La Corte federale di giustizia ridefinisce i limiti delle intercettazioni nelle chat

Quello delle intercettazioni è uno dei temi più discussi e controversi in ambito giuridico, in Germania come nel resto d’Europa. Ad accendere la discussione è soprattutto la necessità di stabilire un confine fra ciò che le autorità di polizia possono fare, per indagare su specifici reati e ciò che invece deve essere interdetto, in difesa della privacy di tutti i cittadini. La più recente pronuncia della Corte federale di giustizia tedesca (Bundesgerichtshof, BGH) su questo argomento ha ristretto il perimetro entro cui la polizia può operare, introducendo una distinzione giuridica destinata a ripercuotersi su migliaia di procedimenti penali, specialmente quando si tratta delle intercettazioni relative alle chat dei servizi di messaggistica come Telegram e Whatsapp.
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La decisione non tocca il principio generale: l’intercettazione dei messaggi di chat rimane consentita, ma solo su disposizione di un giudice. Ciò che cambia è la classificazione giuridica del metodo utilizzato, con conseguenze dirette su quali messaggi possono essere acquisiti come prova e quali non sono invece ammissibili in sede di procedimento penale.
Che cosa ha stabilito la Corte federale di giustizia sulle intercettazioni delle chat
Fino a questa sentenza, l’analisi dei messaggi di chat veniva inquadrata come una forma ordinaria di sorveglianza delle telecomunicazioni. La Corte federale di giustizia ha invece stabilito che tale pratica rientri nella cosiddetta Quellen-TKÜ, ovvero la sorveglianza delle telecomunicazioni alla fonte: un metodo attraverso cui gli inquirenti si collegano direttamente al dispositivo del sospettato, intercettando i messaggi prima che vengano cifrati dai servizi di messaggistica. In questo modo è possibile aggirare i sistemi di crittografia end-to-end che proteggono le comunicazioni.
Questo vuol dire che, nella sorveglianza alla fonte, gli inquirenti possono acquisire soltanto i messaggi inviati o ricevuti dopo l’emissione del provvedimento giudiziale. I messaggi precedenti conservati sullo stesso dispositivo, invece, non possono essere ammessi come prove a carico degli indagati e non possono essere acquisiti dalle forze dell’ordine.
Per accedere alla corrispondenza più datata occorre una misura diversa e più gravosa: la cosiddetta perquisizione online (Online-Durchsuchung), soggetta a requisiti procedurali più severi e ammessa soltanto per reati di particolare gravità.
Il caso che ha portato alla sentenza
Il procedimento all’origine della decisione riguardava un imputato condannato dal tribunale regionale di Aurich per otto episodi di traffico illecito di farmaci. Nell’ambito delle indagini, un giudice istruttore aveva autorizzato la sorveglianza del cellulare dell’uomo. Gli inquirenti avevano acquisito, tra le altre prove, messaggi scambiati su Telegram, alcuni dei quali risalenti a cinque mesi prima dell’ordinanza.
La Corte federale di giustizia ha dichiarato illegittima l’acquisizione di quei messaggi pregressi. Poiché le autorità non avevano rispettato i requisiti previsti per la perquisizione online, l’unico strumento che avrebbe potuto legittimare quell’accesso, le trascrizioni delle chat non potevano essere utilizzate come prova a carico dell’imputato. La sentenza del tribunale di Aurich è stata parzialmente annullata, e una sezione diversa dello stesso tribunale dovrà riesaminare il caso, questa volta prescindendo dai messaggi acquisiti in modo irregolare. Il numero di riferimento della sentenza è 3 StR 495/25.




