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Anche la Germania chiede le dimissioni di Francesca Albanese

Dopo la presa di posizione della Francia, anche la Germania ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese dal ruolo di relatrice delle Nazioni Unite per i territori palestinesi.

La richiesta è stata formulata dal ministro degli Esteri Johann Wadephul. “Rispetto il sistema delle Nazioni Unite basato sui relatori indipendenti. Tuttavia Albanese ha rilasciato numerose dichiarazioni inappropriate in passato. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele. La sua posizione è insostenibile“ ha scritto il ministro tedesco su X.

Perché la Germania chiede le dimissioni di Francesca Albanese

Le critiche sono scaturite da un intervento tenuto da Albanese durante una conferenza online organizzata dall’emittente Al Jazeera e svoltasi in Qatar lo scorso sabato. In quell’occasione la relatrice ha parlato dell’esistenza di un “nemico comune”, espressione interpretata da molti come un riferimento a Israele.

Nel corso dell’intervento, reperibile integralmente sul canale Instagram della relatrice speciale, Albanese ha affermato che gran parte del mondo, invece di fermare Israele, lo avrebbe sostenuto con forniture militari, giustificazioni politiche, protezione istituzionale e assistenza economica e finanziaria.
“Ora vediamo che, come umanità, abbiamo un nemico comune” ha quindi aggiunto la relatrice ONU, pronunciando la frase che ha innescato

In un messaggio successivo pubblicato su X, Francesca Albanese ha precisato che il riferimento al “nemico comune” riguardava il sistema ritenuto responsabile di aver reso possibile il genocidio in Palestina, citando tra i fattori il capitale finanziario che lo sostiene, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono operativo. Le spiegazioni non hanno tuttavia attenuato le reazioni politiche.

Barrot: “La Francia condanna senza riserve le dichiarazioni di Albanese”

Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot è stato il primo a esprimersi a riguardo, definendo la relatrice un’attivista politica e sostenendo che la scelta delle parole danneggi sia la causa palestinese sia l’organizzazione internazionale. “La Francia condanna senza riserve le dichiarazioni eccessive e colpevoli della signora Francesca Albanese, che non si rivolgono al governo israeliano — le cui politiche possono essere criticate — ma a Israele come popolo e come nazione, cosa assolutamente inaccettabile”, ha dichiarato Barrot.

“Quello che ha detto il ministro francese Jean-Noël Barrot a nome della Francia è gravissimo, perché è un attacco senza precedenti sulla base di informazioni non veritiere contro un esperto tecnico delle Nazioni Unite che comunque ha un alto rango all’interno del sistema, chiedendone addirittura le dimissioni. E tutto ciò che è stato detto di me è falso, quindi è diffamatorio” ha commentato Francesca Albanese ospite di Piazza Pulita, su La7.

Dopo Francia e Germania, anche l’Italia prende le distanze. Albanese: “Non mi meraviglio”

Dopo la Francia e la Germania, anche l’Italia ha preso posizione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infatti dichiarato che “le posizioni di Albanese non rispecchiano quelle del governo italiano” e che “le sue affermazioni e iniziative non sono adeguate all’incarico che ricopre all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite”.

“Francia, Germania e l’Italia sono Paesi grandemente vicini e prossimi ad Israele, quindi non mi meraviglio delle loro reazioni”, ha detto Albanese, sempre a Piazza Pulita.

La posizione ufficiale delle Nazioni Unite

Una valutazione più prudente sulla richiesta di dimissioni di Francesca Albanese avanzata da Germania e Francia è arrivata dal portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric. “Non siamo sempre d’accordo con tutto quel che dice Albanese, ma sta agli Stati membri usare il meccanismo in piedi per dissentire”, ricordando l’autonomia dei relatori speciali.

Se gli Stati Membri hanno problemi con un qualunque relatore delle Nazioni Unite, quindi, possono agire nell’ambito del Consiglio dei Diritti Umani. Presso il quale la questione verrà portata all’attenzione dalla Francia il 23 febbraio.

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