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Social vietati ai minori? Il governo tedesco deciderà dopo l’estate

Sono ormai diversi i Paesi che hanno introdotto limiti di età per l’utilizzo dei social media e il dibattito è arrivato anche in Germania. Il governo sembra intenzionato a legiferare in tal senso, ma non sembra probabile una decisione prima dell’estate. Prima di pronunciarsi su eventuali restrizioni all’accesso ai social media da parte dei minori o addirittura su un divieto, l’esecutivo tedesco attende le conclusioni di una commissione di esperti istituita dal Ministero della Famiglia.

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La commissione è al lavoro da settembre

La ministra della Famiglia Karin Prien (CDU) ha istituito, nell’autunno 2024, alla commissione sulla “Protezione dei bambini e dei giovani nel mondo digitale”, alla quale è affidato il compito elaborare raccomandazioni per una disciplina legale dell’uso dei social network entro la metà dell’anno in corso.

Foto: © Frank Peter

Prien si è comunque detta favorevole alle riflessioni in corso sul tema, sottolineando la necessità di una tutela efficace per le fasce di età più impressionabili, e registrando il supporto tanto dei propri compagni di partito quanto quello di altre forze politiche. Sulla stessa lunghezza d’onda è, per esempio, la ministra della Giustizia Stefanie Hubig (SPD), che ha invocato “linee guida giuridiche chiare” per proteggere i più giovani dai rischi della rete.

Le proposte di SPD e CDU

Mentre la commissione lavora, i partiti non restano fermi. Lo scorso fine settimana, esponenti dell’SPD provenienti dai quadri del partito, dai Länder e dal gruppo parlamentare del Bundestag hanno depositato un documento congiunto che propone un divieto totale di accesso alle piattaforme di social media per i minori di 14 anni. Per la fascia tra i 14 e i 16 anni, la proposta prevede invece versioni dedicate dei servizi, riservate ai minori. I fornitori sarebbero tenuti a garantire il blocco dell’accesso con mezzi tecnicamente efficaci.

Anche all’interno della CDU circolano posizioni analoghe. La questione approderà al prossimo congresso federale del partito, in programma nel fine settimana.

Il vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) ha sostenuto apertamente le richieste del gruppo parlamentare: “Non possiamo più fare a meno di regole e restrizioni chiare”, ha dichiarato allo Spiegel, aggiungendo che la protezione dei giovani dall’odio e dalla violenza dilaganti sui social rappresenta una priorità assoluta. Hubig, dal canto suo, ha respinto le critiche mosse ai piani del suo partito, precisando che non si tratta di un divieto indiscriminato bensì di “una regolamentazione differenziata in base all’età, che consenta la partecipazione e tenga al contempo conto delle esigenze di protezione legate allo sviluppo”.

Die Linke: “anche i giovani hanno diritto alla partecipazione digitale”

Non tutti concordano con l’impostazione proposta. Heidi Reichinnek, capogruppo di Die Linke, ha preso le distanze dai piani restrittivi, pur riconoscendo la legittimità del dibattito su una protezione più efficace. Secondo Reichinnek, divieti generalizzati non costituiscono la risposta adeguata: anche bambini e adolescenti, ha argomentato in un intervista al settimanale Spiegel, hanno diritto alla partecipazione digitale. Reichinnek ha spostato l’accento sulle responsabilità delle aziende che gestiscono i servizi, indicando nel Digital Services Act europeo lo strumento già disponibile, da applicare però con maggiore coerenza.

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Heidi Reichinnek

Foto: Die Linke / Olaf Krostitz

Diversi Paesi hanno già imposto il divieto per i minori di usare i social media

La Germania si muove in un panorama in cui diversi paesi hanno già legiferato o avviato iter legislativi in materia. In Francia, a fine gennaio, l’Assemblea nazionale ha approvato un divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni. La Danimarca ha annunciato in ottobre un progetto di legge con la stessa soglia d’età. Spagna e Regno Unito stanno portando avanti discussioni analoghe.

A livello comunitario sono in corso i preparativi per introdurre un sistema antimanomissione per la verifica dell’età degli utenti.

Il caso più avanzato rimane quello australiano. Da dicembre, piattaforme come TikTok, X, Instagram, YouTube e Twitch non possono più consentire l’accesso ai minori di 16 anni. L’obbligo di verifica dell’età ricade sulle aziende, che in caso di inadempienza rischiano sanzioni pecuniarie elevate.

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