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Europa: stop alla protezione degli uomini ucraini in età di leva?

Fin dall’inizio della guerra in Ucraina, tutti gli ucraini che fuggivano dal proprio territorio nazionale hanno ottenuto uno status di protezione temporanea nell’Unione Europea, che li metteva al sicuro dal rischio di rimpatrio e offriva loro una serie di strumenti atti al sostentamento e all’integrazione. Ora, la Commissione europea annunciato l’intenzione di non garantire più lo status di protezione agli uomini ucraini in età di leva, ovvero quelli fra i 23 e i 60 anni.

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La proposta della Commissione europea: stop alla protezione per gli uomini ucraini che hanno l’obbligo di combattere nel proprio Paese 

Secondo la proposta della Commissione, che sembra destinata a una rapida approvazione, la protezione temporanea non verrebbe accordata alle persone che, in base alla legislazione ucraina, non hanno titolo a lasciare il Paese a causa degli obblighi militari previsti dalla legge marziale attualmente in vigore. In Ucraina, fin da quando è iniziata l’invasione russa, vige un divieto di espatrio per i cittadini maschi della già citata fascia anagrafica. La normativa ucraina prevede categorie esenti: le persone con disabilità, coloro che sono stati ritenuti non idonei al servizio, i padri di tre o più figli minori di 18 anni e chi assiste a tempo pieno parenti non autosufficienti rientrano tra i casi esentati dalla coscrizione.

La richiesta di sospendere la protezione per gli uomini ucraini è partita direttamente dal governo di Kiyv.

Qualora la misura venisse approvata, le nuove regole varrebbero per i nuovi arrivati, non per coloro ai quali la protezione temporanea è già stata concessa.

La posizione dell’Europa

La proposta non diventa operativa in modo automatico: richiede il via libera degli Stati membri a maggioranza qualificata, vale a dire il voto favorevole di almeno 15 Paesi su 27, rappresentativi di almeno il 65% della popolazione totale dell’UE.

La cosiddetta direttiva sull’afflusso massiccio, che è poi lo strumento giuridico su cui si fonda l’intero regime di protezione temporanea, consente agli Stati di garantire protezione immediata senza avviare procedure di asilo individuali. Chi ne beneficia può lavorare, accedere al sistema scolastico e usufruire di prestazioni sanitarie e sociali. Attivato per la prima volta nel 2022, all’indomani dell’invasione russa, lo strumento è stato prorogato più volte e rimane circoscritto ai rifugiati provenienti dall’Ucraina.

Per tutti gli altri profughi ucraini, la Commissione intende prolungare la protezione di un anno, fino a marzo 2028, rispetto alla scadenza attuale fissata a marzo 2027.

La proposta si inserisce in un contesto di crescente pressione da parte di diversi governi europei, che hanno invocato un inasprimento delle norme vigenti adducendo difficoltà di integrazione e le necessità di personale militare dell’Ucraina. Tra questi figura la Germania, che dall’inizio del conflitto ha accolto oltre 1,1 milioni di ucraini, insieme a Polonia e Repubblica Ceca. Il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) si era già espresso pubblicamente a favore dell’abolizione dello status di protezione per gli uomini ucraini in età di leva.

La Danimarca aveva anticipato una mossa analoga già il giovedì precedente all’annuncio della Commissione: agli uomini ucraini tra i 23 e i 60 anni verrà concesso il permesso di soggiorno solo dimostrando l’esenzione dalla coscrizione. Pur non partecipando al regime di protezione temporanea dell’UE, in virtù di una deroga in materia di migrazione, il Paese scandinavo ha adottato dopo l’invasione del 2022 un sistema parallelo di tutela.

Venerdì scorso la Commissione ha presentato anche un programma di rimpatrio volontario per sostenere gli ucraini residenti in Europa che intendono rientrare nel proprio Paese.

Le riserve del Consiglio d’Europa: a rischio i diritti umani

Gli uomini adulti costituiscono il 26,6% dei rifugiati ucraini presenti in Europa, sebbene i dati relativi a quanti si trovino nella fascia d’età interessata o a quanti siano entrati irregolarmente non siano disponibili. I dati Frontex indicano che nel corso di quest’anno quasi 1.000 persone hanno attraversato illegalmente il confine ucraino per entrare nell’UE; nel 2025 il numero aveva superato le 10.000 unità. Nonostante il divieto di espatrio legato alla legge marziale, negli anni scorsi diversi uomini in età di leva hanno raggiunto i Paesi dell’Unione attraverso percorsi irregolari, ottenendo poi la protezione temporanea.

Il Commissario del Consiglio d’Europa Michael O’Flaherty ha messo in guardia però da un diniego generalizzato nei confronti dei giovani in età di leva, sostenendo che tale misura configurerebbe una potenziale violazione dei diritti umani fondamentali. Secondo O’Flaherty, chi può legittimamente invocare un’esenzione, inclusi gli obiettori di coscienza, dovrebbe avere la possibilità di esporre la propria situazione individuale. Il commissario ha sottolineato che l’Ucraina ha il diritto di imporre la coscrizione, a condizione che avvenga nel rispetto delle norme giuridiche vigenti, e ha rivendicato la necessità di un esame caso per caso.

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