Germania: gettito fiscale inferiore alle previsioni. “La guerra ci costa”
Trentacinque esperti, riuniti in una sala nell’Ozeaneum di Stralsund per diversi giorni, si sono dedicati come ogni anno a mettere insieme, per poi pubblicarle, le stime fiscali per il governo tedesco e le notizie, quest’anno, non sono buone. Il gruppo di lavoro ha restituito cifre che rendono la pianificazione di bilancio considerevolmente più difficile, poiché le proiezioni indicano, per i prossimi cinque anni, una riduzione complessiva del gettito fiscale di 87,5 miliardi di euro rispetto alle stime elaborate nell’ottobre 2025.
La perdita sarà distribuita fra Stato centrale, Länder e comuni. Solo nel 2026 ci saranno 17,8 miliardi in meno. Per il 2027, anno in cui il gettito a livello federale era stimato a 394,6 miliardi, si prevede ora uno scarto negativo di 17,7 miliardi rispetto alle previsioni autunnali. Negli anni successivi, fino al 2030, il divario si assesta intorno ai 17 miliardi annui. Il fenomeno che, più di tutti gli altri, sta portando via risorse economiche alla Germania, in questo momento, è l’incremento dei prezzi dovuto alla guerra in Iran.
I comuni risultano tra i soggetti più esposti: avevano costruito le proprie previsioni contando su entrate commerciali più consistenti di quelle che effettivamente si profilano.
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Le ragioni economiche del calo del gettito fiscale
Alla base delle nuove cifre c’è in generale un deterioramento delle prospettive di crescita. Ad aprile il governo tedesco aveva già dimezzato le proprie previsioni per il 2025, attestandole a un modesto +0,5%, per il 2027 la stima si ferma allo 0,9%. Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil (SPD) individua nel conflitto in Iran il fattore trainante: “La guerra in Iran ci danneggia economicamente. La guerra irresponsabile di Trump e il conseguente shock mondiale dei prezzi dell’energia frenano per il momento la dinamica economica positiva”. Klingbeil ha aggiunto che lo Stato non ricava alcun vantaggio dalla crisi: “La guerra in Iran costa denaro alla Germania”.
In assenza di gettito fiscale sufficiente, dove si troveranno le coperture per il bilancio 2027?
Le nuove stime aggravano un quadro già complicato, soprattutto perché lasciano intendere che, nonostante lo smantellamento pressoché totale del welfare tedesco con l’unico scopo di risparmiare fondi pubblici, lo Stato sia destinato comunque a ritrovarsi al verde. Il governo composto da CDU/CSU ed SPD aveva fissato i parametri di riferimento per il bilancio 2027 alla fine di aprile: una spesa prevista di 543,3 miliardi di euro, contro i 524,5 miliardi del 2025, e un nuovo indebitamento di 110,8 miliardi nel bilancio di base, a cui si sommano le uscite del fondo speciale per infrastrutture e difesa. Le nuove proiezioni generano un fabbisogno di risparmio aggiuntivo di circa un miliardo di euro.
Klingbeil intende presentare il disegno di legge di bilancio al gabinetto all’inizio di luglio. Per farlo, ha già distribuito ai ministeri incarichi precisi: tagli ai sussidi federali per la previdenza sociale, revisione dell’indennità parentale e del sussidio per l’alloggio, nuove imposte sulla plastica e sulle bevande gassate. I piani di risparmio dei singoli dicasteri devono essere consegnati entro il 20 maggio. Il Bundestag dovrebbe approvare il testo definitivo presumibilmente alla fine di novembre.
Le cifre che si profilano per gli anni successivi al 2027 sono ancora più impegnative. Al disavanzo di circa 20 miliardi del prossimo anno seguiranno 29 miliardi nel 2028, 51 miliardi nel 2029 e circa 60 miliardi nel 2030. Tra le misure già contemplate dalla coalizione, e che incideranno sul bilancio del 2027, figurano la riduzione dell’IVA sui pasti nella ristorazione e l’aumento dell’indennità forfettaria per i pendolari.
Le reazioni politiche: Die Linke chiede la patrimoniale, l’Unione si scaglia contro la redistribuzione e spera nella crescita
La presentazione delle nuove stime ha riacceso il confronto tra le forze politiche su come affrontare il problema e la spaccatura fra destra e sinistra non potrebbe essere più ovvia. Il responsabile per la politica di bilancio dell’Unione Christian Haase ha definito le cifre una “istantanea in tempi di grande incertezza” e ha esortato a non moltiplicare le voci di spesa: serve invece “innescare una dinamica di crescita economica” attraverso una politica fiscale intelligente e riforme strutturali.
Sebastian Schäfer dei Verdi ha letto le stesse cifre come un segnale d’allarme per Klingbeil e per il cancelliere Friedrich Merz (CDU), accusando la coalizione di aver costruito “il bilancio e la politica finanziaria sulla sabbia”, anche per effetto di riduzioni fiscali prive di ricadute sulla crescita introdotte su pressione della CSU. Ines Schwerdtner di Die Linke ha invece puntato il dito contro l’assenza di una imposta patrimoniale, sostenendo che il governo prevede di gravare sulle fasce medio-basse, con aumenti delle accise su tabacco, alcol e zucchero, mentre i grandi patrimoni restano indenni. La Camera di Commercio e Industria Tedesca (DIHK) ha messo in guardia: “Senza crescita, lo Stato ha le mani legate”, e ha chiesto l’eliminazione rapida degli ostacoli burocratici che frenano le imprese.

Foto: Olaf Krostitz
In parallelo al cantiere del bilancio, Klingbeil lavora a una riforma dell’imposta sul reddito che, secondo le sue stesse parole, dovrà portare ai contribuenti “alcune centinaia di euro in più nel portafoglio”. La misura era già stata concordata in coalizione con entrata in vigore prevista al 1° gennaio 2027, il che lascia margini temporali ristretti.
Il punto di attrito con la CDU riguarda la struttura della riforma: un alleggerimento per i redditi bassi e medi finanziato da un’aliquota più elevata per quelli alti. Il cancelliere Merz ha ribadito con regolarità, anche in una recente intervista alla ZDF, la sua contrarietà a qualunque aumento del carico fiscale sulle fasce superiori, anche in considerazione del fatto che tra questi contribuenti rientrano molte imprese.




