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“Cacciamo 20 milioni di immigrati, sostituiamoli con l’intelligenza artificiale” – la proposta di un’esponente di AfD

Quando è arrivato per la prima volta al grande pubblico, il termine “remigrazione” metteva in imbarazzo la destra estrema o almeno l’ultradestra parlamentare di AfD, che cercava di distanziarsi dall’accusa di puntare alle deportazioni di massa anche di cittadini tedeschi con background migratorio. Adesso è uno slogan ripetuto dalle destre estreme di tutto l’occidente, spesso con malcelata approvazione per le pratiche più estreme e si riappropriano di punti di vista quasi orgogliosamente xenofobi. Ne è passato di tempo dall’incontro quasi segreto di Potsdam, nel quale l’estremista di destra Martin Sellner, esponente del movimento identitario austriaco, parlava a una conferenza alla quale presenziavano, fra gli altri, membri di AfD e CDU. Pochi giorni fa, si è tenuto un altro incontro, nel quale gli stessi concetti sono stati approfonditi, alla luce delle ultime evoluzioni. Questa volta, con Martin Sellner c’era la parlamentare di AfD del Brandeburgo Lena Kotré ed è probabile che alla dirigenza del partito la cosa non abbia fatto interamente piacere.

L’evento non era segreto, ma la location è stata comunicata all’ultimo momento ai partecipanti ed era quantomeno insolita: una concessionaria automobilistica dismessa lungo l’autostrada, a Vetschau, nella regione dello Spreewald. Nonostante le precauzioni, una ventina di manifestanti si sono radunati all’esterno per esprimere dissenso. Alla presenza di una cinquantina di partecipanti e altrettanti giornalisti, Kotré e Sellner hanno parlato di tutte le categorie di persone che vorrebbero fuori dalla Germania. Questo nonostante Alice Weidel e Tino Chrupalla, leader di AfD a livello nazionale, avessero sconsigliato qualsiasi iniziativa congiunta con Sellner.

Foto: Ptolusque, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons [cropped]

Originariamente pianificato presso la sede elettorale di Luckenwalde su iniziativa di Kotré e del marito Steffen, l’appuntamento è stato cancellato proprio dopo l’intervento della leadership federale e del presidente regionale René Springer. E non perché il programma di AfD non abbia punti in comune con Sellner, ma perché Sellner, in questo momento, è pericoloso per AfD. Il partito è ancora sotto osservazione dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, che ha sospeso la sua classificazione come “sicuramente estremista di destra” per un ricorso che è ancora in fase di elaborazione. E, nonostante la crescita dei consensi, il partito non può permettersi di ignorare le numerose petizioni per la sua messa al bando, collegate proprio alle accuse di estremismo di destra. In questo contesto, associarsi a Sellner non aiuta.

La remigrazione secondo Martin Sellner e le differenze con AfD: fuori stranieri e cittadini non assimilati

La visione di Sellner si distacca in parte da quella ufficiale di AfD, ma sembra piacere al suo elettorato. Il progetto dell’estremista austriaco prevede una deportazione articolata in tre fasi, culminante nell’espulsione incentivata di “cittadini non assimilati” – persone in possesso di passaporto tedesco ma ritenute insufficientemente integrate nella “cultura dominante”. Il Tribunale amministrativo federale di Lipsia ha definito questa impostazione incompatibile con i valori costituzionali nella sentenza relativa alla messa al bando, poi revocata, della rivista di estrema destra Compact.

La posizione ufficiale di AfD esclude esplicitamente i cittadini tedeschi dal proprio concetto di rimigrazione, ma Kotré sembra più vicina ai convincimenti dell’identitario austriaco che a quelle del proprio partito e, anzi, motiva l’eccessiva “morbidezza” di AfD su questo tema con il costante timore di un procedimento di messa al bando. In sostanza, secondo Kotré, se Weidel e Chrupalla non avessero paura di venire etichettati come estremisti dall’Ufficio per la Protezione della Costituzione e di veder sciolto il partito, anche loro sarebbero d’accordo sulle espulsioni di cittadini tedeschi dalla Germania. Non solo: la parlamentare del Brandeburgo non considera affatto anticostituzionali le proposte di Sellner, descrivendole come riflessioni “progressiste” che competono alla destra, non al partito. Secondo Kotré, AfD potrebbe eventualmente rivedere il proprio programma, avvicinandosi alle tesi dell’austriaco. Nel parlamento regionale ha anche già richiesto la privatizzazione di un'”industria delle espulsioni” – uno scenario che evoca le prigioni private e i centri di detenzione per i deportati rastrellati dall’ICE negli USA.

“Sono razzista”

Durante l’incontro Kotré non ha lesinato affermazioni che potrebbero generare frizioni anche all’interno del suo schieramento. Per esempio, ha indicato come un problema quella che definisce come immigrazione “culturalmente estranea”, che porta nel Paese persone “semplicemente diverse”, facendo riferimento in modo esplicito a coloro che emigrano da Paesi a maggioranza musulmana, ma specificando che il problema è legato “anche alla biologia” e ha concluso dicendo: “se questo è razzismo, allora sono razzista“. Kotré ha anche invocato il ripristino del “principio di discendenza”, un criterio storicamente superato per l’attribuzione della cittadinanza.

Queste posizioni, specialmente quelle che suggeriscono una qualche connessione fra la biologia e il diritto alla cittadinanza, sono fra quelle che potrebbero far propendere l’Ufficio per la Protezione della Costituzione per la conferma della classificazione di AfD come “estremista di destra” al di là di ogni ragionevole dubbio e sono anche in contrasto con la strategia recente del partito. Un documento programmatico del 2024 afferma che AfD non distingue tra tedeschi con o senza background migratorio.

Sellner e la visione etnoculturale dello Stato

Sellner ha descritto la rimigrazione come un “obiettivo conforme alla Costituzione con mezzi conformi alla Costituzione”, mirante alla “preservazione della continuità e dell’omogeneità culturale“. Il problema è che la Costituzione tedesca non considera l’omogeneità culturale come un obiettivo valido per le politiche dello Stato. Il piano dell’estremista austriaco prevederebbe l’allontanamento di molteplici categorie: oltre agli immancabili immigrati irregolari, sarebbero da espellere anche coloro che non sono cittadini e sono considerati problematici (in questo caso per “problematici” si intendono sia coloro che hanno commesso reati che coloro che hanno difficoltà economiche o che sono culturalmente distanti dall’idea che Sellner ha dello Stato) e, da ultimo, coloro che sono cittadini tedeschi, ma non sono sufficientemente assimilati alla cultura dominante. Gli strumenti indicati comprendono espulsioni laddove legalmente praticabili, ma anche incentivi economici e “pressioni all’assimilazione”, per esempio attraverso limitazioni alla libertà religiosa – anche questo un concetto incompatibile con la costituzione di uno Stato democratico.

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L’attivista ha affermato di volere che “tra 100 anni la maggioranza dei discendenti di coloro che vivevano in questo Paese 100 anni fa continui a vivere qui” e parla di “continuità etnoculturale“. Non ha specificato parametri chiari di assimilazione, rimandando vagamente a presunte “metriche” scientifiche. La sentenza di Lipsia sopra citata ha già chiarito che questa concezione contraddice la dignità umana garantita dalla Costituzione, poiché identifica i cittadini tedeschi con background migratorio come elementi di seconda classe.

Anche Kotré ha ribadito il proprio sostegno a una società etnoculturalmente omogenea e, pur affermando di non considerare alcuna cultura superiore o inferiore, ha dichiarato che le persone provenienti da quella che chiama “cultura arabo-islamica” sono problematiche a prescindere, poiché sarebbero socializzate con valori differenti rispetto a quelli tedeschi.

“Califfato finanziato dal reddito di cittadinanza”

Sellner ha fatto ricorso anche a un altro cavallo di battaglia dell’estremismo di destra identitario: l’idea della “sostituzione etnica”, che attribuisce a un piano preciso dei gruppi islamici radicali, arrivando a paventare un “califfato finanziato dal reddito di cittadinanza”. L’affermazione “l’Islam non appartiene alla Germania” riceve fragorosi applausi. Va detto che questo slogan non viene, originariamente, dalle file delle frange neonaziste, ma dall’ex ministro dell’interno Horst Seehofer (CSU), che lo aveva pronunciato nel 2018.

Anche per i tedeschi che riconosce come tali Kotré ha indicazioni precise: il Paese, ha dichiarato durante l’incontro, ha bisogno di figli tedeschi e quindi di incentivi per le famiglie. Questo non vuol dire che la parlamentare non sia pronta a ridurre la popolazione di una ventina di milioni di unità. “Abbiamo davvero bisogno di 82 milioni di persone in questo Paese? Non bastano 60 milioni, almeno fino a quando il tasso di natalità non si sarà ripreso?”, ha dichiarato. E se la Germania attraversa una gravissima crisi del mondo del lavoro legata alla carenza di manodopera, poco importa: per Kotré i lavoratori tedeschi mancanti dovrebbero essere sostituiti dall’intelligenza artificiale, non dagli immigrati.

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