Tribunale di Berlino: non sarà espulsa l’attivista irlandese pro-Palestina
Il Tribunale amministrativo di Berlino ha dichiarato illegittimo il tentativo di espulsione e la revoca dei diritti di ingresso e soggiorno in Germania a una cittadina irlandese, disposta dal Land di Berlino a seguito della sua partecipazione a manifestazioni filopalestinesi. La pronuncia, emessa mercoledì nell’ambito del procedimento AZ: VG 21 K 158/24, chiude il procedimento principale a favore della donna.
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L’Ufficio regionale per l’immigrazione (Landesamt für Einwanderung – LEA) aveva revocato alla donna il diritto alla libera circolazione garantito dalla cittadinanza europea all’interno dell’area Schengen. Il dipartimento degli Interni di Berlino, sotto la guida di Iris Spranger (SPD), aveva sostenuto che i quattro cittadini stranieri fermati nell’ottobre 2024, tra cui la donna irlandese al centro di questo procedimento, un altro cittadino irlandese, una cittadina polacca e uno studente statunitense costituissero una minaccia concreta per la sicurezza pubblica nazionale.
Il tribunale ha respinto questa interpretazione dei fatti. Dalla donna, ha stabilito, non deriva un pericolo per l’ordine pubblico di entità tale da giustificare la limitazione di un diritto fondamentale dell’Unione europea, anche perché non ci sono condanne a suo carico e non sono dimostrate condotte criminose di alcun genere.
Perché la cittadina irlandese rischiava l’espulsione dalla Germania
All’origine del procedimento vi è un fatto avvenuto nell’ottobre 2024 presso il rettorato della Freie Universität di Berlino. Una ventina di persone fece irruzione nell’edificio nel tentativo di occuparlo e, negli scontri che seguirono, furono danneggiati uffici e attrezzature e rimase ferito almeno un dipendente dell’ateneo. I quattro cittadini stranieri vennero fermati durante quell’episodio.
Nel corso del 2024 e del 2025, la procura aveva aperto più fascicoli a carico della donna irlandese, contestandole, oltre alla presunta partecipazione all’occupazione della FU, l’utilizzo di slogan filopalestinesi e la resistenza a pubblico ufficiale durante altre proteste. Nessuno dei procedimenti ha però portato a una condanna e tutti sono stati archiviati. Secondo il tribunale, la procura non è riuscita a dimostrare con sufficiente certezza che la donna avesse preso parte all’occupazione della FU compiendo azioni penalmente rilevanti. In assenza di tale accertamento, la revoca del diritto alla libera circolazione è risultata priva di fondamento giuridico. Già l’anno scorso, in tutti e quattro i casi, il tribunale amministrativo aveva accolto le richieste d’urgenza presentate dagli interessati, bloccando i provvedimenti di espulsione in via cautelare. La decisione di mercoledì chiude ora definitivamente la vicenda almeno per quanto riguarda la cittadina irlandese.
Il diritto alla libera circolazione e i limiti all’espulsione dei cittadini UE
Quello alla libera circolazione è uno dei diritti più importanti riconosciuti ai cittadini dell’Unione Europea e si applica, come già detto, all’interno dell’area definita nel Trattato di Schengen. Tale diritto può essere limitato solo in presenza di motivi imperativi di pubblica sicurezza, accertati secondo standard probatori rigorosi. Nel caso in esame, quei requisiti non sono stati soddisfatti.
L’esito del procedimento principale per gli altri tre cittadini stranieri coinvolti nella vicenda non è ancora stato reso noto.




