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Legge sulla libertà di informazione a Berlino: rinviato il voto sulle modifiche

Il Parlamento di Berlino non ha votato giovedì, come originariamente pianificato, sulle modifiche alla Informationsfreiheitsgesetz (IFG), la legge che regola il diritto di accesso ai documenti delle pubbliche amministrazioni, più brevemente nota come “legge sulla libertà d’informazione”. La commissione per la digitalizzazione si è riunita lunedì senza giungere ad alcuna decisione: i gruppi parlamentari della coalizione di governo, CDU e SPD, non hanno trovato un’intesa sul testo da sottoporre all’aula. In effetti, il testo della riforma si sta rivelando non poco controverso: nata per tutelare le infrastrutture pubbliche da attacchi esterni, questa riforma rischia, secondo alcuni, di minare in modo grave la trasparenza e la possibilità di accesso agli atti anche a fini di pubblica informazione e perfino giudiziari.

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Una riforma nata dal panico?

La revisione della legge è stata proposta in seguito all’attacco alla rete elettrica di Berlino, che ha lasciato al buio migliaia di abitazioni. In risposta a quell’episodio, il Senato cittadino  ha elaborato un disegno di legge che riduce sensibilmente gli obblighi di trasparenza delle autorità cittadine. Il progetto, già approvato dal Senato a metà febbraio, prevede che i documenti riguardanti le infrastrutture critiche non possano più essere divulgati. Le autorità avrebbero inoltre la facoltà di trattenere atti qualora la loro pubblicazione rischi di incidere negativamente su procedimenti giudiziari o di rallentare l’azione amministrativa. I documenti dell’amministrazione fiscale resterebbero del tutto inaccessibili.

Il sindaco Kai Wegner (CDU) aveva presentato le modifiche come una risposta pragmatica alle esigenze di sicurezza e suggerito un’ulteriore integrazione: gli operatori delle infrastrutture critiche, incluse le linee elettriche, potrebbero adottare sistemi di videosorveglianza senza l’obbligo di segnalarli con apposita cartellonistica.  La protezione dei dati, ha affermato il sindaco, non deve valere per “i criminali”. La CDU ha escluso qualsiasi intenzione di occultare informazioni, insistendo che l’obiettivo sia esclusivamente la tutela delle infrastrutture dagli attacchi.

Le critiche: dal garante della privacy alle associazioni civiche

La garante della privacy di Berlino Meike Kamp ha espresso riserve articolate sul testo. A suo avviso, la moltiplicazione delle eccezioni rischia di allontanare il sistema dalla trasparenza amministrativa, producendo un effetto opposto rispetto a quello indicato nelle linee guida governative, dove il Senato aveva prospettato non solo il mantenimento degli “elevati standard” della legge precedente, ma addirittura la sua trasformazione in una più ampia “legge sulla trasparenza”.

Sul piano tecnico-giuridico, Kamp ha osservato che le modifiche alla videosorveglianza delle infrastrutture critiche inciderebbero ben poco sull’assetto normativo esistente, e che una rinuncia generalizzata agli obblighi di identificazione (delle telecamere presenti) contrasterebbe con il diritto europeo. Quanto alle preoccupazioni per la sicurezza, la responsabile della privacy ha ritenuto che la legislazione vigente offra già strumenti adeguati. “Si ha l’impressione che nell’amministrazione berlinese stiamo tornando in molti settori a una cultura superata di segreto d’ufficio generalizzato”, ha affermato.

Johannes Alber, dell’associazione Mehr Demokratie, ha inquadrato la vicenda in termini più ampi: in un momento di diffusa sfiducia verso le istituzioni politiche, limitare la libertà di informazione sarebbe “non solo sbagliato, ma anche pericoloso”. Alber ha sottolineato il ruolo che trasparenza e accesso agli atti svolgono come argini contro la disinformazione.

Renate Gensch, presidente dell’Unione dei giornalisti tedeschi nel sindacato Ver.di, ha usato toni più diretti: la sicurezza verrebbe impiegata come pretesto per liberarsi del controllo esercitato da stampa e opinione pubblica. Ha invitato il Parlamento locale a “fermare questo attacco ai diritti di controllo della stampa”.

Lo scandalo dei fondi pubblici di Berlino: sarebbe ancora possibile renderlo pubblico con la nuova legge sulla libertà d’informazione?

Una segnalazione del portale fragdenstaat.de, che si occupa in larga parte proprio della pubblicazione di atti degli uffici pubblici, ha portato la questione all’attenzione di un pubblico più ampio. La piattaforma ha stabilito un collegamento diretto tra le modifiche previste e lo scandalo dei fondi pubblici che coinvolge l’amministrazione culturale di Berlino: proprio le norme che si vorrebbero inasprire avrebbero consentito di portare alla luce questa vicenda.

L’emittente pubblica rbb aveva ottenuto, ai sensi della legge sulla libertà d’informazione, oltre 15.000 pagine di documenti interni dall’amministrazione culturale coinvolta, dalle domande di sovvenzione alle decisioni di concessione dei fondi, passando per scambi di e-mail, verbali e appunti, che hanno alimentato la copertura giornalistica dello scandalo.

Il deputato dei Verdi Vasili Franco ha dichiarato in merito che “L’attuale copertura mediatica dello scandalo sui finanziamenti non sarebbe più possibile con le restrizioni previste”. Ridurre gli obblighi di trasparenza sarebbe, a suo avviso, “la risposta assolutamente sbagliata allo scandalo sui finanziamenti della CDU di Berlino”, aprendo la strada al rigetto di qualsiasi richiesta scomoda attraverso motivazioni vaghe.

Durante il dibattito parlamentare in plenaria, il deputato dell’AfD Marc Vallendar aveva già parlato di una “silenziosa demolizione della libertà di informazione”.

La posizione del Senato

L’amministrazione interna del Senato ha respinto le obiezioni al progetto. La portavoce Sabine Beikler ha definito l’ampliamento delle esclusioni “moderato, selettivo e oggettivamente fondato”, circoscritto alla protezione delle infrastrutture critiche. Alla domanda se le indagini giornalistiche sullo scandalo dei finanziamenti sarebbero ancora praticabili con le nuove norme, Beikler ha risposto che qualsiasi affermazione in senso contrario è “incomprensibile e speculativa”. Ha inoltre precisato che il diritto di interrogazione dei deputati e la legge sulla stampa rimarranno invariati.

Su quest’ultimo punto si registra una distinzione rilevante: il diritto di accesso agli atti dei parlamentari è garantito dalla Costituzione di Berlino, non dalla legge sulla libertà d’informazione, e non dovrebbe quindi subire modifiche. Per i giornalisti il quadro è diverso: la legge sulla stampa impone alle autorità di fornire informazioni ai media, ma in materia di divulgazione di atti fa espresso rinvio alla IFG. Ne consegue che le modifiche alla legge sulla libertà di informazione si ripercuoterebbero indirettamente anche sull’attività di ricerca giornalistica, indipendentemente dall’invarianza formale della normativa sulla stampa.

La posizione dell’SPD

All’interno della coalizione permane un margine di manovra. Il deputato SPD Jan Lehmann ha ammesso che le restrizioni segnalate da fragdenstaat.de non erano state previste: “Non era mai stata questa l’intenzione, nessuno ha mai voluto impedire nulla in tal senso”. Ha annunciato che si sta lavorando a “formulazioni chiarificatrici” e che potrebbe essere presentato un emendamento già in sede di commissione. La votazione definitiva resta quindi aperta.

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