probabilmente, capitali privati, manodopera qualificata, infrastrutture energetiche adeguate e piattaforme cloud commercialmente sostenibili. La Commissione avvierà una consultazione con gli Stati membri, il Gruppo della Banca europea per gli investimenti e altre parti interessate per istituire una capacità di capitale proprio europeo su larga scala a sostegno di queste ambizioni. A luglio è atteso un bando per le “gigafabbriche” di IA.
Il pacchetto appena presentato è, al tempo stesso, un’iniziativa di politica industriale e un’ammissione di vulnerabilità. Bruxelles ha regolamentato i mercati digitali con efficacia per anni; ora cerca di costruire le infrastrutture che quelle norme presupponevano già esistenti. Se le misure produrranno una capacità europea competitiva o meno e, soprattutto, se sapranno farlo gestendo le preoccupazioni sull’impatto ambientale meglio di quanto sia accaduto in USA, lo diranno i prossimi anni di negoziati e attuazione.
Il pacchetto di misure proposte e tutta la documentazione pertinente, compresa l’analisi dell’impatto e della sostenibilità, sono consultabili sul sito della Commissione Europea.




