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Le accuse di nepotismo che fanno tremare AfD

Dalla Sassonia-Anhalt al Baden-Württemberg, dalla Bassa Sassonia alla Renania-Palatinato: le accuse di nepotismo che hanno investito AfD negli ultimi mesi stanno mettendo in serio imbarazzo il partito e lasciano trasparire un malcontento interno che, normalmente, il partito di ultradestra non esprime. Le accuse incrociate, che riguardano quadri del partito sia a livello locale che nazionale, disegnano una rete di rapporti di lavoro incrociati che coinvolge familiari, colleghi di partito, partner e amici.

Il caso della Sassonia-Anhalt: Jan Wenzel Schmidt e Tobias Rausch

Il punto di innesco si trova in Sassonia-Anhalt. Jan Wenzel Schmidt, già segretario generale regionale di AfD fino al 2025 e oggi membro del Bundestag, è al centro di una procedura di espulsione avviata dal comitato esecutivo regionale. Le accuse a suo carico sono gravi: secondo quanto ricostruito dal settimanale Die Zeit, Schmidt avrebbe assunto come lavoratori occasionali nel suo ufficio parlamentare dipendenti di un’azienda produttrice di sigarette elettroniche di cui detiene il cinquanta per cento delle quote. Stando alle fonti citate, i lavoratori in questione non avrebbero mai svolto le mansioni formalmente attribuite loro, mentre i loro stipendi — finanziati con denaro pubblico — sarebbero stati versati privatamente a Schmidt dall’azienda che li impiegava in parallelo. In questo caso, evidentemente, più ancora del nepotismo, al parlamentare di AfD si contesta la distrazione delle somme degli stipendi per il puro arricchimento personale.

Siegmund
Foto: EPA-EFE/HANNIBAL HANSCHKE

A richiedere l’espulsione di Schmidt è Tobias Rausch, segretario parlamentare del gruppo AfD a Magdeburgo, che però si trova a sua volta al centro di alcune delle accuse di nepotismo più eclatanti. Rausch ha giustificato la sua richiesta sostenendo che Schmidt si sarebbe “arricchito egoisticamente”. A lui, però, il Mitteldeutsche Zeitung contesta un’altra irregolarità: il giornale ha documentato come tre fratelli di Rausch lavorino nell’ufficio parlamentare della deputata del Bundestag Claudia Weiss, mentre la figlia di Rausch e sua moglie risulterebbero impiegate nel gruppo parlamentare regionale da lui stesso guidato. A completare il quadro, un cognato di Rausch lavora a tempo pieno per un altro deputato di AfD al Bundestag.

Il caso dei calciatori di Staßfurt

Rausch è originario di Staßfurt e presiede la società calcistica locale SV 09, che milita in sesta divisione. Sempre secondo Mitteldeutsche Zeitung, avrebbe assunto quattro giocatori della squadra nel suo ufficio parlamentare, con incarichi a retribuzione minima, procurando a uno di loro anche una posizione di rilievo nella dirigenza societaria. Questi dettagli, inevitabilmente, hanno alimentato ulteriori polemiche interne.

AfD ha un problema di nepotismo a livello nazionale?

Il problema non sarebbe limitato alla Sassonia-Anhalt. Le ricerche condotte in parallelo da diverse testate, in particolare T-Online, ZDF Frontal e Die Zeit, hanno portato alla luce situazioni analoghe in almeno altri tre Länder.

In Bassa Sassonia, la moglie del presidente regionale di AfD Ansgar Schledde lavora nell’ufficio del deputato federale Danny Meiners; l’ex moglie dello stesso Schledde è impiegata nel gruppo parlamentare di AfD ad Hannover. Entrambi i diretti interessati hanno confermato la circostanza. Sul fronte interno, alcuni deputati di AfD della Bassa Sassonia hanno scritto alla leadership federale accusando Schledde e il suo entourage di gestire un “modello di business finalizzato all’arricchimento personale permanente”. Il comitato esecutivo regionale ha respinto le accuse.

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In Baden-Württemberg, la moglie del leader regionale e deputato federale Markus Frohnmaier ricopre un ruolo di responsabile nell’ufficio del deputato Johann Martel. Il vice di Frohnmaier, Marc Bernhard, ha a sua volta assunto il figlio della deputata europea Anja Arndt — la stessa che ha firmato la lettera contro Schledde in Bassa Sassonia.

In Renania-Palatinato, la madre di Damian Lohr, segretario parlamentare del gruppo regionale, risulta impiegata presso il gruppo stesso. Il patrigno dirige l’ufficio del gruppo AfD nel municipio di Wiesbaden. Nella struttura distrettuale di Donnersberg, madre, patrigno e Lohr stesso ricoprono rispettivamente i ruoli di presidente, segretario e vicepresidente.

Il caso Chrupalla

Nemmeno il leader federale Tino Chrupalla è rimasto fuori dalla vicenda. Chrupalla impiega la moglie del deputato regionale di AfD Roberto Kuhnert nel suo ufficio elettorale di Görlitz, in Sassonia. Interrogato sul punto durante la trasmissione televisiva della ARD Caren Miosga, ha ammesso di essere “a disagio”, aggiungendo però che i contratti in questione sono “giuridicamente validi”.

I vertici della Sassonia-Anhalt sotto pressione

La catena dei nomi coinvolti nelle accuse di nepotismo fra le fila di AfD in Sassonia-Anhalt è lunga. Secondo quanto riportato da WDR e NDR, le mogli del vice presidente del gruppo parlamentare Hans-Thomas Tillschneider, del presidente regionale Martin Reichardt e dei deputati regionali Lothar Waehler e Christian Hecht hanno lavorato nell’ufficio di Schmidt. Reichardt, a sua volta, avrebbe assunto la figlia di Waehler.

Il caso di Thomas Korell, ex deputato regionale oggi al Bundestag, aggiunge un ulteriore livello di complessità: Korell impiega i genitori del deputato regionale Matthias Büttner. Nello stesso ufficio ha trovato impiego anche il padre di Ulrich Siegmund, candidato di punta di AfD alle elezioni regionali di settembre e potenziale primo ministro-presidente del partito. La retribuzione dichiarata da Siegmund è di circa 5.500 euro mensili; secondo ZDF, per diversi mesi l’importo sarebbe stato di 7.725 euro.

Siegmund è forse l’unico membro del suo partito, almeno fino a questo momento, a rispondere in modo esplicito alle polemiche, dicendo che il sistema va benissmo così com’è. In un post su Instagram, infatti, ha dichiarato di trovare “tutto questo positivo” e di non avere “alcun problema ad assumere il familiare di un collega”. I candidati esterni, sostiene, sarebbero meno affidabili e ci sarebbe sempre il rischio di assumere infiltrati, che cercando di introdursi nelle file del partito con un secondo fine. Per non parlare del fatto che, sempre secondo fonti interne ad AfD, i candidati qualificati sarebbero spesso poco inclini a lavorare per AfD, si sentirebbero a disagio a inserire nel proprio curriculum il nome del partito di ultradestra. Trovare personale, insomma, sarebbe difficile, per un partito per il quale nessuno vuole lavorare, tranne gli amici e i familiari di chi vi milita.

A fronte di questo, vale la pena ricordare che, nella scorsa legislatura, il gruppo parlamentare di AfD al Bundestag impiegava più personale di qualsiasi altro partito, con 144 dipendenti per 76 deputati. L’FDP, per esempio, ne aveva 112 per 90 eletti, secondo una ricerca di T-Online.

Il dilemma del comitato esecutivo federale

Davanti all’escalation, il comitato esecutivo federale di AfD si trova in una posizione scomoda. Se mantiene un atteggiamento di distanza, rischia di non incidere sulla situazione in Sassonia-Anhalt, minando l’immagine del partito come forza di rinnovamento contro le élite consolidate. Anche perché non c’è danno d’immagine peggiore, per un partito tradizionalmente “antisistema” come AfD, che essere accusato del “peccato originale” dell’establishment, ovvero il nepotismo. Se il comitato dovesse intervenire con decisione, però, indebolirebbe un’associazione regionale che in settembre è attesa dalla prova più importante della sua storia: le elezioni per il parlamento del Land, dove AfD punta all’assoluta maggioranza.

La risposta finora è stata cauta. Al termine di una lunga riunione telefonica, il comitato esecutivo federale ha diffuso un comunicato di due frasi, esprimendo l’approvazione unanime della procedura di espulsione contro Schmidt e il sostegno all’istituzione di una commissione di condotta da parte del comitato regionale della Sassonia-Anhalt. La commissione, nelle parole del presidente regionale Reichardt, “esaminerà i rapporti di lavoro e, se necessario, proporrà modifiche”. Ma nello stesso video in cui Reichardt annuncia questo passo, il capogruppo Oliver Kirchner definisce le accuse “oltraggiose e assurde”, mentre Siegmund ribadisce che i contratti sono “perfettamente legali”. Secondo fonti interne, il comitato esecutivo federale nutre dubbi sull’efficacia della commissione, se a sederci saranno le stesse persone che hanno originato il problema.

La posizione di Schmidt e il materiale compromettente sul resto del partito

Prima che il comitato federale si esprimesse, Schmidt aveva rilasciato un’intervista al portale di ultradestra NIUS, in cui raccontava di aver proposto alla leadership regionale di affrontare la questione internamente: “C’è qualcosa che non va, smantelliamolo insieme all’interno del partito.” Secondo lui, l’offerta sarebbe stata ignorata. Quella dichiarazione ha irritato profondamente gli ambienti del partito. Fonti interne riferiscono che Schmidt avrebbe raccolto per anni documentazione compromettente su molti colleghi, facendolo trasparire nelle conversazioni.

Le conseguenze politiche e la questione della credibilità

Sul piano strettamente legale, gran parte delle situazioni descritte non configura un reato: la normativa vieta soltanto l’assunzione di propri familiari diretti, non quella dei congiunti dei colleghi. L’amministrazione del Landtag della Sassonia-Anhalt ha comunicato a ZDF Frontal che i rapporti di lavoro dei deputati saranno comunque sottoposti a verifica alla luce delle nuove informazioni emerse.

Sul piano politico, però, il nodo è più stretto. AfD si è costruita un’identità di partito antisistema, alternativo alle pratiche dei partiti tradizionali. Le accuse interne, però, parlano di “nepotismo puro” e “puzza di favoritismo”, stando alle dichiarazioni riportate in forma anonima da Zeit e ZDF Frontal.

Stefan Möllinger, da dodici anni al vertice di AfD in Turingia al fianco di Björn Höcke, ha ammesso in un’intervista alla rivista Stern che le assunzioni familiari rappresentano “un problema per la credibilità” del partito. La questione, ha aggiunto, va “oltre i confini della Sassonia-Anhalt” e richiede una risposta a livello federale. La sua proposta è una modifica dello statuto da discutere al congresso federale del partito, in programma a luglio a Erfurt.

Secondo quanto riferito dalla stessa rivista Stern, il comitato esecutivo del gruppo parlamentare federale stima che forse la metà dei 151 deputati di AfD al Bundestag potrebbe essere coinvolta direttamente o indirettamente nella vicenda. Se confermata, sarebbe una dimensione che renderebbe difficile circoscrivere lo scandalo a poche figure isolate o a dinamiche locali.

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