Il Museo Storico Tedesco di Berlino: un milione di reperti dal Medioevo a oggi
A Berlino, lungo il viale Unter den Linden, sorge un’Armeria barocca del 1695, l’edificio più antico di quell’asse monumentale, che ospita la sede principale del Deutsches Historisches Museum (il Museo Storico Tedesco), uno dei più visitati della capitale tedesca. Il DHM si definisce un luogo per “per rafforzare la capacità di giudizio storico”, dove trovano spazio esplorazioni filosofiche, etiche e storiche di ampio respiro.
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Dalla Prussia al Muro: le origini dell’istituzione
L’idea di un museo nazionale dedicato alla storia tedesca prese forma in quella che allora era Berlino Ovest, nei primi anni Ottanta, sull’onda del successo della mostra “Preußen – Versuch einer Bilanz” (Prussia – Tentativo di bilancio), allestita nel 1981 al Martin-Gropius-Bau. Il sindaco Richard von Weizsäcker affidò a quattro storici di primo piano (Hartmut Boockmann, Eberhard Jäckel, Hagen Schulze e Michael Stürmer) la redazione di un memorandum, presentato nel gennaio 1982 con il titolo Deutsches Historisches Museum in Berlin.
Il progetto trovò un sostenitore energico nel Cancelliere Helmut Kohl, che nel discorso sullo stato della nazione del 27 febbraio 1985, davanti al Bundestag, indicò la fondazione del DHM come “un compito nazionale di portata europea”. Una commissione di sedici esperti tra storici, storici dell’arte e direttori di musei elaborò tra il 1985 e il 1986 il progetto definitivo, sottoposto a discussione in audizioni pubbliche l’anno seguente. La rappresentazione della storia tedesca in un contesto internazionale divenne l’asse portante del mandato culturale del museo, con un approccio multiperspettico capace di favorire la comprensione dei punti di vista altrui.
Il museo fu fondato ufficialmente il 28 ottobre 1987, in occasione delle celebrazioni per i 750 anni di Berlino, con sede provvisoria nell’edificio del Reichstag.
La mostra permanente del Museo Storico Tedesco
Le prime esposizioni nell’Armeria aprirono al pubblico nel settembre 1991. Dal dicembre 1994, la mostra “Immagini e testimonianze della storia tedesca”, con oltre 2.000 reperti, offriva una prima panoramica organica del patrimonio raccolto.
Il 2 giugno 2006 la Cancelliera Angela Merkel inaugurò la mostra permanente rinnovata, “Storia tedesca in immagini e testimonianze”. Da allora il numero di visitatori annuali si è stabilizzato intorno agli 800.000; nel 2015 il museo ha registrato 810.000 ingressi.
La collezione proviene da tre fondi distinti: i materiali dell’Armeria prussiana, le raccolte del Museum für Deutsche Geschichte (MfDG) della DDR e le acquisizioni dirette del DHM a partire dal 1987. Tra gli oggetti conservati al DHM figurano elementi incredibilmente eterogenei, che fotografano la storia della Germania in momenti molto diversi: c’è una barca usata da due cittadini della DDR per fuggire a Ovest, ma anche il cappello di Napoleone e la protesi per la mano di un cavaliere medievale. Se pensiamo che la collezione intera supera il milione di pezzi, è facile farsi un’idea della vastità di reperti e testimonianze che qui si possono incontrare. Gli elementi più antichi in esposizione risalgono all’alto Medioevo, quelli più recenti fanno riferimento al nostro presente immediato e ogni anno entrano a far parte del patrimonio circa 7.000 nuovi oggetti.
Di fatto, si tratta di una “registrazione” in tempo reale della vita del Paese, che non si ferma mai. Ma come si decide cosa viene esposto e cosa no? Chiarire l’origine, l’uso e la trasmissione degli oggetti ne determina il valore museale. Vista la storia particolare della Germania, inoltre, si è reso spesso necessario verificare le circostanze dell’acquisizione di determinati reperti durante il nazionalsocialismo, durante il periodo dell’occupazione sovietica (SBZ) e la DDR: la ricerca accurata sull’origine di ogni oggetto esposto consente di individuare eventuali espropriazioni e furti.
Il patrimonio del DHM comprende anche oggetti provenienti da contesti coloniali, ma finora nessun pezzo riconducibile in modo accertato a espropriazioni coloniali. Un caso di rilievo è la colonna araldica di Cape Cross, passata all’Impero tedesco come simbolo della sovranità portoghese quando l’attuale Namibia era colonia tedesca: a seguito di una richiesta di restituzione da parte della Namibia, la colonna è stata restituita.




